//A FOLD IN MY BLANKET [SubENG]

A FOLD IN MY BLANKET [SubENG]

 

Titolo originale: Chemi sabnis naketsi
Paese di produzione: Georgia
Anno: 2013
Durata: 73 min.
Genere: Drammatico, Thriller
Regia:

La vita di Dmitrij si trascina con monotonia tra il lavoro al tribunale e le sue solitarie escursioni di arrampicata, fino a quando conosce Andrej. Dmitrij aveva appena iniziato a dischiudere al suo nuovo amico il suo mondo di , quand’egli sparisce. Dmitrij scopre che Andrej è accusato di omicidio e decide di testimoniare in tribunale per offrirgli un alibi, ma in corte la sua testimonianza non è giudicata attendibile. Nonostante le sconfortanti prospettive, Dmitrij comincia a covare una ribellione spirituale.

Nel ricordo ciascuno ricostruisce le cose in un modo diverso: come fanno i personaggi di questo film, come accade in un Paese il cui passato ingombrante invade di sé ogni cosa, dove ognuno, dunque, rilegge la storia recente della Georgia alla sua maniera.
L’idea di Rusadze sembra essere quella di un che esprima il concetto sviando il registro politico e abbracciando il mystery, ponendo la narrazione in una dimensione più onirica (ventaglio di possibilità, realtà imperscrutabile, fatti passibili di più interpretazioni) che realistica, in contesti e atmosfere artificiose e teatrali che rendono il lavoro un oggetto tanto affascinante quanto arduo da maneggiare.
Costruzioni di quadri quasi pittorici, lavoro costante sul colore e sui dettagli scenografici, atmosfere oppressive, simboli che, traboccando, si incastonano su trame che si avviano e si esauriscono senza spiegazioni, animate da personaggi e intrecci costantemente ambigui.

Gira intorno alle questioni A fold in my blanket, non centrandole mai, sempre suggerendole, sempre in bilico tra ridicolo e tragedia. Cosa accadde a Dimitrij e Andrej da ? E’ accaduto veramente qualcosa? Difficile stabilirlo se l’unico personaggio che può dircelo ha l’Alzheimer.
Tra vampate lynchiane (esplicite: in molte immagini, nello straniante commento musicale), risvolti psicanalitici, rovelli burocratici quasi kafkiani, derive bunueliane (la pianta che irrompe dalla finestra dell’ufficio del giudice/padre), frammentazioni delle linee cronologiche, immagini ricorrenti che lasciano intuire strutture circolari, ogni meccanismo appare allora disinnescato, ogni risvolto suona solo potenziale: le ferite dell’anima, le situazioni-commedia, le attrazioni (omo)sessuali, le motivazioni ad agire, la detection.

spietati.it

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