//BAD BOY BUBBY 🇦🇺

BAD BOY BUBBY 🇦🇺

Titolo originale: Bad Boy Bubby
Nazionalità: Australia, Italia
Anno: 1993
Genere: Commedia, Drammatico, Grottesco
Durata: 114 min.
Regia:

 

Il tenero e indifeso Bubby, contrariamente a quanto vorrebbe far intendere il titolo della quarta prova registica realizzata nel 1993 dall’interessante film-maker, olandese di nascita ma australiano di residenza, , non è affatto un bambino cattivo. Tutt’altro.

Indubbiamente ha delle abitudini un tantino bizzarre ma non per questo è necessariamente un Bad Boy il nostro Bubby; anzi, tutto considerato, è un pargolo, ancorchè oramai cresciutello, capace di tenere una condotta esemplare: in primo luogo preferisce non disobbedire mai (“C’è Gesù che vede tutto!”) anche a costo di farsela addosso (“Non ti muovere, nemmeno se ti scappa”) pur di non contrariare l’amorevole ma stentoreo ordine di star fermo impartito dalla paziente Mamma (Orco).

Certo, a voler essere proprio pignoli, appare leggermente squinternato il ragazzo, d’altronde al posto Suo chi non lo sarebbe: segregato per trentacinque anni all’interno di un sudicio e agghiacciante tugurio, aldilà del quale -il mondo esterno, dove non si può e non si deve andare- manca l’aria: c’è il veleno; se Mammina esce sempre con la maschera antigas ci sarà un motivo no? L’unica compagnia (sub)umana all’interno del circoscritto mondo del piccolo Bubby è sempre stata solamente quella della dolce, affettuosa Mamma; le occasioni di svago, converrete, non possono essere poi tante. Anche la sera, da bravo figliuolo, Bubby deve fare “il buono”: la amorevole Mammina ha necessità, ogni sacrosanta notte, di intima e carnale compagnia.

Durante la placida giornata Ba-bi si dedica con dedizione alla caccia di quei pochi scarafaggi che fuoriescono dalle fetide fessure dell’aberrante “domicilio” e al chirurgico vivisezionamento degli stessi e, quando la Mamma è assai indaffarata nelle faccende domestiche, si dedica pazientemente a torturare (pur sempre amorevolmente), con spago e rotolo di cellophane, il povero micio nevrastenico perennemente ingabbiato all’interno di una lercia tana metallica.

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La vita all’interno di queste squallide, maleodoranti quattro mura potrebbe sembrare un po’ strana, ma all’imperturbabile Bubby, tutto ciò sembra non pesare più del necessario: sembra in grado di trovare le proprie soddisfazioni dall’accontentarsi delle piccole e ripetute gioie quotidiane; oltretutto parla solo se interrogato e non si lamenta mai: al massimo ti imita. Perfettamente.

Insomma, è sempre stato proprio un bambino buono, Bubby.

Almeno fino a quando non accade l’inesplicabile, l’impossibile: raggelato gli sembra di udire che qualcuno (“da fuori..”) stia bussando alla porta dalla quale Lui non può e non deve, per nessun motivo, uscire: una sbraitante, sconosciuta, nuova voce (da imitare..) “Pop?” proviene dal mondo pericoloso e inesplorabile, dal mondo senza aria, posto giusto aldilà della porta accuratamente, dalla CaraMammina, sprangata.

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Claustrofobici, malsani, grotteschi, blasfemi, sconcertanti, folli: questi i primi agghiaccianti venti minuti dell’intransigente ma intrigante opera pensata, scritta e diretta in maniera magistrale dal cineasta De Heer, perfettamente interpretato e caratterizzato dall’eclettico e convincente Nicholas Hope, al suo esordio davanti alla macchina da presa, sorta di Jack Nicholson caratterialmente molto più invasato e autenticamente “fuori” di quanto lo stesso mise mirabilmente in scena nel Kubrickiano “The Shining”.

Vincitore del Gran Premio della Giuria di Venezia, “Bad Boy Bubby” risulta, come buona abitudine nel di De Heer, opera spiazzante, difficile, coraggiosa, scorbuticamente ironica. Cercatela.

Recensione: debaser.it

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