//ATANARJUAT [SubITA]

ATANARJUAT [SubITA]

 

Titolo originale: Atanarjuat
Nazionalità: Canada
Anno: 2001
Genere: Drammatico
Durata: 167 min.
Regia:

 

Quando si canta si ride allo stesso tempo, deve essere perché si sta vincendo anche. È divertente cantare e giocare una partita allo stesso tempo!”

Ho visto “Atanarjuat il corridore” e mi è piaciuto! Lo consiglio certamente agli amanti dell’avventura vera, non romanzata, quella dell’uomo contro la natura e dell’uomo contro l’uomo e i suoi demoni. Questa pellicola fa parte di una trilogia chiamata appunto “The Fast Runner Trilogy” che ha visto alla regia , produttore canadese di origine inuit, nativo di Kapuivik sull’isola di Baffin in Canada, da sempre assiduo sostenitore e promulgatore della cultura del suo popolo. Il film ha ricevuto una marea di premi a una serie di festival tenutisi a Edimburgo, Toronto, Montreal, Newport, ecc… tra i quali spicca la Caméra d’Or come miglior opera prima al 54º Festival di Cannes.

Particolarità del film è la fedeltà con la quale i dialoghi sono mirabilmente recitati in lingua originale Inuktitut da attori provenienti da un piccolo villaggio del Canada settentrionale chiamato Iglulik (città degli iglu), che è lo stesso insediamento narrato nel film. Intento dichiarato del regista è quello di far conoscere ai giovani inuit le tradizioni del loro popolo cosi come sono state per secoli tramandate oralmente di generazione in generazione (nella stesura dei testi ci si è avvalsi a tale scopo delle preziose consulenze degli anziani dello stesso Iglulik).

“Atanarjuat il corridore” è un’antica leggenda inuit che narra come un ragazzo giovane e forte di nome Atanarjuat per sfuggire alle persecuzioni di Oki, figlio del capo del villaggio intenzionato ad ucciderlo per la contesa di una donna, sia costretto a correre nudo per la banchisa polare inseguito dallo stesso Oki e dai suoi amici determinati a ucciderlo. In realtà gli intrecci sono molto più complicati di così coinvolgendo tutta una tribù e un’antica maledizione che verrà dissolta solo con un grande atto di forza del protagonista, sopravvissuto all’inseguimento e tornato dai suoi persecutori determinato alla vendetta.

L’epilogo è clamoroso e vede l’affermazione delle tradizioni inuit sopra il male diffuso dall’invidia che prende la forma di uno sciamano evanescente che ride tra i ghiacci. Solo la determinazione di un popolo che da sempre ha saputo sopravvivere strenuamente in un ambiente così ostile, in continua balìa della natura, può sopraffare le trame dell’odio che tentano di distruggere le famiglie che ogni sera, dopo faticose giornate di caccia, si radunano attorno al fuoco al centro dell’iglù per condividere ciascuno le proprie avventure e riposarsi.

Come ho già detto l’intero film è in lingua originale sottotitolato, se non doveste trovare la versione in italiano non spaventatevi, quella in inglese è accessibile a chiunque lo abbia studiato almeno al liceo o comunque lo mastichi un pochino, data la semplicità dei dialoghi. Nonostante l’impostazione low budget dell’opera, le riprese lasciano senza fiato per la bellezza della fotografia che coglie la natura incontaminata degli ambienti e rappresenta al meglio la veridicità delle scene di caccia e convivio all’interno degli accampamenti, gettando un faro su una delle ultime culture native del nuovo continente, anzi, una delle più grandi culture miracolosamente scampate all’invasione coloniale europea.

Recensione: ifilmdavedere.it

PARTE 1

PARTE 2

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