//BRAGUINO [SubITA]

BRAGUINO [SubITA]

 

Titolo originale: Braguino
Paese di produzione: Francia
Anno: 2017
Durata: 49 min.
Genere: Documentario
Regia:

 

Nel mezzo della taiga siberiana, a 450 miglia dal villaggio più vicino, vivono due famiglie: i Braguines e i Kilines. Non esiste alcuna strada e per muoversi i membri delle famiglie devono usare il corso del fiume Ienissei, prima in barca e poi in elicottero, per raggiungere Braguino. Autosufficienti, le due famiglie vivono seguendo proprie regole e principi, separate da una barriera. I due clan si rifiutano infatti di parlare tra di loro ma c’è una piccola isola felice dove pian piano si sta costruendo un’altra comunità: quella dei bambini.

Ormai avrete capito che i documentari hanno un largo spazio nella nostra sezione Outsider, anche solo per il loro modo di essere per natura dei film “nascosti”, poco pubblicizzati e poco raggiungibili dalle masse. Il film che vi presentiamo questa settimana è passato l’anno scorso al Torino Film Festival per poi sparire tra festival minori in giro per il mondo. Ma quest’estate è apparso magicamente sulla tv finlandese (paese co-produttore del film assieme alla Francia) e così è arrivato fino a noi comuni mortali.

Braguino è diretto da (francese trentacinquenne che si era già fatto apprezzare a Cannes nel 2015 con Ni le ciel ni la terre), un autore che dà tanta, tantissima importanza alla fotografia. E lo si capisce dopo pochi secondi di visione che siamo in presenza di un’opera che punta tutto sulla forza diretta delle immagini, catturate in maniera sorprendentemente incisiva da Cogitore (che da questa esperienza ha tratto anche un libro fotografico che potete trovare qui). Ma facciamo ordine.

Siamo in Siberia, a più di quattrocento chilometri dalla prima città, sperduti nel nulla. La famiglia dei Braguine vive in mezzo alla taiga, isolata e in piena autosufficienza. Quando dico autosufficienza intendo VERA autosufficienza: in una delle sequenze più forti del film (anche una delle più belle) padre e figlio uccidono un orso, lo fanno a pezzi, lo scuoiano e se lo portano a casa. Le zampe dell’orso diventeranno caldi stivali per una delle bambine. Le gesta dei Braguine sono riprese attraverso un filtro che sta a metà tra la e il sogno: spesso la luce, i colori, i bambini biondissimi e bianchissimi e dall’aria stralunata sembrano catapultarci in un film di ambientato in un luogo irreale e onirico.

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Ma parliamo pur sempre di esseri umani e i Braguine non sono immuni dai problemi di tutti. Ecco che l’idillio uomo-natura termina bruscamente quando nella storia fa capolino la faida che i Braguine portano avanti da anni con i Kiline, famiglia che vive oltre il fiume e con la quale i rapporti sono più che tesi. Isolazionisti e rispettosi della taiga gli uni, aperti agli accordi con i bracconieri e alla tecnologia i secondi. Due mondi che si scontrano e che non riescono a convivere. Solo i bambini che giocano insieme su un isolotto che rappresenta una sorta di “terra di mezzo” sembrano liberi da ogni tipo di rancore.

Braguino è un film splendido, che a tratti toglie il respiro con la bellezza delle sue immagini e che ci mostra un mondo inesplorato e sconosciuto, uno dei pochi luoghi al mondo nel quale l’uomo è ancora sottomesso alla natura, rispettandone la superiorità. E chi cerca di controllarla e distruggerla non può che risultare un villain ai nostri occhi.

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