//JOINT SECURITY AREA [SubITA]

JOINT SECURITY AREA [SubITA]

 

Titolo originale: JSA
Nazionalità: Corea del Sud
Anno: 2000
Genere: Drammatico, Guerra
Durata: 110 min.
Regia:

 

Il maggiore Sophie E. Jean (Lee Young-ae) a capo della commissione di supervisione delle nazioni neutrali, indaga su un delicato caso di omicidio di due militari nord coreani di stanza nella JSA. L’indagine trova il suo primo sospettato nel sergente Lee So-hyeok (Lee Byung-hun), catturato mentre cercava di rientrare nel versante sud della base. La sua versione dei fatti è di essere stato rapito ed essere riuscito a liberarsi dai suoi carcerieri, che poi sono rimasti uccisi. Il sergente Oh Kyeong-pil (Song Kang-ho), nord coreano, presenta invece un’altra versione dei fatti, in cui il sergente del sud avrebbe fatto irruzione nei locali nemici sparando all’impazzata. L’indagine è ad un punto morto, ma lo strano comportamento delle parti in causa nasconde qualcosa di grosso. Qualcosa per cui si muore in mezzo a tutta quella pazzia: una grande amicizia…

Cari demilitarizzati,
Il film che vi proponiamo stasera è dell’ahimè ormai lontano 2000, per la regia di un giovanissimo , regista che da solo è il simbolo del cinema coreano nel mondo, ma che al tempo era pressoché sconosciuto. Prima di sfornare la trilogia della vendetta e prima ancora che i cinefili di tutto il mondo sapessero che anche in quella piccola penisola all’estremo oriente si fa dell’ottimo cinema, lui con un cast che oggi definiremmo stellare gira questa piccola perla. Senza fretta, senza pretese, ma con già tutto l’entusiasmo e quel pizzico di arroganza che il suo talento già smisurato gli permetteva.

Si tratta di un Thriller costruito su una sparatoria tra militari, ma è l’ambientazione a fare la differenza. La JSA (Joint Security Area) è il centro della DMZ (DeMilitarized Zone), una lingua di terra che delimita le due coree ed è controllata dai due eserciti che solo nella JSA possono stare faccia a faccia. A volte invece che JSA, i media di nord e sud Corea si riferiscono alla zona come il villaggio dell’armistizio in riferimento ai fatti storici avvenuti il 27 Luglio 1953.
Panmunjeom è l’attuale località che ospita il palazzo dell’armistizio con all’interno il tavolo su cui questo fu firmato, sul quale è stata tracciata proprio nel mezzo la linea che divide il Paese. Ma Panmunjeom era anche il nome di un pacifico villaggio di agricoltori che nell’attuale JSA coltivava la terra e allevava animali. Un villaggio millenario che la guerra ha spazzato via, distruggendo le case e sterminando tutti i suoi abitanti. Ancora oggi, a sessant’anni dall’armistizio, il carosello del cambio della guardia insulta la memoria di quello che è stata quell’area, con la pazzia in pianta stabile di questi due eserciti che si affrontano ogni giorno in silenzio. Un silenzio strano, innaturale, in cui il film (e il romanzo di Park Sang-yeon da cui è tratto) immagina uno sparo improvviso e un’indagine per trovare il colpevole di un “banale” omicidio. Uno sparo che risuona più forte e improvviso, perché sovrasta quel silenzio spettrale. Quello della JSA, ma anche quello del villaggio fantasma di Panmunjom, un villaggio di fantasmi inquieti, che da un momento all’altro potrebbero trovare il modo di consumare la loro vendetta.

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L’indagine porterà lo spettatore in una surreale situazione in cui in nome di un’amicizia si può perdere l’onore, la libertà e la vita. Le scene d’azione sono un capolavoro senza tempo. La camera vola leggera sui canneti, corre all’impazzata, rotola a terra, a volte soffermandosi appena su alcuni simboli quali il ponte del non ritorno, l’incidente dell’ascia, il palazzo dell’armistizio e i capannoni delle due caserme.

Song Kang-ho all’epoca appena trentatreenne, aveva già una grande carriera alle spalle, con all’attivo titoli come Green Fish, The Quiet Family, Shiri e The Foul King. Il suo viso inconfondibile e il contrasto tra il suo immenso carisma e la simpatia che suscita da subito, lo rende perfetto per questo ruolo che lo vede come un freddo soldato che nasconde un grande cuore.

Lee Byung-un, anche lui giovanissimo e con una carriera iniziata nel 1995, ha per la prima volta la possibilità di dimostrare il suo talento con un personaggio bello e dannato che gli garantirà la sfilza di successi futuri.

Lee Young-ae ci incanterà 5 anni dopo col personaggio di Lee Geum-ja in Lady Vendetta. Il suo personaggio è un’investigatrice un po’ malinconica, in pieno stile Noir, incastrata tra il desiderio di rivelare la verità e la volontà di chi l’ha ingaggiata di chiudere il caso facendo meno rumore possibile.

Un’altra traduzione del nostro profumatissimo DeepWhite999!

Recensione: filmcoreaniita.blogspot.it

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