//CLOUD-PARADISE [SubENG]

CLOUD-PARADISE [SubENG]

 

Titolo originale: Oblako-raj
Paese di produzione: URSS
Anno: 1990
Durata: 79 min.
Genere: Commedia, Drammatico
Regia:

 

Presentato al Cinema Ritrovato 2019, nell’ambito della sezione Ritrovati e restaurati, Cloud-Paradise di è un film sovietico del 1990 scomparso nel nulla, e un film costruito su un nulla apparente, tra teatro dell’assurdo e Gogol, sulla vita di un villaggio rurale.

La domenica del villaggio
In un paesino nel quale non succede mai nulla, l’acquisto di un ombrello nuovo diventa un affare di stato per tutto il quartiere. Così quando un giorno un ragazzo di nome Kolia si lascia sfuggire che sta per trasferirsi a lavorare dall’altra parte del paese, la notizia non solo è presto sulla bocca di tutti, ma diventa una ragion d’essere. Il solo fatto che possa cambiare qualcosa nella vita di una persona dà speranza a tutti. E così il povero disgraziato non ha il coraggio di ammettere che si è inventato tutto. [sinossi]

Un film dimenticato, caduto nell’oblio, un prodotto del cinema sovietico della Glasnost, ma da cui è difficile ricavarne una morale, una metafora in quel contesto di apertura del sistema dei soviet, magnificato all’estero ma verso il quale in patria si nutriva molta diffidenza. Cloud-Paradise (titolo originale: Oblako-raj) di è un film sovietico del 1990, presentato in restauro su pellicola (fatto da Gosfilmofond a partire da un controtipo negativo, con la consulenza dello stesso regista) al Cinema Ritrovato 2019, nell’ambito della sezione Ritrovati e restaurati. Il film ebbe anche una distribuzione francese e vinse il Pardo d’argento al Festival di Locarno 1991, dove si ricorda un giornalista che chiese al regista: «È surrealismo questo?», per sentirsi rispondere: «No, è la realtà russa».

Una lunga ripresa aerea inquadra all’inizio il villaggio in cui si svolge il film, vicino a un fiume dove galleggiano dei tronchi. Un piccolo centro dove la vita scorre monotona, dove non succede nulla. Protagonista è quello che potremmo identificare nella figura dello scemo del villaggio, Kolia, che decide improvvisamente di trasferirsi in un’altra città, così almeno vuole fare credere, gettando nello scompiglio la cittadina, per cui quell’evento sembra qualcosa di epocale. Tutti concorrono nell’aiutarlo, nell’organizzare il suo viaggio, anche con collette. In realtà Kolia non sembra essere l’unico idiota del villaggio, basta vedere quelle figure dei vecchi, silenti e immobili, che assistono impietriti a tutta la situazione, come un puro elemento scenico, oppure quella signora buffamente imbellettata e grottescamente elegante. Kolia dà quella notizia proprio perché non ha niente di meglio da fare/dire, in un contesto di noia, di immobilismo, dove la vita trascorre con l’amico Fedya e dove la ragazza che gli interessa ha una madre che gli impedisce di andare a farle visita. Una dichiarazione fasulla che alla fine deve essere rispettata, non si può più tornare indietro.

Il film è tutto qui, un plot minimalista, che comprende il tempo di un’unica giornata di domenica, che il regista riempie con un cinema di volti, di sguardi, con un uso continuo di plongée e contre-plongée, con leggero grandangolo, sui personaggi, con ribaltamenti dell’immagine e visioni a testa in giù, alle arie canticchiate del Don Giovanni. Ma è un nulla che contiene un tutto, dal teatro dell’assurdo, al realismo gogoliano, lo scompiglio come la visita dell’ispettore generale, al senso dell’immobilismo ĉechoviano. Cloud-Paradise si chiude con un bellissimo finale: Kolia prende il torpedone che lo porterà via, accompagnato dai compaesani e una volta salito, se li ritrova magicamente tutti seduti in fondo, si porterà sempre con sé la sua terra natia. Una situazione onirica che presenta curiosamente, e casualmente, analogie con il film Pioggia di ricordi di Isao Takahata, laddove i personaggi immaginari spingevano all’opposto la protagonista a tornare indietro nel villaggio.

Cloud-Paradise può essere considerato un film di un’epoca di transizione, l’ultima fase del cinema sovietico prima di quello russo. In un paese uscito dalla stagnazione brezneviana, dove forse basta un annuncio ad agitare le acque. Ma la ricerca di una metafora politica, di interpretare il film appare ormai un esercizio sterile.

quinlan.it

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