//BIUTIFUL [SubITA]

BIUTIFUL [SubITA]

 

Titolo originale: Biutiful
Nazionalità: Messico, Spagna
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 148 min.
Regia:

 

Uxbal Fernandez (Javier Bardem) vive a Barcellona e si guadagna da vivere curando un traffico di immigrazione clandestina. Abbandonato da Marambra (Maricel Álvarez), ex moglie schizofrenica, Uxbal vive con i suoi due figli, Ana (Hanaa Bouchaib) e Mateo (Guillermo Estrella). L’esistenza dell’uomo cambierà radicalmente quando gli sarà diagnosticato un cancro in stato avanzato che gli lascerà solo due mesi di vita: Uxbal tenterà allora di porre rimedio ai suoi errori, così da garantire un futuro dignitoso ai suoi figli. – longtake.it

L’impotenza di fronte al , il nostro, in una parola: Biutiful. E con le parole compone il suo racconto insolitamente lineare, freddamente narrativo.

Ma c’è l’enigma: una tremante sequenza iniziale che fa subito pensare ad un cerchio in attesa di chiudersi. Un uomo che rievoca l’essenza della vita attraverso i rumori del mondo naturale, pietre rare dell’infanzia. Poi Uxabal (Javier Bardem) quello stesso uomo che imita il mare con il suo soffio, esce dal sogno e precipita nell’incubo: una Barcellona dolorosamente svelata nei suoi misteri più putridi. La distanza dalle tintinnanti canzoni di Allen, dalle sue strade immerse nell’oro, non si colma.

Qui la Sagrada Familia annega nel grigio di una nebbia inquinata, miasmatica, un fumo immobile. Uxabal scatta, incessante camminatore, fra gli ambienti segreti della Barcellona a noi straniera: gli ambulatori, i vicoli dei sobborghi, le fabbriche in nero, l’obitorio. Parla con i morti per consolarne i parenti ed arrotondare il bilancio perché, dice, “l’Universo non paga l’affitto“. E i suoi due figli hanno fame, mentre la moglie Marambra (Maricel Álvarez) affetta da sindrome bipolare affoga i pensieri in vino e ansiolitici.

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Maturare le domande giuste
Cornice del quadro, che allo stesso dà senso, è la tragedia degli immigrati in Spagna: dapprima solo sfondo, prende progressivamente spazio fino a sfondare la scena – e lo stomaco – in un crescendo di dettagli dai quali prende forma l’esplosione finale. Ancora una volta incombe la morte, la cui comprensione sembra essere la prima ossessione del regista messicano. Questa volta però senza l’isteria del montaggio di 21 Grammi o la reticenza dello sguardo nell’episodio di 11 Settembre 2001. Nessuna metafora davanti allo specchio.

Biutiful è un film maturo perché somministra i suoi significati a piccole dosi, così come il dolore del distacco è, goccia a goccia, parte del mestiere di vivere. Un percorso a salire (o a scendere?) verso quell’atroce consapevolezza della natura delle cose che si compensa da sé perché aiuta ad uccidere i fantasmi della . Quella che per prima cede e più del cuore agli occhi cerchiati, profondi e parlanti di Bardem mentre si perdono nell’oceano di domande irrisolte, fra gli alberi e la neve del sogno, dove la fine è stata scritta fin dall’inizio.

cinefatti.com

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