//BILOCATION [SubITA] 🇯🇵

BILOCATION [SubITA] 🇯🇵

Titolo originale: Bairokêshon
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2013
Durata: 119 min.
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Regia:

 

Shinobu Takamura, aspirante pittrice, viene accusata di aver usato dei soldi falsi. Confusa dalla denuncia e certa della sua innocenza (dal momento che si trovava in casa quando si è verificato il reato), Shinobu riceve la visita del poliziotto Kanou, che la porta in un luogo dove sono raccolte già altre persone. Qui, tutti scoprono di essere vittime di un fenomeno noto come “bilocazione”, per via del quale un “doppio” – più esperto e capace – mette in pericolo sia la loro identità sia la loro esistenza.

Il fenomeno della bilocazione, ovvero di una persona che appare in due o più luoghi contemporaneamente, si ritrova nelle biografie dei santi, oltre che nei romanzi di scrittori horror. È stato uno di questi romanzi, scritto da Hojo Haruka, a ispirare il pauroso Bilocation di Asato Mari, su una donna con una bilocazione in grado di interferire con la sua esistenza al punto di interromperla. Questa strana variante, non conforme alle sceneggiature mistico/religiose tradizionali, si presta invece all’horror, un genere che in Giappone si è logorato in infinite variazioni della formula dello spettro rancoroso resa popolare dalla serie Ring. Non ci sono spettri in Bilocation, ma c’è una storia ingegnosa che va oltre lo spavento facile per giungere a disturbanti speculazioni sulla fragilità dell’identità. La dissociazione che crea le bilocazioni del film assomiglia alla dissociazione (o, più precisamente, alla disintegrazione) che conduce alla pazzia. La protagonista Takamura Shinobu (Mizukawa Asami) è un’aspirante artista che si è recentemente sposata con un uomo generoso (Asari Yosuke), il quale è quasi cieco.

Un giorno, mentre sta pagando alla cassa di un negozio di alimentari locale, viene fermata da un addetto alla vigilanza per aver cercato di pagare con una banconota falsa da 10.000 yen; e le viene addirittura mostrato un video delle telecamere di sicurezza in cui è stata recentemente ripresa una sua sosia nell’atto di pagare con una banconota che ha lo stesso numero di serie della sua. Invece di trascinarla al commissariato per ulteriori accertamenti, un brusco investigatore di polizia di nome Kano (Takito Kenichi) la conduce in una villa malridotta dove la donna incontra altre persone che hanno vissuto qualcosa di simile alla sua inquietante esperienza. Iizuka (Toyohara Kosuke), un uomo sgarbato con modi a metà tra un terapeuta e un impiegato delle pompe funebri, dice a Shinobu che lei e i suoi nuovi conoscenti sono vittime di bilocazioni: vale a dire di entità che si sono staccate dagli “originali” in un momento di sconvolgimento emotivo e che ora possiedono una volontà e degli obiettivi propri, senza la consapevolezza di essere bilocazioni, ma anzi con la convinzione che il loro “originale” sia un falso da ostacolare – o addirittura da distruggere.

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Il gruppetto di “originali” comprende un irascibile studente universitario (Senga Kento del gruppo pop Kis-My-Ft2), un’esuberante casalinga (Sakai Wakana) e Kano, la cui promettente carriera è stata stroncata dalla sua bilocazione impazzita. Sotto la guida di Iizuka, hanno ingaggiato una battaglia per la propria sanità mentale e per la propria vita. Ad essi si aggrega successivamente Kaga (Takada Sho della band pop Johnny’s Jr.), un adolescente dallo sguardo gelido che indossa sempre uno scaldacollo nero tirato su fino al naso e sembra sapere sulle bilocazioni ancor più di quello che ne sa Iizuka. “Horror,” almeno nella sua accezione convenzionale, non è forse il termine migliore per descrivere ciò che segue, che spazia dalla violenza brutale alla bizzarria che fa accapponare la pelle. Il dilemma di Shinobu e degli altri affonda le sue radici non tanto nel soprannaturale quanto nella loro stessa psiche, come se, invece di avere sogni angosciosi e sudori freddi, essi si ritrovassero a vivere un incubo inavvertitamente creato da loro stessi e da cui non è possibile fuggire.

Asato Mari, esperta autrice di horror a basso budget, organizza tutto questo materiale con impassibile sincerità e con un’economia e una concisione apprezzabili. È anche la regista giusta per una storia che guarda ai suoi personaggi femminili come a donne vere con vite normali – almeno fino alla comparsa delle loro bilocazioni. Complimenti anche a chiunque abbia ideato le bambole gemelle siamesi che salutano Shinobu al suo ingresso nella villa e che, con la loro eleganza decadente e il loro raggelante sguardo triste, riassumono il messaggio del film: la mente umana può lacerarsi e sgretolarsi, ma non può mai veramente dividersi. Siamo costretti a vivere con noi stessi, indipendentemente dal numero di volti che lo specchio ci rimanda.
Mark Schilling

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