//BOY EATING THE BIRD’S FOOD [SubITA] 🇬🇷

BOY EATING THE BIRD’S FOOD [SubITA] 🇬🇷

Titolo originale: To agori troei to fagito tou pouliou
Nazionalità: Grecia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 80 min.
Regia:

Yorgos, ragazzo colto ma allontanato da familiari e amici, ha come unica compagnia quella del suo allegro canarino. Disoccupato, senza un soldo e sfrattato dal fatiscente appartamento in cui viveva, Yorgos persegue solo un obiettivo: sfamarsi. Girando per le vie della città con il suo canarino in spalla e rovistando tra i cassonetti dei rifiuti, non si pone alcuno scrupolo nella sua ricerca senza fine per il cibo: ruba a un anziano vicino, saccheggia i morti e divide il mangime con il suo canarino pur di non chiedere aiuto a nessuno.

Questo è un buon film perché sa parlare di attualità senza esplicitare in modo lampante la tematica della economica, fantasma che, appunto, aleggia dietro la visione cruda e diretta della realtà. La bravura di è stata quella di fare un film che non cede alla letteralità della denuncia, al volere inscenare il dramma sociale di un ragazzo che non ha più niente, non c’è neanche la metafora lanthimosiana qua, e perciò nemmeno legami effettivi con la new wave greca. Con un movimento ossimorico, alieno eppure maledettamente concreto, il film ha una propria indipendenza nella quale riesce a far crescere di minuto in minuto un rimando potente e per nulla didascalico alla situazione politico-monetaria della Grecia nel 2012. Ma Lygizos, autore attivo principalmente in ambito teatrale, aveva cominciato il discorso molti anni prima della cinematografica ellenica, precisamente nel 2004 con il corto Agna niata, e alla luce di questo lavoro, in particolare del suo annichilente finale, è possibile considerare il protagonista di Boy Eating the Bird’s Food uno dei bambini che videro con i propri occhi l’orrore della penzolare dal soffitto della scuola. Se in riferimento a quel film scrivevo che la non è mai soltanto economica ma anche culturale, ecco che quasi una decade dopo gli effetti di una certa cecità sembrano ricadere sulle del presente, il protagonista, infatti, nonostante abbia un grande talento vocale viene scartato durante un provino, in sostanza: in tempi critici non c’è spazio per l’arte.

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L’opera ha una coerenza estetica perfettamente tagliata per quello che vuole dire, apparentemente sciatta (ma solo perché i nostri occhi sono stati per anni disabituati a punti di vista differenti), la tecnica di Lygizos è con ogni probabilità un ottimo compromesso tra improvvisazione e minuzioso studio preparatorio. Non c’è mai un attimo di tregua nel pedinamento epidermico verso il giovane, se c’era un modo per farci entrare dentro una tale disperazione credo che quello scelto dal regista sia il migliore possibile. È davvero una Via Crucis a cui dobbiamo rifarci per inquadrare la vicenda (in un’intervista a Lygizos viene evidenziato di come alla fine quella scala portata a spalla assomigli tanto a una croce), e la cosa bella, nel suo essere terribile, è che quando noi arriviamo il tessuto sociale intorno a Yorgo si è già disintegrato, lui è un uomo solo che trova conforto nell’accudire il canarino, semplicemente il suo alter ego: un altro essere vivente che oltre al cibo condivide con il padrone la stessa gabbia, solo un po’ più piccola. Non c’è gratuità o compiacimento da parte dell’autore nel riprendere gli atti miserabili compiuti da Yorgo (neanche il più estremo: l’ingerimento del proprio sperma), men che meno il suo cinismo infastidisce (le situazioni nella casa del vecchio, dalla sottrazione di zucchero al cadavere ignorato), e tutto ciò perché il realismo è centrato nel nucleo, nonostante i termini siano parossistici non si viene mai a dubitare di quanto accade sullo schermo. E alla fine, quando finalmente Lygizos decide di staccarsi dal corpo del protagonista rimanendo aldiquà del palazzo disastrato, immobile nell’osservare Yorgo guardarsi allo specchio, comprendiamo l’infinità della tragedia che proseguirà oltre i confini diegetici, e lo stacco in nero sui titoli di coda certifica una verità: To agori troei to fagito tou pouliou non è un buon film, è un gran film.

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Recensione: pensieriframmentati.blogspot.it

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