//HEMA HEMA: SING ME A SONG I WAIT [SubITA]

HEMA HEMA: SING ME A SONG I WAIT [SubITA]

 

Titolo originale: Hema Hema: Sing Me a Song While I Wait
Paese di produzione: Bhutan
Anno: 2016
Durata: 96 min.
Genere: Drammatico, Thriller, Esoterico, Spirituale
Regia:

 

Da qualche parte nel profondo di una foresta del Bhutan, ogni dodici anni si radunano uomini e donne scelti dal Vecchio per godersi alcuni giorni di anonimato. Sagome mascherate partecipano a rituali, spettacoli e balli. Senza volto, gli uomini e le donne si lasciano andare, giocherelloni e audaci. Un uomo partecipa a questo evento per la prima volta ed entra nell’esperienza come un neonato. Inciampa goffamente nei primi giorni, ma si adatta rapidamente, e quando vede Red Wrathful, diventa totalmente ubriaco di lei. Ma il suo desiderio lo porterĂ  su una strada pericolosa.

C’ù un’immagine che sfugge letteralmente in ‘Hema Hema: Sing me a Song While I Wait’ del regista butanese ed Ăš quella contenuta nel titolo dell’opera, l’attesa. Un’attesa che sfugge volutamente, che si incastra nel bel mezzo di due tempistiche ben determinate, due frammenti uniti dal ricordo di un dramma; di quella vergogna della quale il protagonista fa la propria condanna. Si puĂČ dire dunque che sia il mistero a segnare la vita del giovane, quell’inatteso imprevedibile che, di un semplice scambio di maschere, fa di una vita un vero e proprio giogo, ventiquattro anni di dolore e di tortura. A questo senso Ăš geniale l’incipit che, incomprensibile fino agli ultimi attimi, mostra una donna volto e incarnazione di un’onta indelebile. Ma non Ăš questo in fin dei conti a stupire maggiormente dell’opera in causa. Sembra infatti che ogni cosa, ogni scena, ogni volto, persino ogni emozione, nel suo proporsi venga investita da un fascio di luci di una bellezza radiosa, di quel rosso acceso che si fonde col tramonto sfumandosi in un arancio caldo e denso come l’anima del ragazzo. Immagini di una bellezza toccante.

Un ragazzo si ritrova parte di un gruppo di prescelti che, ciascuno indossando una maschera, dovrà sottostare per un lasso di tempo di imprevedibile durata ai fondamenti di un misterioso ordine di saggi. Prerogativa necessaria: non svelare la propria identità. Una notte tutto cambia, uno scambio di maschere ed il protagonista si ritrova ad avere un rapporto sessuale con una ragazza a lui estranea. La vita distrutta, consumata dal dolore, molti anni dopo egli torna nel luogo a lui un tempo familiare per scoprire l’identità della figlia nata da quel fatidico rapporto.

Attimi di danza, di rituali e cerimoniali, echi di un mondo lontano che inneggiano ad un ideale di libertĂ  superiore ad ogni cosa, inestinguibile falĂČ che punisce l’inottemperanza glorificando un concetto di uomo e di ancora incomprensibili. Da qui la maschera come espediente per l’istituzione di una comunitĂ  di anonimi, senza soggettazione nĂ© individualitĂ , ma altresĂŹ la maschera per proteggersi da se stessi, dalla propri identitĂ . Si entra cosĂŹ in un gioco di ruoli la cui posta Ăš la vita propria e quella altrui, ci si conforma ad un’alteritĂ  prescindendo da ciĂČ che si era, quasi come il rito fosse una via per risorgere in un’altra vita, una possibilitĂ  per ricrearsi e fuggire dal dovere sempre riconoscersi. Non c’ù piĂč bisogno di adeguare la propria entitĂ  ad un’identitĂ , la propria essenza alla materia, conformarsi ad un precetto significa in un certo senso escluderlo, negarlo assoggettandocisi, in questo caso riplasmarsi di nuova consistenza.

Avvolti in quell’oscuritĂ , chiusi in quella fitta boscaglia verdeggiante e interminabile, Norbu ci mostra un mystery dalle tinte fosche, riflessive. Un mystery dai tratti filosofici che svela le proprie carte lentamente, assoggettando lo spettatore al contesto, saturandolo di moralismi inafferrabili: calandolo con incredibile audacia nel bel mezzo di svolgimenti folli e rumorosi (danze, discoteche, corse frenetiche) cosĂŹ come ascetici e puramente contemplativi. È la ricreazione di uno scenario che sottolinei ed amplifichi le sensazioni del momento. Quel blu scuro proprio della notte a cielo aperto cozza volutamente con una vastitĂ  di colori variopinti tra i quali spiccano il rosso e l’arancio, creando un alternarsi cromatico affascinante e visivamente sublime, persino quando la mdp stringe sui volti per congelarne la necessitĂ  (come nella scena finale dell’opera, lo scambio di sguardi in continuo messa a fuoco e rallenty tra il protagonista e la presunta figlia). Se dunque non si puĂČ glorificare quest’opera per la sua unicitĂ , almeno in questa sede la si puĂČ ritenere a conti fatti un lavoro saggio, analitico, esteticamente avvincente e dai toni solenni, profondi e di rara intensitĂ .

cinepaxy.wordpress.com

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