//JIN-ROH [SubITA]

JIN-ROH [SubITA]

 

Titolo originale: Jin-Rô
Nazionalità: Giappone
Anno: 1999
Genere: Animazione, Drammatico, Fantastico
Durata: 102 min.
Regia:

 

Dieci anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il poliziotto anti-terrorismo Fuse viene sospeso dal servizio per non aver fermato in l’attacco kamikaze di una giovane ragazza. Nel tentativo di raccogliere informazioni sulla vittima, Fuse si imbatte nella sorella di lei, con cui nonostante le rivalità forma un forte rapporto.

Ideato e scritto da Oshii Mamoru tre anni prima di Ghost in the Shell, Jin-Roh (Jin-rou), trasposizione cinematografica di un manga in sei episodi (Kerberos Panzer Cops, anche Hellhounds, da cui sono stati tratti anche due film live action), è l’esordio come regista di Okiura Hiroyuki, già collaboratore in Akira.

Paragonato, per via del pessimismo, a Night and Fog in Japan di Oshima Nagisa, è un film maturo, politico, scorretto. La storia, in un futuro incerto, vede due fazioni fronteggiarsi, una composta da terroristi fuorilegge contrari al sistema, l’altra dalle forze di polizia, al cui interno vive momenti di tensione la battaglia tra una sezione ultra specializzata e militarizzata, i Panzer Cops, gli alti vertici amministrativi e la sezione affari interni (che forse neanche esiste), la Wolf Brigade. Fuse, uno dei migliori poliziotti dell’arma, commette un grossolano errore di coscienza, non sparando a una ragazzina, e lascia che una bomba esploda, dando il via a un piccolo scandalo e al concatenarsi non casuale di eventi sempre più drammatici, che inaspriscono la situazione. Il suo incontro con la sorella maggiore della ragazza rischia di farlo collassare, tra amici doppiogiochisti, ufficiali troppo ambiziosi e sensi di colpa difficili da conciliare.
Oshii e Okiura, che ha sottratto quasi a tradimento la regia al collega riadattando soggetto e sceneggiatura secondo le sue esigenze, scendono in un abisso nero di contrapposizioni fanta-politiche acute e dissertazioni antagoniste. Dove trame, complotti e macchinazioni non sono sempre esposte con lucidità rimediano lo spirito di fondo e il finale, amarissimi. Colpisce la trasposizione surreale e adulta di un’immaginario favolistico-infantile (il mito di Cappuccetto Rosso rivisitato rovesciando l’assunto Hobbesiano dell’homo homini lupus) in maniera consapevolmente ambigua. L’animazione non sfrutta volutamente al massimo le potenzialità spettacolari, a conferma della chiave interpretativa del dramma a misura d’uomo (disadattato), sporcato da elementi sentimentali non banali. Di grande impatto scenico il design delle armature dei soldati – in pratica lupi robotizzati dagli ipnotici occhi rossi -, che appena entrano in scena, sempre sfruttando il fattore sorpresa, inquietano. Personaggi vivi, fallibili, dalle psicologie fragili, e la colonna sonora marziale, di ampio respiro, oltre al nome di Oshii, sempre amato dai fan, hanno garantito ottimi incassi e lo sbarco nei cinema americani e francofoni.

Recensione: asiaexpress.it

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