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Titolo originale: 1
Nazionalità: Ungheria
Anno: 2009
Genere: Fantascienza, Thriller
Durata: 91 min.
Regia:

Al termine di un’altra giornata di lavoro in una libreria rinomata per la sua vasta scelta di titoli rari, si presenta un misterioso cliente dicendo di aver viaggiato in lungo e in largo alla ricerca di un libro e di aver sognato di trovarlo in questa libreria. In seguito a questo strano episodio si scopre che nel magazzino tutti i sono stati sostituiti da migliaia di copie di uno stesso volume che non ha autore né editore, ma un semplice “1” come titolo.

I preziosi volumi di una libreria sembrano essere stati sostituiti da una moltitudine di copie di un unico volume dal titolo “1”.
L’incredibile avvenimento mette in allarme la polizia, che comincia ad investigare partendo dai punti di vista dei testimoni. In breve tempo l’agente Phil Pitch si rende conto di quanto sia implausibile l’ipotesi di una sostituzione e cerca di estorcere informazioni rilevanti alle persone presenti al momento della vicenda.
Mentre il proprietario, l’amante Maya, l’inserviente e il signor Tamel vengono sottoposti ad interrogatori e a trattamenti psicologici sovrumani, il libro protagonista dell’incomprensibile evento comincia ad essere letto in ogni parte del mondo, turbando sensibilmente gli animi della popolazione.

All’interno del volume scorrono infinite serie di numeri riferiti alla . Ad ogni argomento trattato corrisponde una riflessione aritmetica di particolari aspetti di essa: vengono elencati per esempio il tasso di mortalità, il numero di decessi per unità temporale, la quantità di liquido seminale disperso e non destinato alla procreazione. Il libro appare come una trattazione sistematica e precisa della , intesa nella sua totalità e senza alcuna considerazione per il singolo; l’opera certifica infatti il dato universale, la sommatoria dei dati specifici, delineando così un quadro globale nel quale l’individuo può non riconoscersi.
La visione universale evocata dal libro risulta scioccante per i protagonisti del film e per migliaia di persone sparse per il mondo, angosciate a tal punto dalla conoscenza della da ricorrere al disperato gesto del .
Lo stesso Phil Pitch non riesce a sottrarsi al pericoloso fascino conoscitivo del misterioso oggetto e viene di conseguenza esautorato dalle gerarchie del corpo armato di cui era capo, l’Agenzia per la Difesa della .
Il film sembra essere continuamente in bilico fra il piano dell’immaginazione e quello della realtà e gli stessi personaggi vivono nell’apprensione di sapere in quale dimensione stazionino; a sua volta lo spettatore è spiazzato dalle e può affidarsi soltanto alla propria intuizione per un’interpretazione soggettiva delle vicende.

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L’audace lungometraggio d’esordio dell’ungherese è denotato dalla sensazionale capacità di fornire spunti d’interpretazione e di riflessione. Il giovane regista, classe 1978, rivela di concepire il cinema come un’ più vicina alla che alla letteratura in quanto, come nel caso della prima, il prodotto cinematografico rappresenta il risultato di un’operazione creativa che deve prescindere da una spiegazione, da una motivazione o da una semplice narrazione episodica.
Il cinema per Sparrow è un po’ come il libro “1” perché concede al singolo individuo la possibilità di trovare un senso a ciò che vede, la propria chiave di lettura senza vincoli interpretativi.
Così come per il cinema, ogni sistematizzazione o razionalizzazione della Realtà appare fine a se stessa e capace di raffigurare soltanto un’ipotesi parziale e limitante per il soggetto che si appresta ad approcciarsi al dato empirico. Invece una riproposizione neutra, slegata da forzate predisposizioni, conferisce un’autentica libertà di lettura all’uomo e allo spettatore.

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Un montaggio dinamico ed inquadrature inusuali conferiscono originalità al film ed evidenziano il ricorrente tema della mera visione relativa con la quale l’uomo può investigare la realtà: in ogni sequenza la macchina da presa si muove spasmodicamente acquisendo i diversi punti di vista dei personaggi senza dare una visione univoca della scena.
L’opera prima di si presenta come un lavoro esteticamente molto ricercato e fortemente basato sulla partecipazione attiva dello spettatore alla riflessione sugli spunti forniti dall’autore.

Recensione: nonsolocinema.com

 

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