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Shadow

JUDY BERLIN [SubITA] 🇺🇸

Titolo originale: Judy Berlin
Nazionalità: USA
Anno: 1999
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 93 min.
Regia:

 

È il secondo giorno di scuola nella cittadina di Babylon, Long Island, New York. Gli abitanti, casalinghe insoddisfatte, insegnanti amareggiati, aspiranti attrici e ragazzi perdigiorno, sono testimoni dell’arrivo dell’autunno. David, ritornato a casa dei suoi genitori dopo non essere riuscito a sfondare come regista a Hollywood, incontra una sua vecchia compagna di classe, Judy Berlin, ancora estroversa e carismatica, e ancora convinta di poter diventare una star del cinema. Dave e Judy mentre la cittadina è al buio per un’ di sole cercano di rivivere i loro ricordi e tutto ciò che sarebbe potuto essere.

Giorni fa, probabilmente un Mercoledì, stavo discutendo con Mr. Film per Evolvere e ad un certo punto mi dice una frase che mi lascia per almeno un minuto in silenzio e fa improvvisamente scattare il mio cerebro pigro e viziato in una spirale di pensieri perfettamente connessi fra loro e che in qualche modo riuscivano ad allargare la mia visuale generale del tutto, condita, questa spirale, da una sottile sensazione di piacere come la versione sbiadita di qualche deliziosa droga sintetica che inizia a salire.  Infatti rimasi zitto per un po’ fissando il vuoto. La frase era: “La gente pensa che il cinema sia finzione…non hanno capito niente”.  Allora, mi sono ricordato di aver dimenticato tante cose lette o studiate in gioventù e queste mi tornavano a galla in frasi e parole sconnesse. “Con un cucchiaio di legno scavo nella mia storia, ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria” diceva il poeta.

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Sempre in quei millesimi di secondi, la sensazione di quanto fosse bello aver dimenticato tutto, come dopo una buona digestione.
In ogni caso, che il cinema fosse reale quanto la realtà (ed anche solo mettere in parallelo due cose che sono la stessa cosa è interessante) mi parve assolutamente ovvio.
E mentre cercavo, zoppicando e confondendomi da solo, di analizzare i motivi di questa convinzione, capì la mia ossessione di sempre per il film Judy Berlin.
Ebbene, un motivo era di certo l’acutezza psicologica dei dialoghi, seppur rarefatti, sempre perfettamente identificativi del carattere di ogni personaggio.
Semplicemente mi ricordavano le cose che vivevo io stesso.
E le persone con cui avevo a che fare, più o meno care.

Psicologicamente parlando, tutti i personaggi del film girano intorno a qualcosa che manca, come falene ad una lampadina, senza mai cogliere l’errore, se di errore si tratta (Mr. G. Bateson ne avrebbe parecchie da dire a riguardo). Senza mai riuscire a percorrere il raggio verso un supposto centro, ma solo la circonferenza, come in una spirale.
Alice, per esempio, (Madeline Khan, nella sua ultima apparizione sul grande schermo) coi suoi occhi enormi e neri come quelli della mucca o del cavallo, ci prova con un costante sorriso ed una leggerezza di vivere che però eccede nell’ironia fuori luogo.
David ha ricordi di un’intensità abbagliante della vita che quand’era bambino gli riempiva il cuore ed ora è tutta malinconia e accenni di depressione.
Art è come immobilizzato in un oblio farcito insieme da cortesia e nervosismo, insomma tutti sono persi in una schematica quotidianità che, sull’orlo di un evento che ne illuminerà l’insensatezza, li lascia vuoti e privi di risorse. Robotizzati ma pur sempre sensibili ad un’inquietudine di cui non comprendono la provenienza.

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Ma la cosa principale, quella a cui Mr. Film per Evolvere mi ha richiamato inconsapevolmente, è quello stato di ipnosi che pervade il film e che allude proprio a quella antica questione su cosa in effetti sia reale, e su che ruolo abbia il cinema in tutto ciò. Il tutto, sottolineato nel film da una musichetta che ormai non potrò più scordare.
Bianco e nero, ipnosi, abitudine (in senso quasi Humeiano, cioé ciò che genera l’esistenza per come la percepiamo), malinconia, necessità di sentimento, apatia, e poi la semplicissima meraviglia di come tutto ciò semplicemente esista.
Insomma tutto quello che c’è da sapere sulla vita e non avreste mai osato chiedere, per dirla con papà Woody.
Ci sarebbero tante cose di cui parlare, su questo film, e potrei anche farlo visto che tanto a questo punto nessuno starà più leggendo.
Ma rimando tutto a qualche altra volta, più ispirato e meno pigro.

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