//DELIRIUM [SubITA]

DELIRIUM [SubITA]

 

Titolo originale: Delirium
Nazionalità: Ucraina
Anno: 2013
Genere: Drammatico, Psicologico, Visionario
Durata: 100 min.
Regia:

 

Un ordinario corteo funebre si sposta lungo il suo percorso dalla chiesa al cimitero. Osservando, scivoli dalla realtà in un luogo in cui il tempo ha perso la sua linearità, avvolgendo le strane immagini gettate via da una realtà distorta. Immagini di non-esistenza, di riflessioni variabili della morte che provengono dal passato e dal futuro, concrete ma astratte, orribili ma desiderabili.

Una chiede a un giovane psichiatra di essere loro ospite per un po ‘di tempo per districare le circostanze della malattia del padre. Tra le altre cose, ha sviluppato una fissazione suicida per corde e nodi. Mentre è profondamente coinvolto nell’analisi del delirio del paziente, il medico inizia a perdere la cognizione di ciò che sta accadendo. Il compito di “come aiutare” è contorto in “chi sono io – un medico o un paziente? Ospite del caso, membro di questa sofferente o un prete cattolico che ha sognato tutto questo? “Per avere una soluzione a tutto ciò, è meglio partire dall’inizio, ma perché le cose continuano a cambiare, a cambiare?

Questo secondo lungometraggio del noto artista-regista-regista è meglio descritto come un libero flusso di coscienza. Non si tratta tanto della trama o del suo sviluppo quanto piuttosto della creazione di un’atmosfera stranamente ipnotica di mistero, presentimento, ansia spesso al limite dell’orrore. Podolchak lo fa con cupa assertività di una mente ossessionata attraverso la saldatura delle sue sequenze visive, spesso sbiadite e sfocate, quasi a suggerire che ciò che vedi non ha importanza tanto quanto ciò che ascolti e percepisci, – con una colonna sonora memorabile e la musica originale di Oleksander Shchetynsky, che ti perseguiterà. Il film ricorda lo spirito di uno dei famosi abitanti di Leopoli – Leopold von Sacher-Masoch (come nel masochismo) reinventato da un avido seguace.

Un piano sequenza dove la cinepresa fugge le fronde degli alberi, lambisce il cielo, e poi un mesto corteo funebre. Uno psichiatra entra in una casa-villa dove un signore si è impiccato. Una circolarità, fatta di terra-cielo-terra, di nodi da cappio avviluppati, di cerchi temporali che si chiudono, di possibilità che si esauriscono, è leitmotiv costante del film Delirium; ed è sottolineato in vari modi, sia stilistici che formali. (segnalato da Forbes come uno dei più promettenti registi ucraini), propone un cinema che è stato paragonato a quello di Pedro Costa, di Grillet, di Nikolaidis. Qui ci svela un po’ di indizi per orientarsi nei labirinti invisibili della memoria.

In Delirium la realtà collassa, appunto, in un delirio di memorie, passati incomprensibili, labirinti di ricordi. Il tempo si frammenta, afflitto da una non linearità dove non è consentito capire chi deve curare chi, quale significato ha la realtà, e di cosa è composto il presente.

• Cosa diresti a qualcuno che vede per la prima volta Delirium?

Rilassati. Non pensare di ottenere qualche risposta. No, otterrai piuttosto altre domande. Non devi seguire lo sviluppo della trama. Puoi costruirtene una tutta tua.

• In che relazione è il tuo film con il libro di Belyansky, dal quale è tratto?

Il film non è un adattamento del libro di Belyansky. Ho usato alcuni motivi, l’atmosfera di questo romanzo. Quindi, posso dire che la relazione col libro è molto flessibile.

• Sei anche un’artista visuale; cosa ritorna nei tuoi film di questa tua altra occupazione?

La mia precedente esperienza come artista visuale è molto importante per me e influenza il mio lavoro di regista. Potrei perfino dire che l’ha formato. Riservo molta attenzione alla composizione, alle luci, ai colori. Lavoro di più col direttore della fotografia, col direttore artistico, con l’elettricista che con gli attori.

• Torniamo al film. Si direbbe che la storia (quindi il passato) sia memoria, e la memoria sia fatta di sensazioni. E che per comprendere il presente, non possiamo fare altro che affidamento a questo passato, fatto appunto di sensazioni derivate attraverso la coscienza. Nella villa-pensione dove si svolge il film, pare proprio di entrare in un luogo dove il tempo non è più lineare, e dove, date le cose appena dette, non è possibile comprendere né vivere la realtà. E’ corretto?

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Sì, è corretto. Mi piace questa differenza dall’arte visuale – nel film c’è, esiste il tempo. Almeno due “tempi”: la durata del film in sé e il tempo della “storia” in un film. La durata del tempo in un film mi dà la possibilità di costruire loop temporali, labirinti temporali, puzzles temporali. La realtà del film è abbastanza ermetica, ed è davvero difficile penetrarci dentro. La “realtà del film” potrebbe essere “ri-costruita” dallo spettatore e solo questa “realtà” può essere vissuta in maniera del tutto individuale.

• Se la strada è quella giusta, ciò significa che viviamo in un presente incomprensibile fatto di passati inattingibili, e che il futuro è un termine improprio. Questa teoria, mi chiedo, ha qualche assonanza con la fisica? Voglio dire: siete stati suggestionati da una qualche teoria in particolare?

Viviamo in un mondo davvero denso di informazioni. Niente appare vuoto. Probabilmente alcune teorie e la fisica, anche, mi hanno influenzato, ma non posso definirlo appieno. Specialmente perché ho una cattiva memoria, perciò ho la possibilità di re-inventare quanto mi serve nella maniera più congeniale alle mie esigenze artistiche.

• Nonostante il tuo film tratti tematiche complesse come la non linearità del tempo, ho apprezzato moltissimo il tuo stile: piani sequenza lunghi e ipnotici, primi piani sui volti, e in generale ho percepito, come tuo intento, quello di fare un film concettualmente complesso servendoti però di mezzi “poveri”; quelli che il cinema mainstream ha contribuito a far dimenticare, facendo sì che la gente sia sempre più poco abituata a pensare, a riflettere durante un film, a gustare un’inquadratura, a sviluppare una capacità attentiva. È corretto?

Sì, certamente. Il film per me è un posto dove posso creare differenti concetti sul tempo, le sensazioni, le relazioni, ecc. Come ho detto non provo a dare risposte. L’arte non è scienza, e non è compito dell’arte rispondere a delle domande. Per come la vedo, l’arte deve provocare riflessioni, e lasciare che ognuno tragga le sue conclusioni.

L’arte mainstream crea risposte molto semplici, difatti piace a molte persone. Pensare è difficile e richiede una certa responsabilità. Non tutti possono fronteggiare questo compito. Mi rendo conto che i miei film hanno davvero una piccola nicchia di pubblico, ma questo pubblico, credo, è devoto.

• Come ti sei avvicinato al cinema?

Ero stanco delle naturali limitazioni dell’arte “tradizionale” e dei suoi linguaggi e forme espressive. Sentivo una mancanza di risorse. Avevo bisogno di spinte, movimenti, suoni, che, come puoi vedere, sono molto importanti nei miei film. All’inizio ho lavorato nell’arte video, dopo ho ampliato la mia attività nel fare film.

• Quali forme d’arte ami oltre al cinema?

Mi piacciono tutte le forme di arte visuale, il teatro contemporaneo e la musica classica.

• C’è un regista, un film, un libro, che ti ha “cambiato” la vita? O che è stato importante per te?

No, non ce ne sono. Certamente, molte opere d’arte mi hanno influenzato, ma non posso dirne una o alcune che hanno “cambiato la mia vita”.

La libertà è la cosa più importante per me. Sono un artista e un regista davvero fortunato. Faccio sempre quello che voglio e che sento. Nessun committente mi ha mai ordinato cosa fare. Solo io decido cosa è buono o cattivo, cosa devo cambiare o cosa sviluppare. E’ una situazione piacevole.

• Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Ora sono impegnato con una serie di cortometraggi. Uno di questi è già fatto (Merry-Go-Round) ed è stato mostrato in cinque Festival internazionali di cinema. Altri, non sono bene quanti, stanno per arrivare.

Recensione: acedia.it

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