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KITCHEN STORIES

 

Titolo originale: Salmer fra kjøkkenet
Paese di produzione: Polonia
Anno: 2003
Durata: 95 min.
Genere: Commedia, Drammatico
Regia:

 

Nell’immediato dopoguerra, alcuni esperti in arredamento domestico scoprirono che per minimizzare il dispendio finanziario delle famiglie bastava razionalizzare il lavoro in cucina. Negli anni ’50, 18 esperti furono inviati in un villaggio della campagna norvegese noto per l’elevato numero di scapoli per monitorare, 24 ore su 24, le loro abitudini in cucina. La ricerca della cucina ideale è in realtà l’occasione per esplorare il difficile mondo delle relazioni umane…

Quanto tempo perde in cucina una qualsiasi casalinga solo perché si muove in un ambiente di lavoro disposto in modo irrazionale che la costringe a molti movimenti inutili? Per questo un ente svedese, l’Istituto di Ricerca Domestica HFI, ha come mission lo studio della abitudini delle casalinghe al fine di razionalizzare le loro cucine e rendere più agevole il loro lavoro: «La casalinga svedese», dice orgoglioso il presidente dell’HFI, «non deve più andare fino in Congo per un anno di pratica culinaria: adesso sarà sufficiente il nord Italia». Ma perché limitarsi a studiare le casalinghe? È giunta l’ora di “osservare” anche i maschi. Siamo nel secondo dopoguerra (lo si capisce anche dal fatto che nel film le strade svedesi prevedono la marcia a sinistra, e la Svezia è passata alla marcia a destra nel 1967), e la ricerca che è messa in scena in Kitchen Stories riguarda gli scapoli norvegesi: i ricercatori dell’HFI vengono mandati in un minuscolo paesino della Norvegia rurale a studiare le abitudini dei maschi single. Il loro compito è preciso: piazzarsi su un seggiolone come quello degli arbitri da tennis e riportare su appositi fogli gli spostamenti e le azioni dell’“osservato”.

La storia è inventata ma lo spunto iniziale, anche se sembra incredibile, è tratto dalla realtà: nel secondo dopoguerra, in Scandinavia, gli studi di scienze domestiche, volti a razionalizzare i lavori casalinghi, ottimizzando fornitura e disposizione degli utensili e della attrezzature presenti soprattutto in cucina, esistevano davvero. Specialmente la Svezia era all’avanguardia in questo tipo di ricerche, e si racconta che il grande exploit mondiale di un’azienda svedese come l’IKEA sia dovuto anche all’esperienza accumulata durante questi studi. Il campo di osservazione di questi studi si limitava solo alle casalinghe: l’invenzione di , uno dei più affermati registi norvegesi che firma con questo uno dei suoi film più famosi e stravaganti, sta nell’aver immaginato che uno di questi studi fosse condotto avendo come soggetto di indagine non donne ma uomini, e più precisamente scapoli norvegesi.

La condizione più importante, per non interferire con i risultati di una ricerca così squisitamente positivista, è non aver nessun contatto, neanche una parola, con l’osservato, cosa che altrimenti influenzerebbe l’esito della ricerca. Considerata la proverbiale ritrosia dei norvegesi, specialmente degli ispidi norvegesi di campagna, non sembra una condizione particolarmente difficile da rispettare, eppure… Il lieve e soffuso film di gioca con le caratteristiche che più sono famose, fino ad esser diventate luoghi comuni, dei popoli scandinavi, il rigore e la freddezza, per raccontare come, sotto la spessa scorza di austera serietà e schiva refrattarietà ai rapporti umani, batta un cuore che sa cedere al calore dell’amicizia anche in contesti francamente poco stimolanti. , è proprio il caso di dirlo, cuoce il film a fuoco lento, con scene teatrali in cui i dialoghi sono scarni e le immagini giocano un ruolo fondamentale, il ritmo è basso e la storia è pressoché inesistente. L’amicizia tra i due protagonisti non nasce in seguito ad un episodio preciso, ma sboccia piano piano come un disgelo di primavera, fino a segnare profondamente la loro esistenza. Sembrerebbe una storia di formazione ma forse non lo è, sia perché i protagonisti sono in età decisamente matura, sia perché si accontenta di molto meno, ossia di narrare con tenerezza – nonché con una regia statuaria tra le cui pieghe si insinua un’ironia mai chiassosa – la piccola storia di una piccola amicizia in grado però col suo calore anche di sciogliere i ghiacci che circondano il piccolo paese della Norvegia in cui è ambientata. Sono “storie di cucina”, ma la cucina non è che un contesto, o un pretesto, per inscenare una vicenda quasi teatrale, un piccolo divertissement sull’amicizia che scalda il cuore dello spettatore. La Norvegia selezionò questo film per la corsa agli Oscar: anche se poi Kitchen Stories non ce la fece ad entrare nella cinquina finale, si tratta di uno dei film norvegesi più celebrati – e meglio distribuiti anche all’estero – degli ultimi anni.

francesconaldi.blogspot.com

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