//HONEYMOON [SubITA]

HONEYMOON [SubITA]

 

Titolo originale: Honeymoon
Paese di produzione: USA
Anno: 2014
Durata: 87 min.
Genere: Horror, Thriller
Regia:

Freschi di nozze, Paul e Bea viaggiano fino a un remoto lago nelle campagne canadesi per la loro luna di miele. Poco dopo l’arrivo, Paul trova Bea errante e disorientata nel bel mezzo della notte. Non appena il comportamento della moglie diventa sempre più strano, Paul inizia a sospettare che qualcosa di più sinistro di un semplice episodio di sonnambulismo abbia avuto luogo nei boschi. filmtv.it

La cosa più bella dell’avere un blog gestito alla come capita è quella di passare con disinvoltura dai blockbuster ai film indipendenti a micro budget. In questo caso, ci occupiamo di un esordio dietro la macchina da presa. Dopo una carriera da assistente di produzione per film come Mirror Mirror ed Europa Report, Janiak scrive e dirige un classico ibrido di horror e fantascienza, una storia non di certo originale (ma a me dell’originalità frega molto poco), ben inserita nel solco della tradizione inaugurata da Don Siegel nel 1956 e, su carta, da Jack Finney prima di lui.
Eppure, se non c’è nulla di nuovo nell’idea di base di Honeymoon, Janiak riesce comunque a narrare una vicenda che abbiamo già sentito mille volte in maniera personale, senza creare una fotocopia o, ancora peggio, un prodotto che fa della citazione e dell’ammiccamento il suo unico punto di forza.
Janiak mette così in scena, con soli quattro attori, di cui due appaiono per pochi minuti, un paio di location ed effetti speciali quasi nulli, un dramma sulla paranoia e sulla perdita di identità. E lo fa in modo magnifico.

Bea (Rosie Leslie) e Paul (Harry Treadaway) sono una coppia appena sposata, in viaggio di nozze nel cottage sul lago dei genitori di lei. I due sono innamoratissimi, molto legati, profondamente felici. Janiak, bastarda fino al midollo, si prende tutto il tempo necessario per mostrarci questa felicità nei dettagli. A differenza di moltissime pellicole incentrate su una coppia alle prese con una minaccia che va a minarne le fondamenta, Honeymoon non ci presenta i due sposini sull’orlo dello sfascio o di una crisi coniugale dopo appena tre giorni di matrimonio. Paul e Bea vanno d’accordo, ridono molto e sembrano divertirsi anche a compiere degli insignificanti gesti quotidiani, non ancora diventati routine. C’è solo un piccolo momento di tensione tra i due, quando una battuta di Paul porta al discorso figli e Bea reagisce male. È un momento che pare messo lì un po’ a cavolo, ma che in ha un ruolo ben preciso nell’economia del film. Ed è ammirevole il modo in cui Janiak ce lo fa passare, quasi inosservato, del tutto privo di enfasi.
L’idillio di Bea e Paul prosegue un paio di giorni, fino a un bizzarro incontro con un amico d’infanzia di Bea. Forse un ex ragazzo, anche se la cosa non è del tutto chiara. L’uomo si comporta in maniera strana, sfascia lampadine e cerca di tenere lontani i due da sua moglie, che pare assente, un po’ stordita e non del tutto sana di mente. Con qualche piccola frecciatina gelosa di Paul, gli sposini tornano a casa.
E, quella notte, Bea sparisce nel bosco. Per essere ritrovata poco dopo nuda e in stato confusionale. Non ricorda cosa le sia successo e lamenta una profonda stanchezza.
A partire dal giorno dopo, Bea non è più la stessa. È distratta, dimentica cose semplicissime come saper fare un caffè o cucinare dei toast. Con Paul è distante, lo tiene lontano fisicamente.
E, in maniera abbastanza ovvia, Paul si convince che nel bosco lei abbia incontrato il suo amico e sia successa qualcosa con lui. Ma la spiegazione non è così semplice.

Honeymoon si basa su una struttura molto semplice, quasi abusata, se vogliamo essere spietati: la persona che ho accanto non è più la stessa. È stata declinata, e lo sarà ancora, in milioni di modi differenti e con altrettanti meccanismi. Janiak lo sa ed è consapevole che i suoi spettatori saranno a conoscenza di ciò che sta accadendo a Bea, molto prima che lo sappia il povero Paul.
Sceglie quindi, come punto di vista del suo film, proprio quello, completamente ignaro, di Paul.
Quello che sta passando Bea, il suo conflitto lacerante e penoso, ci è tenuto nascosto. E in questo si crea un interessantissimo corto circuito tra quello che, in quanto spettatori smaliziati e abituati a un certo tipo di visioni, diamo per scontato, e quello di cui invece la regista ci tiene all’oscuro.
Perché il fulcro del film non è tanto l’invasione aliena, al massimo un mero pretesto. Il fulcro del film è invece la messa in discussione dell’identità della persona amata, così come la concepiamo attraverso un bagaglio di ricordi condivisi e di gesti compiuti quotidianamente insieme.

E quando vediamo Paul scoprire dei quaderni su cui Bea scrive in maniera ossessiva delle informazioni basilari come il proprio nome, o il luogo in cui abita, capiamo finalmente il motivo di quella prima parte così minuziosa, all’apparenza quasi superflua, nel raccontarci la di questa coppia normalissima. Capiamo l’insistenza nella descrizione del momento in cui si sono conosciuti, o del modo in cui Paul le ha chiesto di sposarlo. Perché tutti questi dettagli stanno sparendo gradualmente dalla mente di Bea, nonostante gli sforzi con cui lei cerca di mantenerli vivi nella sua memoria, nonostante provi a passare serenamente i suoi ultimi giorni da essere umano.

Il povero Paul non può capire. E resta ignaro e impotente fino agli ultimi minuti di film.
Come sempre, il cinema dell’orrore, quando è davvero ben riuscito, ci racconta di brave persone a cui accadono cose orribili, e non ci offre scappatoie o consolazioni di alcun tipo. Entriamo in luoghi freddi e oscuri, dove tutto ciò che amiamo ci viene portato via. E noi possiamo solo stare a guardare, sbagliando sistematicamente ogni mossa.
La silenziosa sconfitta di Bea, la rabbia e le lacrime senza speranza di Paul mi perseguiteranno a lungo.
Honeymoon è un’ottima variazione su un tema semplice e sempre molto efficace. Ma condotta con una profondità e un’umanità davvero rare.
Due attori, un laghetto e due alberi come location, idee chiare, interpreti perfetti e ottimi dialoghi. Pochissimo sangue, tranne in un paio di scene alla fine e una riflessione mai banale sull’esistenza condivisa.
Se però cercate troppe spiegazioni, statene alla larga, perché non ce ne sono affatto.

ilgiornodeglizombi.wordpress.com

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