//CHOPPER [SubITA] 🇦🇺

CHOPPER [SubITA] 🇦🇺

Titolo originale: Chopper
Nazionalità: Australia
Anno: 2000
Genere: Drammatico
Durata: 94 min.
Regia:

 

Mark Brandon “Chopper” Read, uno dei peggiori criminali della storia australiana, va e viene dal carcere. In prigione uccide e compie atti di , fuori continua imperterrito nella sua pazzia, in un mondo di prostitute, malavitosi e tossici, senza riuscire a divincolarsi dalla sua natura. Infine, diventato una vera e propria celebrità, rilascia interviste in tv e scrive libri che vendono centinaia di migliaia di copie.

Per l’esordio cinematografico, il neozelandese optò per raccontare le vicende di quello che per anni è stato considerato il nemico pubblico numero uno: Mark Brandon Read, detto Chopper, è stato il più pericoloso personaggio d’Australia. A 16 anni è già in prigione e la sua vita, fino alla morte nel 2013, è stata un susseguirsi di torture, omicidi e violenze varie.

Chopper è un film ostico, per tanti motivi. Il regista lavora sulla figura di Read (interpretato in maniera magistrale da un Eric Bana agli esordi) e la sua è la rappresentazione senza filtri di un pezzo di vita del . Un progetto in bilico tra varie tendenze che probabilmente ha ispirato Nicolas Winding Refn nel 2008 per Bronson. Ciò che viene partorito nell’opera di Dominik è il ritratto pulsante di un oltre la follia, violento fino all’ più esasperato (con una scena che non si fa problemi a mostrare, contrariamente a quanto accade nel tarantiniano Le iene). “Chopper” Read non è solo intimamente connaturato alla , ma sembra essere completamente avulso da qualsiasi tipo di pensiero razionale. Uccide per il gusto di farlo, anche quando questo sa che può causargli ulteriori problemi, ma nella sua totale pazzia sembra anche provare un briciolo di umanità per i malcapitati che hanno la sfortuna di incontrarlo (porta in ospedale una sua vittima, ma ha vergogna nell’affermarlo). Read è l’inclassificabile che non risponde a nessuna legge perchè non può fuggire dalla sua natura. Così è, dentro e fuori dal carcere. Read ha le stigmati di chi non può (e non vuole) dare una sterzata alla sua vita.

Nell’intento del cineasta di Wellington non c’è solamente il ritratto cinematografico di “Chopper” ma anche una neanche troppo velata critica al mondo nel quale il si muove. Le guardie penitenziarie lo aiutano perchè Read è ormai celebrità, la tv lo cerca per le interviste, innalzandolo a vera e propria star. In carcere Read ha scritto la sua biografia, ha venduto 250mila copie “e non so neanche scrivere”. La criminalità e la attraggono più di “quegli accademici che scrivono paroloni” ma che sostanzialmente non dicono nulla. Ciò che dovrebbe far più riflettere è che la realtà stessa (e non il film) ha dimostrato come Read sia diventato in Australia un amato e rispettato.

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Difficile inquadrare un film di questo tipo. Una moltitudine di personaggi borderline all’interno di una non-trama che prende qua e là dal grottesco allo slasher, passando per atmosfere pulp e thriller. Dominik si concede un insieme di espedienti a cui lo spettatore deve sottostare: ralenti e velocizzazioni (usate con un preciso intento) si alternano a improvvisi flashback e la narrazione è così un avanti e indietro tra prigione e libertà nella vita di Read. Ad incorniciare una struttura narrativa ondivaga ci pensa una fotografia acceccante e “onnipresente”. I colori definiscono ogni ambiente nel quale si muovono i personaggi e le tonalità riflettono il particolare momento emotivo che contraddistingue la scena. Con primi piani insistenti e lenti movimenti di macchina, Dominik riesce a plasmare un’opera che è anche visionaria e contraddistinta da un impianto visivo di assoluto impatto.

Chopper non è un film perfetto. Spesso eccede in una che potrebbe anche sembrare gratuita, ma che è tangibile come la pazzia di colui che la porta in scena. Nella marea degli sbandati di Dominik, tra criminali di ogni genere, prostitute, tossici e mafiosi, c’è la realtà di un certo sottobosco periferico australiano e i racconti stessi del vero Mark Read sono lì a testimoniarlo.

La storia di regista parte da quì. Chopper è un debutto sporco, violento, disturbante, ma già portatore di quel talento visivo e di racconto che Dominik mostrerà di nuovo in futuro, nonostante una carriera ad oggi ferma a soli tre titoli.

Recensione: storiadeifilm.it

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