//IDIOTS AND ANGELS 🇺🇸

IDIOTS AND ANGELS 🇺🇸

Titolo originale: Idiots and Angels
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Genere: Animazione, Commedia, Drammatico
Durata: 78 min.
Regia:

 

Auto Perpetuo

Può, in un lungometraggio cartoon di 78 minuti, la lista dei ringraziamenti essere più lunga di quella degli animatori?
Sì. E non è l’unico miracolo compiuto da Plympton in questa pellicola, Idiots and Angels. Con una squadra di lavoro meno che essenziale, sotto organico anche rispetto ai canoni di certo cinema animato indipendente, l’autarchico di Portland porta a casa l’ennesimo bel lavoro; e “movimentato”, come ci, e gli, piace. Corpi ridisegnati costantemente (sì, lo so che è animazione…), idee a bizzeffe, soluzioni grafiche mai digiune di senso del ritmo e funzionali all’acidula sceneggiatura; ma, soprattutto, unità d’intenti. Il vero miracolo, ali d’angelo su coglione a parte, è proprio la qualità coibentante dell’estro plymptoniano, capace di generare un tourbillon di rodovetri e trovate e non risultare dispersivo o stucchevole, ripetitivo o “pointless”. Forse è proprio grazie al ruolo totalizzante di Padre Padrone che impone alle sue opere, ma l’ossimoro compattezza/fuochi d’artificio gli riesce spesso, e certamente in questo caso.

Parabola metropolitana dal tratto materico, matitoso, nella quale al pessimo protagonista, Angel, immorale e mediocre, crescono un paio di attributi veramente angelici [1], Idiots and Angels si compiace di rovistare tra le bassezze dell’animo umano e i baratri dell’umano intelletto, senza però risultare per un attimo deprimente o noioso. Le ali del nostro, motrici coscienziose che per il suburbano mascalzone si rivelano una maledizione da radere via, sono forse gli unici agenti veramente morali della pellicola, in un mondo dove anche gli appena un po’ più conoscenti di Angel si comportano secondo opportunità e, comunque, stolidamente. Se, infatti, all’inizio il peggiore  di tutti ci appare Angel stesso, venditore d’armi dal tentato stupro facile, progredendo negli eventi i personaggi di contorno si riveleranno quasi tutti egualmente egoistici, deficienti e crudeli, con l’unica eccezione del “Love Interest”, una cameriera da bettola avvenente quanto mal ammogliata. Tutti tranne lei, infatti, vorranno per loro le appendici aviatorie, dal marito, oste col ghiribizzo del terrorismo a fini di monopolio, al dottore interpellato da Angel, vile e frustrato, in una sarabanda di chirurgia dei trapianti disgustosa e ridicola.

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Al termine di tutta questa divertente immondizia morale, c’è anche spazio per un lieto fine le cui modalità riguardano però più Alien che La vita è meravigliosa (Plympton Rules). Ma basta spoiler. Conclusione: inutile dire che al recensore questo (pen)ultimo lavoro del regista-animatore-produttore-ecc  nativo dell’Oregon è garbato oltremisura, forse più utile chiosarne il perché: come per tutte le opere di Plympton che ho visto, alla fine il minutaggio non mi sembrava mai abbastanza; nonostante il profluvio di gag, la più grande qualità dell’indipendente omnicomprensivo quasi Oscar 1991 per In Your Face rimane la freschezza, cura perfetta per ogni possibile nausea da barocchismo.

All’asta nastro con Lennon ubriaco. I critici: “Sempre meglio degli Wings”.

NOTE
1. Scapolari, quegli attributi, che gli angeli non hanno sesso, e il nostro main character già ce l’ha, maschile.

Recensione: quinlan.it

 

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