//IN BRUGES [SubITA]

IN BRUGES [SubITA]

 

Titolo originale: In Bruges
Nazionalità: UK, USA
Anno: 2008
Genere: Commedia, Drammatico, Poliziesco
Durata: 107 min.
Regia:

 

Attenzione: qualche spoiler

Film meraviglioso impossibile da catalogare in qualsivoglia genere data la straordinaria abilità nel mescolare l’atmosfera da spy story, la brillantezza dei dialoghi, la profondità dei temi trattati.
In Bruges è stato scritto da delle mani in stato di grazia, talmente bene che forse diventa proprio questo il suo limite, quello di essere troppo “vario” e intelligente per piacere sia a chi cercava un film di genere, sia a chi aveva voglia di passare una serata tranquilla. Attenzione, niente nel film risulta troppo complesso o troppo pesante, ma per gustarlo appieno ha senz’altro bisogno di una visione attenta e non superficiale.
Partiamo dagli attori per una volta. L’interpretazione dei 3 personaggi uomini principali è perfetta, con una menzione particolare al meno famoso dei tre, Brendan Gleeson, nella parte di Ken, killer collega di Ray (Colin Farrell), entrambi spediti nella magnifica cittadina di Bruges dal loro capo Harry (un glaciale Ralph Fiennes) apparentemente per un periodo di riposo susseguente a una missione andata male per colpa dell’uccisione involontaria di un bambino da parte di Ray. Non sarà questo il vero motivo…

L’atmosfera della cittadina belga è straordinaria, c’è un uso perfetto dei luoghi tanto che lo spettatore a fine film saprebbe quasi come muoversi nei vicoli e nelle piazze di Bruges. Poche volte nel cinema recente ho visto un film omaggiare una città in questo modo, peraltro sempre funzionalmente alla trama (e non per cartolina) tanto che alcuni luoghi entrano prepotentemente nel plot (come i canali, come la piazza dove tutti si ritroveranno, come la fatale torre). La fotografia va di pari passo con la bellezza del luogo. I dialoghi sono meravigliosi e a volte raggiungono punte di comicità altissime (“Il Tottenham è come chi va in purgatorio, non ha fatto sempre schifo ma neanche granchè” o la telefonata quasi surreale tra Ken ed Harry o il nano e i suoi sedativi per cavallo o soprattutto il dialogo sul volontario del traffico cinese). Ma, come dicevo all’inizio, quello che sorprende di più è l’eccezionale qualità di scrittura grazie alla quale nessuna scena, nessun discorso, nessuna scelta dei protagonisti, niente risulta superfluo o forzato ma tutto ritorna perfettamente. Così ad esempio le 2 scazzottate notturne di Ray, apparentemente atte soltanto a definirne il carattere, risultano decisive, la prima affinchè lui ritorni a Bruges con la polizia, la seconda per far sì che lo skinhead faccia la spia per vendetta. Per non parlare della promessa di Harry di suicidarsi nel caso avesse ucciso un bambino (vedi poi finale) o di come il nano protagonista del film nel film dichiari che nell’ultima scena dovrà esser scambiato per un ragazzino (come in effetti sarà nel “vero” film).

Davvero ottima la caratterizzazione dei personaggi per cui ognuno dei tre si troverà ad affrontare un confronto con la propria coscienza e, forse, vivere un attimo di redenzione e pentimento prima della tragica fine. Come si fa a parlar di film “leggero” o porre l’accento sulla brillantezza quando si vedono ragazzini uccisi, corpi mutilati e si affrontano psicologie e tematiche così profonde? Mentre nel finale Ray veniva trasportato in barella come un nuovo Carlito mi sono reso sempre più conto di come sotto battute tarantiniane, situazione surreali e divertissement vari, In Bruges possieda un’, un’ tragica e malinconica come tragico e malinconico è l’uomo che deve guardare in faccia i propri errori.

Recensione: ilbuioinsala.blogspot.it

 

 

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