//BENNY’S VIDEO [SubITA] 🇦🇹 🇨🇭

BENNY’S VIDEO [SubITA] 🇦🇹 🇨🇭

Titolo originale: Benny’s Video
Paese di produzione: Austria, Svizzera
Anno: 1992
Durata: 105 min.
Genere: Drammatico
Regia:

Le vicende di una famiglia composta da tre elementi: il padre Georg (Ulrich Mühe), impiegato alla Intercom, la madre Anna (Angela Winkler), proprietaria di un negozio a Vienna, e il figlio Benny (Arno Frish). Quest’ultimo è un adolescente chiuso e solitario, con l’hobby della videoripresa: gira video e noleggia film in videoteca, e fa della sua stanza un laboratorio di immagini in movimento. Un giorno conosce, davanti alla videoteca, una sua coetanea (Ingrid Strassner) che, attratta dal ragazzo, decide di seguirlo a casa. Dopo averle mostrato un video amatoriale sulla macellazione di un maiale, le spiega come funziona la pistola da macello e la sfida a premere il grilletto: sarà l’inizio di una tragedia familiare.

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Per il suo secondo film, il regista austriaco decide di prendere spunto da un fatto di cronaca accaduto all’inizio degli anni Novanta: un adolescente uccide un suo coetaneo, con la motivazione che desiderava scoprire chi fosse veramente. Così, a partire da quel momento e per circa tre anni, Haneke colleziona articoli di giornale riguardanti simili fatti di cronaca. Il risultato è Benny’s Video: un’opera tanto inquietante quanto affascinante, nel suo alone di mistero che affronta il tabù contemporaneo della . L’anomalia che permea l’intera narrazione è il filo conduttore che determina il corso degli eventi, creando continuamente un disturbo emotivo che amplifica la portata e il valore simbolico delle singole azioni. La violenza mediatica consuma i margini della messa in scena, e attua un processo di seduzione che erode lentamente il “controllo” di chi guarda, mascherando l’artificio pericoloso che la sottende. Con questo film intraprende un percorso il cui doppio obiettivo è erodere le certezze e i margini di sollievo dello spettatore, e svelare l’ipocrisia della finzione in cui vive il protagonista. Un secondo film che mette già in campo tutta la spiazzante capacità del regista di far riflettere lo spettatore, come dimostreranno Funny Games (1997) e Niente da nascondere (2005).

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Recensione: longtake.it

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