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Shadow

APAFOLD [SubENG]

 

Titolo originale: Apaföld
Paese di produzione: Ungheria
Anno: 2009
Durata: 85 min.
Genere: Drammatico
Regia:

 

La storia di un uomo che torna dal figlio dopo una lunga detenzione. Desideroso di riconciliarsi con lui, l’uomo cerca di trasmettergli i suoi valori e compra un terreno per piantarvi una vigna. Ma il figlio, che gli rimprovera la sua lunga assenza, rifiuta nettamente questa figura paterna e la tensione cresce quando il padre comincia una relazione con la sorella della ex moglie, deceduta durante la sua prigionia.

La paternità sembra essere il leitmotiv di queste prime giornate di concorso bergamasco. Dopo lo spagnolo Amateurs che mostrava un uomo che nel fortuito incontro con una sedicenne crede di trovare la gioia di una figlia mai avuta e dopo i rancori tra padre e figlio al centro di Kenjan, anche questo terzo film in competizione, proveniente dall’Ungheria, mette in scena un duro conflitto tra un padre e un figlio.

Il padre (János Derszi, attore apparso in vari film di Bela Tarr) è appena uscito di prigione ed è accolto con durezza dal figlio – per il fatto di essere stato in prigione e averlo abbandonato? Perché nel frattempo è morta la madre e forse lui ha qualche responsabilità? O per altri motivi? Non lo sappiamo esattamente. Nel film il “non-detto” prevale sulle spiegazioni. Più in generale, il film adotta una cifra stilistica fondata su una estrema stilizzazione (da racconto biblico, verrebbe da dire): pochi dialoghi, recitazione ridotta ai minimi termini (ma non inespressiva). Questa stilizzazione produce una forte tensione, che è la migliore qualità di questo lavoro.

Tra il padre e il figlio la relazione è fin da subito conflittuale (fra l’altro, i due desiderano la stessa donna – la sorella della madre) e talvolta si risolve in scontri fisici. Ma è fatta anche di attrazione (il figlio è spinto ad emulare l’attività criminale del padre, il padre è duro e incapace di comunicare al figlio i propri sentimenti, ma, con il terreno che vuole lasciargli, cerca di consentirgli una vita diversa dalla sua).

Apaföld (cioè “La terra del padre” o, per usare il titolo internazionale, Father’s acre) è un film sul passaggio all’età adulta, sulla ricerca della libertà, sullo scontro con l’autorità, sul rapporto con le proprie radici. È leggibile con diverse chiavi di lettura – racconto psicoanalitico, studio etologico o, chissà, magari metafora politica. Ma anche, rielaborazione, in forma stilizzata e trasfigurata, di elementi del cinema di genere americano (lo scontro tra giovani e vecchi è, per esempio, centrale nel western). A questo proposito potremmo dire che una vicenda così sarebbe facilmente immaginabile anche ambientata in qualche parte del Texas o dell’Arizona. E, dopo tutto, se è vero che nella scena al drive-in i personaggi guardano un classico del cinema ungherese d’autore (I falconi di István Gaál – tra parentesi: un film sull’autorità, in chiave di metafora politica…), la scelta di ambientare la scena in un drive-in, anziché in una normale sala cinematografica, ci sembra da leggere come omaggio al cinema e agli spazi americani.

Presentando la pellicola alla platea di Bergamo il regista ha invitato ad “essere aperti e pazienti” perché il film è solo il suo saggio di laurea. Modestia eccessiva: anche se è possibile riconoscervi alcuni limiti “scolastici”, Apaföld è, nel complesso, un lavoro che lascia intuire talento e potenzialità – ad esempio, senza cercare virtuosismi e preziosità, la composizione del quadro appare sempre molto precisa ed efficace. Le qualità del film erano del resto già state riconosciute dal premio assegnato dalla critica straniera all’Hungarian film week del 2009.

nonsolocinema.com

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