//DEMON [SubITA]

DEMON [SubITA]

 

Titolo originale: Demon
Nazionalità: Polonia
Anno: 2015
Genere: Commedia, Horror, Thriller
Durata: 94 min.
Regia:

 

Il regista polacco realizza un’agghiacciante versione moderna di un racconto popolare, ammantata di una superficiale patina comica.

L’unione di un film di possessione e una commedia con al centro un matrimonio può inizialmente sembrare uno strano sposalizio, del genere ‘gli opposti si attraggono’, soprattutto se al mix vengono poi aggiunti riferimenti della durevole eredità della Shoah in Polonia. In linea teorica, la combinazione di questi elementi non dovrebbe funzionare, lasciando gli spettatori in stato confusionale, rimbalzati dall’estremità di un genere all’altra lontanissima. Grazie al talento del regista , Demon riesce però a tirare insieme questi fili apparentemente eterogenei e creare una pellicola inquietante e misteriosamente divertente capace di dire molto di più sia di un horror che di una comedy medi.

Liberamente ispirato all’opera Adherence di Piotr Rowicki, Demon si muove rapidamente al di fuori dei confini della produzione teatrale d’origine. Si comincia con un viaggio in una piccola città della Polonia, dove gli edifici e il giallo acceso di una scavatrice si stagliano vividi su uno sfondo di nebbia, primo indizio della splendida fotografia ad opera di Pawel Flis. Piotr (Itay Tiran), chiamato “Python” dai suoi amici, giunge da Londra in una piccola isola polacca per incontrare la sua sposa, Zaneta (Agnieszka Zulewska). I due vivranno nella casa della di lei famiglia, una costruzione di campagna in piedi da decenni che ora si sta sgretolando e necessita di grosse ristrutturazioni. Una pesante ruspa è parcheggiata sulla proprietà, e un po’ di scavi per creare lo spazio necessario ai lavori dissotterrano presto uno scheletro sepolto nel giardino. Una Piotr sprofonda accidentalmente tra questi resti nel fango, cominciando poco dopo ad essere perseguitato e trasformato irrimediabilmente da tale contatto.

Mentre la celebrazione delle nozze prosegue per tutto il giorno e la , il ragazzo inizia infatti a mostrare sempre di più dei sintomi che confondono i suoi nuovi parenti acquisiti, un medico col vizietto dell’alcol (Adam Woronowicz) e un prete che ha un rapporto contrastato con la propria (Cezary Kosiński). Soltanto un anziano professore ebreo di larghe vedute (Włodzimierz Press) offre una spiegazione agli strani comportamenti dello sposo: Piotr è posseduto da un dybbuk, lo spirito maligno di un’antica leggenda Yiddish a metà tra il fantasma e il vampiro. Le storie di possessione spesso richiedono ‘prodezze’ fisiche da parte degli attori che ne interpretano le vittime, e Demon non fa eccezione in tal senso. Tiran ha imparato abilmente a contorcere il suo corpo così come l’ del cadere, ma è ugualmente in grado di comunicare la gioia e il emotivo del protagonista. Mentre Piotr comincia a subire sempre più l’influenza del dybbuk, la sposa, il padre (Andrzej Grabowski, in una straordinaria performance tragicomica) e il resto della sua famiglia provano a dimostrare ai molti ospiti che tutto in è a posto, con risultati variabili.

Alternativamente a suo vantaggio o suo demerito, Demon resta in qualche modo bloccato nel limbo tra un film horror d’atmosfera, un dramma sui rapporti umani e una commedia in costume del centro/est Europa (impossibile non pensare a Emir Kusturica). Si tratta quindi di una belle sfida sia per coloro che cercano di vendere il film così come per gli spettatori, che potrebbero faticare ad abbracciare il giusto mood della narrazione. L’opera di Wrona riesce bene nei minuti che dedica a ciascun sottogenere menzionato, ma il movimento continuo tra questi significa anche che non ci si sofferma mai troppo a lungo o completamente in un singolo stato. Gli elementi che circondano l’occulto dybbuk sono sconvolgenti (anche se mai davvero terrificanti) e i toni discordanti della colonna sonora di Marcin Macuk e Krzysztof Penderecki contribuiscono a quella sensazione. Quando Demon rimane più vicino ai suoi elementi orrorifici e drammatici presenta poi echi dei primi lavori di un connazionale illustre del regista, quel Roman Polanski di Repulsion e L’inquilino del Terzo Piano. Tuttavia, bollare la pellicola come un horror tout court potrebbe essere altrettanto fuorviante.

Mentre il film procede, si divide tra le sequenze del decadimento di Piotr e il proporzionale disfacimento della festa nuziale. Solleva quindi la questione di quanto bene un individuo possa conoscere il proprio partner e di come il matrimonio rappresenti una nuova fase della vita che può addirittura apparire come una metamorfosi vera e propria. Ma la scelta del dybbuk non è certo una coincidenza; il lungometraggio è evidentemente anche ossessionato dallo spettro dell’Olocausto e dai suoi effetti sulla Polonia. L’ che si impossessa del corpo di Piotr appartiene a una giovane donna misteriosamente scomparsa durante la Seconda Guerra Mondiale, poco prima del suo sposalizio. Ciò che rende la sua apparizione particolarmente toccante è che, ad eccezione del professore, lei è l’unica persona di origine ebraica presente alla celebrazione, marcando così in qualche modo definitivamente la l’assenza di tale gruppo non solo alla cerimonia, ma anche più ampiamente nella cultura locale. Nonostante le sue domande di più grande spessore e la loro gravità, Demon è però anche una divertente disamina di un ricevimento di nozze andato decisamente a rotoli e di come la risposta al problema qui sembri sempre essere più vodka nel bicchiere. E anche se il film si svolge nell’arco di solo un paio di giorni, dall’arrivo di Piotr alle conseguenze della cerimonia, sembra tuttavia arrancare nel fango nel tentativo di arrivare alla sua conclusione.

I critici possono trovare difficile giudicare Demon senza commentare l’improvviso suicidio di Wrona, avvenuto poco prima della premiere al Festival di Gdynia in Polonia nel 2015. Potrebbe essere semplice sottolineare quanto il film e il protagonista siano infusi di tristezza come probabile specchio del loro creatore, ma questa rischia di essere una visione troppo semplicistica delle lotte interiori di Wrona. Prima di Demon, l’autore polacco era balzato sotto i riflettori per The Christening e My Flesh My Blood, quindi la sua è una perdita enorme anche per il cinema internazionale, oltre che ovviamente per la sua famiglia e gli amici. In quanto suo ultimo lavoro, Demon è una pellicola che migliora quanto più a lungo si sedimenta nello spettatore, quando svariate immagini riescono a penetrare a fondo nell’inconscio per riemergere senza preavviso. Il credito di questo risiede soltanto in Wrona e nella sua regia, che hanno lavorato insieme per creare un’agghiacciante versione moderna di un racconto popolare.

Recensione: ilcineocchio.it

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