//FUNERAL PARADE OF ROSES [SubITA]

FUNERAL PARADE OF ROSES [SubITA]

 

Titolo originale: Bara No Soretsu
Nazionalità: Giappone
Anno: 1969
Genere: Drammatico, Visionario
Durata: 105 min.
Regia:

 

La trama, percorsa a colpi sapienti di flashback e flashforward fino al finale, non è altro che una trasposizione, nella moderna Tokyo dei tempi, della tragedia “Edipo Re” di Sofocle. Con una particolarità: questo “edipo” è transessuale.

A parte il particolare citato, che causerà inversione ai sessi dei protagonisti principali dell’opera originale pur mantenendone inalterata la sostanza, questo film che passa anche tra cinema, meta-cinema e documentario è veramente, come dicono in molti e sottoscrivo, un’Esperienza di Visione ancora oggi d’incredibile originalità.

Film Pop, Psichedelico, Ipnotico, Underground… qua c’è di che sbizzarrirsi coi tentativi d’etichettarlo ma è dura, e poi usare questa terminologia non è proprio nelle mie corde. Ho messo in calce tanti frame, perché mi piace poter ricordare numerosi aspetti del film e poi perché qua parliamo di un Capostipite di un uso della camera e del montaggio, e anche delle musiche, che ha fatto scuola. Pare che Stanley Kubrick ci si sia ispirato molto per alcune idee di “Arancia Meccanica”, lo avrebbe persino dichiarato. C’è persino gente che parla di plagio! A me pare eccessivo dire ciò, certo che il copia-modifica-incolla non è chiaramente una prerogativa tarantiniana e dopo aver visto “Funeral Parade of Roses” possiamo dire che è stata anche kubrikiana (molto meno eh! mooolto meno).

Con la trama me la sono cavata grazie a Sofocle. Non è abbastanza, ma voglio cavarmela con poco.
Aggiungo solo, sempre commentando pareri letti in giro, che sono d’accordo sul fatto che, per quanto il film sia ambientato negli “ambienti” dei trans e dei gay, è sbagliato definirlo un film loro dedicato. Proprio come il dramma greco, è un’analisi della natura umana combattuta tra destino e autodeterminazione, “casualità” che non possiamo prevedere e realtà che si desidera comprendere anche se ciò può essere fatale. “Edipo Re” di Sofocle è un’opera che va ben oltre il semplice dramma di un’incesto, tra i libri obbligatori nella vita di una persona. Matsumoto con grande genio di mostra questo dramma in un’ambientazione ai confini del “moralmente lecito” secondo il comune senso del pudore (di allora, per non parlare di oggi…), quindi in un contesto dove chi decide di vivere si mostra e si apre molto più che altrove. Non a caso a un certo punto le didascalie che ogni tanto compaiono parlano di “maschere”, del fatto che gli uomini coprono se stessi con immagini che ritengono adatte alle situazioni. Ci sono, secondo il narratore, persino maschere che coprono maschere, in una serie infinita d’inganni. Trans, Drag-queen, gay, ritratti sia come attori che lavorano nel film sia come personaggi interpretati, sono cristallini, scoperti, anche in qualche modo fatalisti, comunque puri e “smascherati” e quindi meravigliosamente adeguati a rappresentare la vicenda di Edipo.

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Uno di quei film che spostano in avanti il termine Genio applicato al Cinema. Capolavoro da Olimpo degli Olimpi. Visione imperativa categorica, oltretutto gradevolissima anche da un punto di vista puramente ludico visto che non sono pochi i momenti davvero esilaranti. Insomma, non esiste scusa possibile per non vederlo, e rivederlo, e rivederlo…

Recensione: robydickfilms.blogspot.it

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