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Shadow

THE OLD MAN AND THE SEA [SubITA]

 

Titolo originale: The old man and the sea
Nazionalità: Canada, Giappone, Russia
Anno: 1999
Genere: Animazione, Corto
Durata: 20 min.
Regia:

 

La trasposizione cinematografica di un libro capillarmente rinomato come quello di Hemingway costringe l’impavido regista a mettere in conto un paio di cose: che, banalmente, la trama è presente a prescindere nel bagaglio di ogni spettatore, sicché il vecchio Santiago e il giovane Manolo sono figure che non hanno nulla da nascondere, la solarità con cui li si incontra è palese; e che il sottofondo di questa parabola, o i sottofondi, sono già conosciuti da chi ha letto il testo originale, e quindi del fatto che la vittoria dell’uomo sia spesso mozzata e che anche quando si presenta la sconfitta ciò che conta è lo sforzo per affrontare il destino avverso, per chi conosce la storia sono questioni che perdono smalto perché prive del cosiddetto “effetto sorpresa”.

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Emerge la necessità di scandagliare il come del lavoro che diventa il vero nucleo progettuale. Di film tratti da Il vecchio e il mare se ne possono contare almeno due, uno del ’58 con quell’arcigna maschera hollywoodiana che rispondeva al nome di Spencer Tracy, e uno del ’90 prodotto per la televisione con Anthony Quinn protagonista. In entrambe le pellicole si parla tramite le consuete enciclopedie, con il corto di datato 1999 il registro generale è invece un altro e decisamente più stuzzicante; la tecnica utilizzata da questo animatore russo ha un che di certosino perché si modella nella manualità, nell’azione delle dita che pitturando sul vetro si sostituiscono ai pennelli. Il risultato è una sbocciatura cromatica che investe per la sua carica portentosa, per la sua predilezione ai toni nostalgico-tropicali, per la consapevolezza di essere oggetto “artigianale” [1] ma non per questo meno bello di produzioni soffocate dall’alta tecnologia.

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Il vecchio e il mare di Petrov è in sostanza un ritratto fortemente impressionista che punta tutto sulla forma, la fedeltà alle parole di Hemingway, nei confini del minutaggio, è massiccia e ciò porta ad una limitazione dello stupore, ci sono però segmenti degni di nota come i flashback o come la soggettiva dell’uccello che si tuffa nel mare ad arricchire un film che può vantare innegabilmente un’estetica di prim’ordine.
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[1] In alcuni punti si notano chiaramente le “ditate” utilizzate per la colorazione, probabilmente il termine artigianale non è tra i più consoni ma escludendo ogni accezione negativa è quello che per il sottoscritto calza di più.

Recensione:  pensieriframmentati.blogspot.it

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