//DAGON [SubITA] 🇪🇸

DAGON [SubITA] 🇪🇸

Titolo originale: Dagon, la secta del mar
Nazionalità: Spagna
Anno: 2001
Genere: Fantastico, Horror, Thriller
Durata: 95 min.
Regia:

L’acqua. Fonte di vita, sinonimo di purezza, nel suo rilucente splendore cristallino. L’acqua che è attorno a noi, negli oceani, nella pioggia. L’acqua; primo elemento aristotelico, concepimento di vita… misteriosa entità madre, nelle cui profondità si celano orrori che per l’ è meglio ignorare…

Dagon si apre in un modo favoloso: un sub si immerge nelle avvolgenti profondità di un oceano, e nel suo calmo fluttuare negli abissi incontra una creatura meravigliosa: è una sirena. Ma presto si scopre essere molto peggio. Il giovane Paul si sveglia in preda al panico; è solo un incubo. Questa condizione di ambivalenza tra l’incubo effettivo e l’incubo reale sarà una sorta di leit-motiv del film, assieme a quel disgustoso sentore di fradicio, muffito e marcio che così spesso permeava le storie di H. P. . Paul, rampante imprenditore dell’e-commerce del nuovo millennio trascorre le vacanze a bordo della sua barca a vela, assieme alla fidanzata ed una coppia di amici. Una improvvisa tempesta li manda ad incagliarsi tra gli scogli infortunando gravemente una delle donne. Il giovane, con la ragazza, decide di raggiungere con un canotto il villaggio visibile in lontananza per cercare aiuto: si tratta di Imboca, nei pressi di una non ben precisata costa spagnola. Squallido centro di pescatori, questo oscuro insieme di case fatiscenti sembra quasi disabitato, ed i pochi residenti hanno tutti un aspetto bianchiccio e viscido, con una ottusa fissità nello sguardo.

L’incubo, quello reale, ha così inizio: Paul, la sua ragazza, ed in seguito i due amici si trovano proiettati in una sorta di orripilante microcosmo, totalmente isolato dal resto del mondo (addirittura per la ricezione dei telefoni cellulari). Gli abitanti di Imboca sembrano dediti a strani culti che celebrano in una chiesa chiamata Ordine esoterico di Dagon e non hanno di certo un atteggiamento ospitale nei confronti dei quattro malcapitati.Fusione di due fondamentali racconti del maestro di Providence, La maschera di Insmouth (1931) e Dagon (1917), è in realtà basato per l’80% sul primo di questi. Si tratta di uno dei massimi capolavori lovecraftiani: una storia agghiacciante vissuta come un incubo dall’inizio alla fine, pregna di tutte le fobie tipiche dello scrittore, come il pesce, le cittadine provinciali ed abbandonate, il di orribili divinità ancestrali. Il secondo racconto (che da il nome al film), racchiude invece l’idea di fondo di tutta la mitologia di Cthulhu, ed è un gioiello di genio orrorifico che ha lasciato un segno indelebile in tutta la narrativa fantastica. Nel film di Gordon c’è una persistente evocazione e razionalizzazione del terrore riferito all’acqua in tutti i suoi aspetti, soprattutto dei suoi squamosi abitanti. Raramente, nella cinematografia horror, si è così fortemente focalizzata la sensazione di paura e stagnamento che possiede tutto ciò che fortemente è riferito al liquido vitale ed alle sue creature. Notevole anche l’uso dei flashback utilizzato dal regista, in un continuo riferimento ad una realtà sognata e ad un sogno reale, nel tipico stile lovecraftiano. Ma non è un caso; conferma oramai la sua maestria nelle trasposizioni filmiche dell’opera dello scrittore, con risultati sempre brillanti. Preziosa (e storica) la collaborazione in fase di produzione con un altro notevole alfiere dell’horror anni 80’/90′: .

Quest’ultimo, con la sua Fantastic Factory fondata assieme a Julio Fernandez ha già prodotto due interessanti titoli come Faust ed Arachnid. Rimarchevole lo sforzo di Gordon nel cercare di aderire il più possibile alle atmosfere ed alle tensioni narrative del racconto; impresa non banale considerando le oggettive difficoltà di trasposizione della pagina scritta di . È risaputo, infatti, quanto lo scrittore americano fosse dotato di uno stile narrativo molto personale, fatto di narrazioni spesso in prima persona (tipo diario), lunghe descrizioni ambientali, approccio alla scrittura di stampo quasi onirico. Una trasposizione si prefigge di essere soprattutto un tributo alla pagina scritta dalla quale proviene, ma presuppone comunque una rivisitazione che si tramuta spesso in tagli e modifiche che possono risultare stroncanti se non addirittura letali per l’esito finale del film. Questo si avverte in maniera abbastanza indolore in Dagon, ed i numerosi fans lovecraftiani potranno rendersene conto con i loro occhi.Alcuni momenti memorabili nel racconto sono stati fedelmente riportati con buoni risultati, creando un atmosfera di terrore puro, ad alto livello adrenalinico. Altre trovate, interamente ideate da Gordon e dal co-sceneggiatore Dennis Paoli, risultano ottime sia come impatto visivo che come meccanismo concettuale dell’orrore. Discorso a parte va fatto per la fotografia, davvero splendida, tra le più belle mai viste negli horror di stampo americano. Imboca è descritta con un gusto decadente e creepy che avrebbe sicuramente entusiasmato (anche se sicuramente non avrebbe gradito l’ambientazione spagnola). Gli interni sono disgustosi e claustrofobici, con forti contrasti tonali che catturano l’occhio, esaltando e mal celando (abilmente) gli orrori più abbietti.

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La sensazione di bagnato fradicio è davvero incisiva dato che praticamente piove per tutta la pellicola; troupe ed attori sono stati costretti a girare in condizioni estreme, inzuppati in ettolitri d’acqua fredda. Anche gli effetti speciali risultano efficaci, soprattutto per il make-up utilizzato: considerando il modesto budget a disposizione alcune sequenze splatter sono davvero da accapponare la pelle. Gli effetti digitali della Fantastic Factory, senza sbalordire, risultano comunque discreti, ed è di ottima fattura la colonna sonora, ricca di pathos e in perfetto sincrono artistico con le immagini. Ciò nonostante Dagon non è un film totalmente privo di difetti: il personaggio di Paul (Ezra Godden), con la sua ostentata fragilità e goffaggine, sembra a tratti leggermente stridente in funzione della storia. Il ruolo del protagonista ha atteggiamenti e personalità piuttosto diversi nel racconto di : succube dell’orrore che lo circonda, affascinato e spaventato, ma in maniera decisamente meno passiva. Alcuni aspetti della vicenda avrebbero richiesto un approfondimento leggermente superiore, soprattutto per la psicologia dei personaggi; un budget maggiore e più tempo per le riprese forse avrebbero risolto almeno in parte questi difetti.

Ad ogni modo la pellicola rimane estremamente efficace e godibile, vantando alcune ottime interpretazioni: Macarena Gòmez, nella parte di Uxià, è bellissima e terrificante al tempo stesso; un autentico talento di cui risentiremo parlare molto presto. Francisco Rabal, icona del cinema Iberico, regala una delle sue migliori (e purtroppo ultima) interpretazioni prima della , avvenuta poco dopo le riprese.Data la progressiva (e speriamo arrestabile) crisi artistica e inventiva dell’horror negli ultimi dieci anni, Dagon risulta una sorta di balsamo rigeneratore per gli appassionati del genere e probabilmente per tutti gli amanti del fantastico. Finalmente una storia completamente diversa dalle tipiche dello star system hollywoodiano, zeppe degli inflazionati assassini con mannaie, coltelli ed affini; finalmente un tributo cinematografico ad un grande artista dalla penna magica che, nonostante ciò, non ha quasi mai avuto il giusto riconoscimento dal grande schermo. realizza qui un degno omaggio con un film che, tra l’altro, racchiude uno dei più bei finali nelle storie del maestro di Providence.

Una parabola chiusa in maniera circolare, con una sorta di ritorno del figliuol prodigo… poetico, struggente, di un lirismo teso all’assoluto, con un approccio assolutamente coerente con la prosa ed il pensiero del suo autore. Il fantastico scevro da ogni connotazione forzatamente metaforica o eccessivamente antropocentrica; il senso del meraviglioso raffigurato nella sua purezza e semplicità, per il solo piacere (e dovere) di rappresentarlo. Il tutto assolutamente anti-hollywoodiano per eccellenza, caratteristica che rende ancora una volta Gordon uno dei più interessanti ed esclusivi registi di tutta la cinematografia horror.

Recensione: splattercontainer.com

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