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Shadow

EROS + MASSACRE [SubITA] 🇯🇵

Titolo originale: Erosu purasu gyakusatsu
Nazionalità: Giappone
Anno: 1969
Genere: Drammatico, Erotico, Storico
Durata: 215 min.
Regia:

 

Nel caos che seguì il terribile terremoto del Kantō nel 1923, il governo giapponese temendo un tentativo di sovversione da parte degli anarchici, mandò una squadra di militari ad arrestare Sakae Ōsugi, Noe Ito e Sakae la sua nipote di sei anni. Successivamente furono uccisi e i loro corpi gettati in un pozzo. Questo scandaloso avvenimento viene ricordato con il nome “L’incidente di Amakasu”.

Il film è la biografia dell’anarchico Ōsugi Sakae e del suo rapporto con tre donne: Hori Yasuko, sua moglie, Noe Ito, la sua terza amante che muore con lui, e la sua gelosa seconda amante, Masaoka Itsuko, una femminista militante che tenta di ucciderlo in un casa da tè nel 1916. Parallelamente al racconto della vita di Ōsugi, due studenti fanno una ricerca sulle teorie politiche e sulle idee dell’amore libero che lui sosteneva. Alcuni dei personaggi del passato e dal presente si incontrano coinvolgendo i temi del film.

Costato oltre 10 milioni di Yen, Erosu purasu gyakusatsu è il 13° film di Yoshida.

Un film sperimentale come pochi altri, dove la telecamera in spalla, la splendida fotografia di Hasegawa Motokichi, tesa ad un bianco accecante, quasi esplosivo, nucleare, e un montaggio ad non lasciano di certo indifferente lo spettatore.

Il film rappresenta un notevole cambio di direzione per Yoshida, in quanto prima d’ora il regista nipponico aveva concentrato la sua attenzione soprattutto sui rapporti sociali tra uomo e (come in Affair in the Snow), e tra l’individuo e la società, mentre adesso è la società stessa ad essere indagata. Ma cambiano anche i concetti alla base…

Se prima Yoshida concentrava la sua esegesi dell’amore nel rapporto\desiderio\costruzione di “famiglia”, ora esplora un altro aspetto dell’amore, cioè quello dell’amore libero (il menage a trois in cui è coinvolto Ōsugi). Ōsugi così rompe lo schema strutturale della famiglia e in tal modo rompe con la società stessa che su questi schemi è stata fondata.

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Yoshida analizza in effetti un periodo storico di grande fermento in patria, ed è per questo che decide di raccontare il film sotto due fronti: passato[1] e presente. Da un lato i moti degli anni sessanta, dall’altro l’incidente Amakasu in era Taisho (1912-1926). Si tratta di due eventi molto distanti, ma che presentano molti parallelismi[2].

Nel corso delle sue tre ore e mezza, il film di Yoshida frantuma quasi ogni barriera tra passato e presente, finzione e realtà, la teoria e la pratica, anche in quanto sottolinea la distanza tra le persone. In questo contesto, dove essere contrario a tutto è quasi la norma, non deve stupire che la figura di Ōsugi fosse vista come oggetto di riflessione e quasi come un modello dagli studenti giapponesi che contestavano il rinnovo del trattato bilaterale con gli USA e l’apertura di nuove basi militari.

È una “dialettica del collasso” quella di Yoshida…

È come se qualsiasi tentativo di comunicazione fosse destinato all’autodistruzione, all’implosione.

Si pensi anche alla scelta di Yoshida di usare due stili narrativi diversi per raccontare passato e presente. Nel primo caso sembra di essere di fronte ad un film di stampo quasi ozuiano, con la telecamera e la regia di una compostezza quasi “pittorica”, mentre il presente è raccontato con la telecamera “a braccio”, spesso non messa a fuoco, con il baricentro impazzito e che cerca punti di vista “insoliti”, tanto che alcuni critici hanno associato Yoshida a certo Warhol.

Anche la realtà ci viene mostrata sfocata, quasi fosse un punto di vista, come nell’emblematica scena in cui la di Ōsugi, scoperti i suoi tradimenti, lo accoltella. Questo tentativo, fallito, di omicidio, ci viene mostrato attraverso tre prospettive, che cambiano a seconda di chi le immagina o a seconda di come le si vuole vedere (Osugi è un martire o un fallito?), in un’apoteosi registica che dimostra come il “decostruttivismo” yoshidiano sia giunto alla piena maturazione.

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Il cinema del collasso di Yoshida raggiunge con Eros + Massacre il suo vertice. La vita e la morte diventano in esso il motore dell’azione, laddove il ne diventa il carburante. L’erotismo nel capolavoro yoshidiano non si spreca, e porta ad alcune delle scene più belle del film (si pensi alla surreale masturbazione sotto la doccia nei primi 15 minuti)…

Yoshida critica il passato, lo eleva a modello, vi si mentiene fedele e lo rinnega, andando oltre.

È il cinema. Un cinema nuovo, che trova i suoi maestri in Takechi ed Oshima, ma che trova il suo vertice e la sua sintesi (ma è un parere personale, ci tengo a precisarlo), proprio in Erosu purasu gyakusatsu.

È un film straordinario, che rompe con il cinema giapponese del passato, che continua a vivere nell’opera di , e che con essa muore.

– Qualcuno perse le orecchie, incastrandole nella porta.

– Le orecchie? Ma allora, come poteva sentire il proprio pianto?

Ringrazio tanto Annina per avermi accompagnato nell’impresa, senza di lei non ci sarei mai riuscita. Ringrazio inoltre Shimamura che mi ha gentilmente offerto un testo da lui scritto sul film, e che ho integrato a quel poco che avevo buttato giù. Ed infine, un grazie speciale a Ronny, che con il suo preziosissimo aiuto tecnico ha risolto dei problemi nerdistici per me troppo astrusi!

[1] L’incidente di Amakasu, cui si ispira il film..

[2] Il grande terremoto del Kanto del 1923 in un caso, la sconfitta militare e la presenza degli Americani nel secondo.

Recensione: asianworld.it

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