//A DARK SONG [SubITA] 🇮🇪

A DARK SONG [SubITA] 🇮🇪

Titolo originale: A Dark Song
Nazionalità: Irlanda
Anno: 2016
Genre: Drammatico, Esoterico, Horror
Durata: 99 min.
Regia:

 

Con A Dark Song ci troviamo dalle parti del cinema indie più introspettivo e drammatico. Una giovane madre, Susan, si rivolge a un occultista, Joseph, per entrare in contatto con lo spirito della figlia morta. Perché l’impresa riesca, però, è necessario assoggettarsi a tutta una serie di test particolari per un arco di di sei mesi, al fine di perfezionare un rituale di magia negromantica estremamente pericoloso. Innanzitutto una dieta estrema, per purificare anima e corpo, e poi un susseguirsi di prove di iniziazione che sembrano più torture fisiche che rituali evocativi. Per di più, colui che guida e accompagna Susan in questo viaggio doloroso, è tutt’altro che una figura canonica. Non è un santone, ma un alcolizzato con la pancetta e non si capisce mai se i suoi fini siano sinceri o viziati da una sorta di sadismo erotico (in una scena la donna viene costretta a spogliarsi mentre lui si masturba davanti a lei). Ma forse è proprio Susan a non essere stata del tutto sincera e quelle sue bugie rischiano di compromettere l’esperimento…

Il tema della madre che ricorre a pratiche occulte per cercare di entrare in contatto o addirittura per resuscitare un figlio morto è antico: nel passato più prossimo lo ha affrontato il poco entusiasmante The Other Side of the Door di Johannes Roberts, mentre a ritroso nel ricordiamo Wake Wood (2010) di David Keating e soprattutto, nell’età aurea, l’episodio Bobby del tv-movie Notte di morte (Dead of Night, 1977) diretto da Dan Curtis, che lo avrebbe poi rifatto in Trilogia del terrore 2 (1996). Ma A Dark Song, opera d’esordio al lungometraggio del londinese , non ha niente a che vedere con questi precedenti: è un film scuro (appunto, “dark”), chiuso e claustrofobico, un horror da camera ambientato pressoché in un’unica location dove i due protagonisti sono ridotti a una convivenza forzata per perfezionare l’arcano rituale.

E gran parte della sostanza e della forza di A Dark Song è data proprio dall’abile e malinconica recitazione dei due protagonisti: la mater dolorosa è Catherine Walker, che era già transitata nel genere in A Dark Touch (2013) di Marina de Van, mentre l’anticonvenzionale magus è interpretato da Steve Oram, visto in Killer in viaggio, 2012. Il finale prevede una mistica e amara allo stesso discesa nell’abisso e non delude affatto l’attesa, che resta comunque la parte migliore della storia. In sintesi finale, un piccolo, anzi piccolissimo film, che conserva però una propria precisa personalità e riesce a tessere una buona tela angosciosa. Cosa questa, oggigiorno, per niente scontata.

Recensione: nocturno.it

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