//CONSPIRATORS OF PLEASURE 🇨🇿

CONSPIRATORS OF PLEASURE 🇨🇿

Titolo originale: Spiklenci slasti
Nazionalità: Repubblica Ceca
Anno: 1996
Genere: Commedia, Drammatico, Grottesco, Visionario
Durata: 85 min.
Regia: Jan Svankmajer

 

Per circa un’ora non si capisce nulla. Ma niente di niente, buio totale. Un uomo sgozza un gallo, costruisce con della creta una testa del suddetto volatile e ritaglia un ombrello a mo’di ali. La sua vicina, una signorona avvenente, entra in una chiesa diroccata e accende tre candele sopra un catino pieno d’acqua. Una postina fabbrica furtivamente una grande quantità di palline con la mollica del pane. Un giornalaio mette in piedi, nei ritagli di tempo, una macchina dotata di braccia robotiche collegate alla tv. Un ispettore di polizia ruba in giro piccoli oggetti per poi chiudersi nel garage e montarli fra di loro. Sua moglie, giornalista televisiva, compra due pesci e li mette in una tinozza. Zero, sembra un delirio di Švankmajer che chissà perché ha voluto torturarci con questa sequela di insensatezza, ma io, conscio del fatto che il regista praghese non è uno sprovveduto, gli ho dato fiducia e alla fine sono stato ripagato. A venirmi incontro è stato soprattutto il titolo: Cospiratori del piacere. Prendo il dizionario. “Cospirare”: unirsi nella volontà e nell’opera; accordarsi segretamente nello stesso proposito, per ottenere un dato fine.

Così la matassa ingarbugliata si dipana e capisco di come ogni personaggio del film sovverta le regole morali del piacere. La pellicola, totalmente muta, non fa sapere se i vari personaggi siano legati tra loro da un accordo privato, ma alcuni ammiccamenti da parte del giornalaio e della postina mi fanno propendere per il sì, che ci sia una sorta di patto che accomuna tutti. E c’è quindi un filo che lega tutte queste persone: quello di una sessualità deviata. La mancanza del sesso vero e proprio spinge ognuno di loro a soddisfare diversamente i propri impulsi sessuali, ma non è una scelta obbligata come potrebbe apparire per l’uomo che si masturba nell’armadio, tutt’altro, il poliziotto e la giornalista potrebbero fare sesso, invece trovano il piacere soltanto attraverso metodi anticonvenzionali.

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I metodi, che diventano dei rituali, rappresentano il vero oggetto sessuale, infatti, verso la fine, la postina consegna le sue palline alla giornalista la quale poco dopo nutre i suoi pesci con esse. E i pesci ciucceranno i pollici dei suoi piedi facendole raggiungere l’orgasmo. È come se via sia uno scambio di rituali. Dalla postina al giornalista e in successione al giornalaio che viene masturbato dalle mani robotiche mentre la giornalista conduce il tg, ma la tv improvvisamente passa l’immagine di un fiume e lui sputa dell’acqua dalla bocca (l’acqua della tinozza!). Subito dopo la postina osserva un acquario pieno di pesci, l’uomo dell’inizio la scontra, si guardano, lui prosegue, entra dal giornalaio che sta lavorando un oggetto con delle piume (di nuovo uno scambio). L’uomo si reca a casa dove la sua vicina è morta, sulla scena del delitto trova l’ispettore che ha un ombrello al braccio (ancora uno scambio).
La cospirazione ha chiuso il suo cerchio perpetuo.

Un racconto spiralico, dannatamente contorto, anche perverso, senza però mostrare mai nulla di scabroso. Il target di pubblico a cui si dirige la pellicola è certamente quello più scafato, ma sono convinto che certi film andrebbero visti da tutti perché aiutano a pensare. In quanto a me, se con Alice (1988) mi ponevo dei dubbi sulla genialità di Švankmajer, adesso non posso che autoflagellarmi le gonadi soltanto per averlo messo in dubbio.

Recensione: pensieriframmentati.blogspot.it

 

 

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