//0,5 mm [SubITA]

0,5 mm [SubITA]

 

Titolo originale: 0.5 miri
Nazionalità: Giappone
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 198 min.
Regia:

 

È un paese di vecchi
Sawa Yamagishi lavora come infermiera geriatrica. Un giorno la di un anziano che Sawa ha in cura chiede alla donna di rimanere a dormire con il vecchio. In seguito a questa Sawa per il posto di lavoro, e inizia a cercare anziani in difficoltà ai quali si attacca, auto-coinvolgendosi nelle loro vite…

Può il cinema giapponese prescindere da una riflessione seria, accorata e stratificata sulla politica governativa di Shinzō Abe? A giudicare dalla selezione nipponica presente alla diciassettesima edizione del Far East Film Festival, sembrerebbe decisamente di no. Durante le giornate della kermesse friulana non è stato arduo rintracciare, nei film prodotti a Tokyo e dintorni, un rimando alla situazione politica interna. Dai tragici giorni di Fukushima sono passati oramai quattro anni, ma il Giappone, la nazione che più di tutte ha sempre avuto la forza per rialzare la testa (sopravvivendo, nel vero senso della parola, addirittura a un duplice olocausto nucleare), sembra dover far ricorso a forze residue. Un paese allo stremo, fiaccato da una crisi economica sempre più evidente, alle prese con una ricostruzione più faticosa di quanto potesse apparire a prima vista, spaventato dallo strapotere cinese che bussa alle porte, minaccioso come non mai.

Una svolta reazionaria, in casi come questi, è la prassi, e in Giappone non si è fatta minimamente attendere. Il governo di Abe ha spostato l’asse della nazione decisamente a destra, preoccupando buona parte di quel mondo artistico che ha sempre visto nel pacifismo, e nelle istanze della sinistra più o meno radicale, il proprio referente diretto.

Non parla neanche lontanamente di tutto questo, 0,5mm, seconda incursione dietro la macchina da presa della trentatreenne Momoko Anno. Già regista nel 2010 di Kakera: A Piece of Our Life, un dramma a tematica lesbo che le diede una vaga notorietà (non solo in patria), la Ando ha tratto 0,5mm dal suo omonimo romanzo pubblicato nel 2011. Proprio l’anno dello Tsunami, di Fukushima, delle scorie nucleari, del terremoto. L’anno in cui tutto cambiò, e in cui per la prima volta dal 1945 il Giappone si scoprì debole, attaccabile, indifeso di fronte alla marea montante. Come in un dipinto di Hokusai…

Non parla in maniera diretta di tutto ciò, 0,5mm, ma in qualche modo l’opera seconda della Ando può essere letta come una delle narrazioni più direttametne politiche del cinema giapponese contemporaneo. Un film ostico, respingente, persino estenuante nelle scelte della giovane regista. Alcuni elementi permettono di cogliere con forse maggiore precisione il senso di quanto si sta affermando. 0,5mm dura più di tre ore. Durante questo lasso di tempo la narrazione procede per accumulo di materiali, senza essere mai sconvolta realmente e senza subire strappi di alcun tipo. Sakura Ando, la protagonista nonché sorella della regista (i più accorti la ricorderanno in Love Exposure di Sion Sono, For Love’s Sake di Takashi Miike e Penance di Kiyoshi Kurosawa), infermiera geriatrica cacciata dal lavoro per “mancanza di professionalità” che passa la vita ad avvicinare anziani. Il suo abbordaggio, per quanto distante da qualsiasi etica professionale, non mira però al raggiro o alla truffa: badante senza più nessuno a cui badare (legalmente) Sawa è alla disperata e sbandata ricerca di qualcuno da accudire.

Passando da un anziano all’altro, Sawa attraversa idealmente – e anche fisicamente – il Giappone contemporaneo, tracciando un percorso filosofico, politico e umano: ne viene fuori una mappatura dell’arcipelago nipponico e dell’umanità che lo abta. Tra ex docenti universitari dediti al taccheggio, vendicativi ciclisti e combattenti della Seconda Guerra Mondiale che, pur non rinunciando alla fede nell’imperatore, hanno capito il valore intrinseco del pacifismo, 0,5mm fissa in un fermo immagine dilatato – ma dal ritmo tutt’altro che compassato – il Giappone di oggi, spaventato dall’abisso di un ritorno al passato quanto dall’incedere mostruoso della crisi economica, stressato da un sistema politico diventato sempre più slabbrato e insostenibile, ancorato a un passato di gloria che sembra svanire con sempre maggiore rapidità.

Momoko Ando, con uno stile ellittico ma mai superficiale, interessato al dettaglio quanto alla visione d’insieme, firma un’opera complessa, stratificata, ricca di ambiguità. È ambigua la stessa Sawa, salvatrice/dannatrice e vittima/carnefice, alla ricerca di un proprio posto in un mondo che non la vuole o, peggio ancora, non prova alcun interesse nei suoi confronti. Lavoratrice che paga il prezzo del suo zelo – il lavoro lo perde per aver accettato di dormire una nello stesso futon del suo paziente –, Sawa è la giapponese media, per quanto bizzarro il suo personaggio possa apparire a prima vista.

Road movie atipico, riottoso, dolce e furente allo stesso tempo, 0,5mm è una delle opere più affascinanti prodotte in Giappone nell’ultimo anno, che conferma le ambizioni tutt’altro che vaghe o di prammatica della Ando. E svela il volto di un Giappone che pochi avrebbero avuto il coraggio di mostrare in questo modo.

Recensione: quinlan.it

 

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