//BRIGANDS, CHAPTER VII [SubITA]

BRIGANDS, CHAPTER VII [SubITA]

 

Titolo originale: Brigands, chapitre VII
Nazionalità: Francia, Georgia, Italia, Russia, Svizzera
Anno: 1996
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 121 min.
Regia:

 

Vano è il re di una paese piccolo e ricco che stimola gli appetiti dei vicini. L’uomo trascorre tutto il suo tempo in guerra ed è circondato da cortigiani invidiosi, ipocriti e traditori. Sua moglie, la regina Eka si annoia, ma la sua cintura di castità non è poi un ostacolo così difficile da scardinare. La favorita del sultano, Lia, ricevuta come premio dopo una battaglia, sostituisce egregiamente la regina, ma non ha perdonato il suo rapitore e medita di vendicarsi. Dopo i grandi film girati in Occidente e in Africa Iosseliani torna in Georgia. I suoi “Briganti” viaggiano da un capo all’altro della storia: una volta è il re a essere brigante, un’altra volta tocca a un capo comunista, un’altra ancora è invece il turno di un mafioso. Il brigantesco è eterno. Un film con guerra in Georgia, con le guerre dei cavalieri medioevali, con le nuove guerre di mafia. Con cuochi aguzzini che preparano in un’atroce cucina staliniana gli strumenti di tortura. Un film dove tutti, dai figli ai pappagalli, sono delatori. Una commedia tragica dove il suono e il canto valgono quanto le immagini. Per dire che dolore e sopraffazione sono le costanti nella storia degli uomini. Leggero e tragico

Maestro sarcastico, Iosseliani resta fedele a se stesso, fa con Briganti briganti un film frammentato in tre parti parlando d’una di quelle guerre contemporanee non mondiali senza pathos né retorica né rispetti umani, con uno stile grottesco che pochi oserebbero adottare. Parla del conflitto nella sua Georgia natale, terminato nel 1992, come di “una piccola guerra fratricida e grottesca durante la quale la vita della gente andava avanti quasi normalmente”; e racconta il ridicolo di altre guerre combattute attraverso i secoli.

La razionalità espressiva di , mista al suo proverbiale anarchismo narrativo costituiscono i principali fondamenti dell’opera del misconosciuto autore georgiano. Appartato e poco prolifico, la filmografia dell’ultrasentantenne autore comprende venti titoli con il prossimo (Jardins en automne) in ultimazione. Un cinema, il suo, che sfugge a qualsiasi classificazione, irriverente e naturalmente apolide, per questo universale e immediato. Una straordinaria sintesi, un compendio del mondo contemporaneo attraverso il esclusivo del cinema, immagini più che parole, montaggio più che dialogo, per una progressiva rarefazione che conduce alla purezza espressiva e alla singolare necessità, di un cinema libero e disancorato da qualunque giogo ideologico perfino fosse quello puramente artistico.

Briganti è una ironica e lucida riflessione sui meccanismi circolari della storia dell’umanità. Gli attori, come marionette teatrali o veri protagonisti pirandelliani, si scambiano i ruoli nelle tre epoche storiche durante le quali il film è ambientato: il medioevo, l’epoca staliniana e il presente. In questa triplice dislocazione della storia, ipotetici esempi di una sua possibile espansione, il regista georgiano dimostra la sua sarcastica ipotesi sullo scorrere degli eventi, sul loro ineluttabile avverarsi e sull’impossibilità degli uomini di porre soluzione alcuna. Brigands, chapitre VII, in originale, nella sua essenzialità silenziosa (il film è pochissimo parlato), individua, quale traccia comune della storia, che non solo si ripete, ma si reitera sempre uguale a se stessa, la crudeltà, indissolubilmente legata al sovrapporsi degli eventi che scorrono quasi senza un prima e un dopo, in una contemporaneità che si fa fondamento di questa coazione a ripetere. Ciò che chiamiamo storia. Le vittime, di questo gioco crudele, restano appartate e con un canto pacato dimostrano la propria distanza dalla malvagità. Con l’occhio sarcastico e spietato, ma divertito e sfacciato, dimostra il proprio invadente pessimismo che scorre in una filmografia da riscoprire che nella sua leggerezza nasconde il peso specifico della ricerca che non si ferma solo al piano formale.

Recensione: sentieriselvaggi.it

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