//DRACULA – PAGES FROM A VIRGIN’S DIARY [SubITA]

DRACULA – PAGES FROM A VIRGIN’S DIARY [SubITA]

 

Titolo originale: Dracula: Pages from a Virgin’s Diary
Paese di produzione: UK
Anno: 2002
Durata: 73 min.
Genere: Horror, Visionario
Regia:

 

1897. Lucy (Tara Birtwhistle), giovane che vive con la madre malata, ha diversi ammiratori disposti a tutto pur di ricevere le sue grazie. Al conte Dracula (Zhang Wei-Qiang), però, basta un morso per conquistarla e farla sua per sempre. Ma non ha fatto i conti con Van Helsing (Dave Moroni), esperto vampirologo.

Se pensavate che non avesse più senso fare un film su Dracula all’inizio del nuovo millennio… ricredetevi. Tra i migliori risultati della carriera di , questo lungometraggio non assomiglia a nessun’altra rappresentazione del mondo dei vampiri realizzata nella storia della settima arte. Più che al romanzo di Bram Stoker, Dracula: Pages From a Virgin’s Diary prende ispirazione da un balletto teatrale di Mark Godden, coreografato dal Royal Winnipeg Ballet. Accompagnato dalle note soavi di Gustav Mahler, il risultato è così un film-balletto dove immagini e suoni danzano all’unisono, senza bisogno di alcuna parola. Maddin, qui all’apice della sua creatività, ha realizzato un lungometraggio completamente muto, che utilizza le tecniche tipiche del dei primi decenni del Novecento: mascherini, filtri colorati, didascalie. Ribaltando la struttura narrativa dell’opera di Stoker e sfruttando a pieno una serie di colori in grado di risaltare a pieno sul bianco e nero (il rosso per il sangue, in primis), il regista canadese ha firmato una vera e propria esperienza di visione, funambolica e roboante, capace di meravigliare anche lo spettatore meno propenso. Non si è limitato, però, all’aspetto estetico ma, a modo suo, ha dato vita a una pellicola fortemente politica, in cui si va a enfatizzare la xenofobia dei personaggi nei confronti del vampiro (non a caso interpretato da un attore cinese). È un Dracula androgino, sensuale e misterioso, ma tremendamente diverso e per questo impossibile da accettare. Vincitore di diversi premi internazionali, tra cui quello per il miglior film al Festival di Sitges.

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Grazie a Gabriele Bajo.

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