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Shadow

A FIELD IN ENGLAND [SubITA] 🇬🇧

Titolo originale: A field in England
Nazionalità: UK
Anno: 2013
Genere: Drammatico, Esoterico, Storico, Visionario
Durata: 90 min.
Regia:

 

Girato in un sobrio bianco e nero, A field in England è ambientato durante la guerra civile anche se, per ovvie ragioni di budget, le battaglie non vengono mai mostrate, al più lo spettatore può sentirle in lontananza. Protagonista è Whitehead, timido e pauroso lacchè di un alchimista alla ricerca di carte trafugate al maestro. Lungo il cammino viene accompagnato da tre balordi disertori più desiderosi di una birreria che di uno scontro a fuoco. Durante l’interminabile marcia negli sterminati campi inglesi, incontrano Cutler, un sordido alchimista che obbligherà Whitehead, dotato di poteri divinatori, a cercare per lui un tesoro sepolto nel campo.

Più che sull’apparato narrativo, decisamente ostico per lo spettatore non abituato, Wheatley concentra le sue forze sull’immagine, sulla fotografia, sui dettagli di occhi, bocche, mani, su improbabili ralenty e riprese stroboscopiche al limite della sopportazione (ma del resto all’inizio del film il pubblico viene avvertito di questo). Il surrealismo della messa in scena richiama il viaggio iniziatico di El Topo di Alejandro Jodorowsky più che la greve lentezza di “Valhalla Rising”, mescola atmosfere spoglie e cupezza rurale del miglior Herzog fondendole con esplosioni lisergiche alimentate dai funghetti allucinogeni con cui il gruppo insaporisce le proprie zuppe e la ricorrente melodia della canzone “Baloo” che lo scemo della banda canta ad un certo punto del viaggio.

A field in England rappresenta dunque la summa del cinema sperimentale europeo, quello che negli anni settanta rappresentò il free cinema inglese e che oggi, pur non avendo nulla di nuovo da sperimentare, ricerca nuove strade almeno per quanto riguarda la distribuzione, che in questo caso, ha seguito direzioni tutt’altro che commerciali, del resto la lentezza generale, l’inglese arcaico parlato e la messa in onda contemporanea tra cinema e televisione non aiuta certamente il profitto di chi ha prodotto l’opera. Fortunatamente la spesa è stata minima (si parla di trecentomila sterline) ed il risultato generale ci mostra un progetto ambizioso, difficilmente catalogabile e non sempre comprensibile, l’ironia ed il gusto per l’ultraviolenza che ci hanno accompagnato in Kill List e Killer in viaggio sono, a tratti, riconoscibili. C’è sicuramente la mano di un artista che avrà più di un’occasione durante la sua carriera di lasciare il segno.

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Un avvertimento è d’obbligo però: lasciate ogni speranza o voi che amate un cinema pulito, lineare, che scorra senza problemi e sia comprensibile in ogni suo aspetto, poichè A field in England è tutto il contrario e presumibilmente vi irriterà non poco. Il film è un complesso intrigo fatto di passaggi volutamente sconclusionati, accompagnato da una regia altrettanto consciamente epilettica, scollata, incostante. È un cinema “psichedelico” non lineare che segue con paradossale logica quasi ossessiva l’obiettivo di scompaginare ciò cui si assiste sovrapponendo due sezioni non combacianti una sull’altra. Il messaggio è evidente fin dalla sua apertura: “Warining: This film contains flashing images and stroboscopics sequences” (Attenzione: questo film contiene immagini intermittenti e sequenze stroboscopiche).

È un viaggio nell’assurdo, dove si viene catapultati indietro nel tempo senza avere la possibilità né gli strumenti adatti per capire cosa stia avvenendo, semplicemente costretti a vivere in una dimensione differente, in un non conosciuto inquietante ed affascinante al contempo. Dove sono i personaggi? Cosa rappresenta il campo in realtà? Qual è il ruolo dei funghi ingeriti dalla bizzarra compagnia? Il tesoro che cosa contiene davvero?Tutte domande la cui ricerca di una risposta, non la risposta in sé, contribuisce a creare il fulcro di questa esperienza filmica.I protagonisti sono eccezionali caratteristi che svolgono l’arduo compito a menadito. Fantastici i personaggi delineati da Reece Shearsmith (Whiteehead) e Micheal Smiley (O’Neil) come due poli opposti di un cerchio che si fonde e confonde in continuazione.

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La forza del film è tutta nella ricercatezza delle immagini, il simbolismo e la rappresentazione del caos che porta all’essenza della follia, che sia generata dalla droga (i funghi?), dal luogo (un inferno?), o dalla magia (l’esoterismo?) poco importa. Il viaggio allucinato e allucinante viene accompagnato ed enfatizzato inoltre dall’audio e dalle musiche che ne segnano il percorso tortuoso alla perfezione. Si potrebbe tentare di accostare il lavoro a diversi registi sperimentali o grandi pellicole visionarie, ma credo che in realtà A field in England veleggi, certamente sfiorando altre isole felici, verso una dimensione tutta sua che lo rende unico nella sua specie.n piccolo pezzo di arte audiovisiva che si spinge oltre sfidando le logiche mainstream proprio quando Ben è all’apice degli interessi del pubblico e della produzione. Un bel calcio nel sedere alle regole del sistema cinematografico e un reminder per tutti, che se si hanno capacità, talento e passione, tutto si può fare senza vendersi né perdersi. Una standing ovation totale.

Recensione: splattercontainer.com

 

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