//DEDE [SubITA] 🇬🇪 🇶🇦 🇮🇪 🇳🇱 🇭🇷

DEDE [SubITA] 🇬🇪 🇶🇦 🇮🇪 🇳🇱 🇭🇷

Titolo originale: Dede
Paese di produzione: Georgia, Qatar, Irlanda, Paesi Bassi, Croazia
Anno: 2017
Durata: 87 min.
Genere: Drammatico
Regia:

 

1992. La giovane Dina vive in un remoto villaggio di montagna, un posto in cui la vita è strettamente regolata da secoli di tradizione. Il nonno l’ha promessa in sposa a David, partito per la guerra. Di ritorno dal fronte, David porta con sé un commilitone, di cui Dina inevitabilmente si innamora.

Il film si apre nel 1992, quando David (Nukri Khatchvani) e Gegi (George Babluani) tornano nel villaggio natale del primo dopo la guerra. Gegi ha salvato la vita a David, e quest’ultimo insiste affinché l’amico vi trascorra qualche giorno come suo ospite, e rimanga per il suo matrimonio con Dina (Natia Vibliani). Ma Dina e Gegi si erano già incontrati prima, e tra loro era scattata una scintilla, così la ragazza comunica alla sua famiglia che non vuole più sposarsi. Suo nonno non vuole sentirne parlare, poiché non rispettare la parola data porterebbe vergogna al buon nome della famiglia.

Naturalmente, questo mette Gegi e David in una posizione di conflitto, e quando David lo invita (arrabbiato) ad andare a caccia, insieme al vicino di Dina e all’amico d’infanzia Girseli (Girshel Tchelidze), l’uscita si traduce in una inaspettata, off-screen: David si è suicidato. Così Gegi porta Dina nel suo villaggio, e la storia continua cinque anni dopo, quando li vediamo con un figlio.

Dopo la di Gegi, Girseli vuole prendere Dina come sua moglie: è innamorato di lei da quando erano bambini. Nonostante il sacerdote locale gli dica che alcune tradizioni e costumi dovrebbero essere dimenticati, lui persiste e la rapisce. Ma il padre di Gegi non vuole che suo nipote lasci la famiglia.

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Ci sono molti altri fili nella storia, che trattano principalmente queste abitudini antiquate e spesso crudeli, ma Khatchvani li tratta come esempi eloquenti, piuttosto che inquadrarli in una narrazione unitaria. Il film è completamente dedicato alla splendida regione della Svanezia, le sue magnifiche montagne e le sue tradizioni, con tanta folk e ninnananne, superstizioni, artigianato e caccia. La maggior parte delle scene dal forte potenziale drammatico è lasciata fuori lo schermo, in parte a causa del budget basso e di complicate situazioni produttive: oltre a girare in un’area difficile senza infrastrutture, una parte del cast è stata arrestata dalla polizia corrotta e tenuta imprigionata per sei mesi. Da un’altra parte, tutti gli attori, ad eccezione di Babluani, sono non professionisti, e anche se Khatchvani li ha scelti perché voleva che il film fosse recitato nel dialetto locale svan, parlato solo da circa 10.000 persone, forse ha pensato che non potessero sostenere un materiale tanto drammatico.

L’asprezza e la bellezza del territorio, e la freschezza dell’estetica e dell’approccio registico, dovrebbero assicurare a Dede (che nel dialetto svan significa “mamma”) ulteriori selezioni ai festival, e come studio antropologico è un’opera molto attraente e intrigante. Le abitudini obsolete che ancora oggi persistono, dove tutto ruota attorno all’onore familiare e dove una donna non ha nessuna in capitolo, neanche sul destino dei propri figli, possono suscitare sdegno, ma la prospettiva di Khatchvani fa sì che il pubblico possa vedere sia il meglio che il peggio della sua regione di origine.

cineuropa.org

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