//BLIND LOVES [SubITA]

BLIND LOVES [SubITA]

 

Titolo originale: Slepé lásky
Nazionalità: Slovacchia
Anno: 2008
Genere: Documentario, Drammatico, Grottesco, Visionario
Durata: 77 min.
Regia:

 

L’amore può essere dolce, stupido, e, a volte, può anche essere cieco… Trovare il proprio posto in questo mondo non è cosa facile per nessuno, ma quanto è più difficile quando si è non-vedenti? La “visione” delle persone cieche è pura ed essenziale, e spesso anche spiritosa. Fa scoprire una nuova dimensione sul senso della felicità.

Il mondo dei non vedenti ed il loro modo di vivere l’amore rappresentato attraverso quattro storie. Diviso in capitoli, che prendono il titolo dai nomi dei loro protagonisti, Slepe lasky è concepito sul binario documentarismo-finzione. Segue la vita di vere persone cieche, costruendo il racconto con una messa in scena invisibile che dà alla rappresentazione un’apparenza di vita in diretta.
‘Slepe lasky’ significa letteralmente ‘amori ciechi’. L’opera infatti si pone come principale obiettivo quello di mettere in evidenza il modo in cui i non vedenti vivono i rapporti sentimentali. Sostanzialmente i quattro episodi sono storie d’amore, relazioni in cui la passione e gli affetti non sono minimamente indotti dal piacere estetico ma solo da un’attrazione intima e sentimentale.
Il primo capitolo è dedicato ad una coppia anziana di non vedenti che nonostante l’età mantengono il loro amore vivo in un’esistenza in cui l’aiuto reciproco è necessario. I due personaggi mostrano la loro complementarità, la loro impossibilità di vivere da soli. In questo episodio, il regista propone anche un passo onirico in cui il protagonista si immerge in un lago e nuota intorno ai pesci. E’ un omaggio esplicito a L’Atalante di Vigo ed al cinema stesso, in cui l’animazione fa da contorno ai movimenti del personaggio in carne ed ossa.
La seconda parte è incentrata sull’amore tra un uomo di colore ed una giovane ragazza bianca. Quest’episodio rimarca la purezza dell’amore tra non vedenti ed il fatto che non siano presenti pregiudizi estetici (in questo caso anche razziali) nella scelta del partner.
Con il terzo episodio i sentimenti vengono rappresentati da un punto di vista differente. Il nucleo del racconto non è concepito sul rapporto tra un uomo ed una donna, ma su quello tra una madre cieca e suo figlio. E’ forse l’episodio più dolce dei quattro. Madre e figlio si scambiano continuamente i ruoli, si accudiscono a vicenda fino a rendere quasi inesistente il largo confine che divide l’esperienza di un genitore dall’ingenuità di un bambino. In questo capitolo, inoltre, è presente la scena più bella ed emozionante del film, quella in cui la donna accompagna il figlio al cinema per vedere un cartone animato ed il bambino le racconta in diretta ciò che avviene sullo schermo.
La conclusione del film è affidata alle difficili vicende sentimentali di Zuzana, giovanissima ragazza non vedente. Il regista non solo mette in scena i disagi ed i problemi sociali che condizionano la vita di un’adolescente cieca, ma analizza l’attuale alienazione dell’amore, vissuto ormai attraverso conoscenze virtuali sulle chat. Purtroppo però per Zuzana, è questo l’unico modo per rapportarsi senza paure all’altro sesso, perché le consente di non mostrare il suo handicap. La ragazza si nasconde dietro ad un computer per vivere senza pregiudizi i suoi amori.
Il regista lascia, dunque, nell’ultimo capitolo ogni trattazione sulla solitudine e sulla tristezza. Tutto il resto del film è invece concepito su un’ironia che non si pone mai con intenti derisori, ma che invece pone le fondamenta su una tenerezza ed un’empatia che coinvolgono emotivamente. I lunghi e sentiti applausi a fino proiezione ne sono la conferma. (Giovanni Spagnoletti)

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Recensione: close-up.it

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