//ESSENTIAL KILLING [SubITA]

ESSENTIAL KILLING [SubITA]

 

Titolo originale: Essential Killing
Paese di produzione: Polonia, Norvegia, Ungheria, Irlanda
Anno: 2010
Durata: 83 min.
Genere: Thriller, Guerra
Regia:

 

Un uomo è catturato dalle forze armate americane in Afghanistan e viene trasportato in un centro di detenzione segreto in Europa. Il veicolo sul quale viaggia ha un incidente e il prigioniero si trova in fuga nella foresta innevata. Braccato dall’esercito  deve lottare fino all’ultimo sangue e uccidere per sopravvivere.

Nella luce accecante del deserto afghano i militari americani sono in missione segreta. Nascosto tra le pareti della roccia un uomo cerca una via di fuga ma viene catturato e fatto prigioniero. Di lui non sappiamo nulla, così come ci sono sconosciuti  i motivi della missione dei soldati Usa e il luogo dove si sta svolgendo l’interrogatorio-tortura. Quando l’uomo, approfittando dell’incidente del suo convoglio, fugge verso la libertà lo ritroviamo in una foresta coperta di neve, in un luogo e in un tempo che sembrano sospesi e in cui la natura selvaggia è l’unica possibilità per l’umana sopravvivenza.

Skolimowksi vuole tracciare una parabola simbolica della brutalità primordiale della caccia e dell’inseguimento tra il cacciatore e la sua preda ma il limite di Essential Killing sta proprio nel non riuscire a collocare, nello spazio, il suo protagonista. Il regista ha infatti dichiarato di essersi ispirato alla controversa questione dei centri di detenzione segreti della Cia in Europa ma tutto questo resta addirittura oscuro allo spettatore. Ciò che si mostra, infatti, è la strenua lotta di un uomo che attraversa un territorio a lui sconosciuto, tentando di portare in salvo una vita lontana miglia e miglia da quella casa e quella patria che gli appaiono, negli squarci di momentanee allucinazioni, nella vividezza del ricordo di una moglie, di un figlio, di  una preghiera rivolta ad Allah. La critica politica resta sullo sfondo a fungere quasi da suggestione per un racconto che, fondamentalmente, si snoda attraverso una fuga – terribile, ferina, violenta – in cui si uccide per sopravvivere e dove l’uomo, come un animale braccato  in cerca di cibo, dimentico di ogni traccia di umanità, arriva a regredire come un cucciolo selvaggio. Un muto Vincent Gallo si aggira, famelico, in ogni inquadratura e finisce per incontrare una compassionevole (e altrettanto muta) Emmanuelle Seigner che sembrerà regalargli una via d’uscita su un cavallo bianco.
Una trita simbologia che svilisce, sul finale, un film già sufficientemente irrisolto e che, in questo epilogo, ne rivela mestamente la vacuità.

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