//KURO-OBI [SubITA]

KURO-OBI [SubITA]

 

 

Titolo originale: Kuro-obi
Titolo internazionale: Black Belt
Nazionalità: Giappone
Anno: 2007
Genere: Drammatico, Sportivo
Durata: 95 min.
Regia:

 

Kuro-obi: Cintura Nera

Un giorno il poco prolifico regista ha stupito il mondo (tranne l’Italia) con un film che rilancia a livello mondiale (tranne l’Italia) un’arte marziale che in realtà non è mai apparsa in video: il karate.

Pensate a tutti i film in cui avete sentito parlare di karate: be’, non c’entrano una mazza con lo stile giapponese. I film asiatici di arti marziali sono prodotti in gran parte dai cinesi, che odiano i giapponesi e quindi si vedono bene dal mostrare la loro arte marziale; i coreani odiano ancora di più i loro nemici storici quindi si farebbero uccidere prima di mostrare il karate; gli occidentali sono cresciuti con il cinema di Hong Kong quindi anche quando dicono “karate” in realtà intendono kung fu. Neanche Karate Kid mostra il karate, e infatti il remake è ambientato in Cina con Jackie Chan… Un giorno, dicevo, piccole case giapponese si sono messe insieme per qualcosa mai visto prima: un film sul karate. Il risultato è il piccolo capolavoro marzial-storico Kuro-obi, presentato a livello internazionale (tranne l’Italia) come Black Belt (Cintura nera). Presentato in anteprima nel maggio 2007 al Cannes Film Festival, il film esce in patria giapponese il 13 ottobre successivo: risulta ancora colpevolmente inedito in Italia.

Anno 1932. Il Giappone invade la Manciuria, nel nord della Cina, e crea lo stato di Manciukuò. Qui l’esercito spadroneggia fregandosene della patria lontana, facendo il buono e il cattivo : e la storia ci ha insegnato che quando i giapponesi si lasciando andare, ci vanno giù di brutto.
Intanto i cultori del karate, che nei loro piccoli dojo conservano la tradizione dei maestri passati, continuano in pace la loro attività con la benedizione dell’Imperatore. Un giorno però un plotone arriva nella foresta e pretende di confiscare l’edificio della scuola Shibahara, fregandosene del certificato rilasciato dall’Imperatore: a che serve il karate? Per combattere i cinesi servono le armi, non le mani nude. Quando i soldati tentano di appropriarsi della scuola, ferendo seriamente ad un braccio l’allievo Choei (Yûji Suzuki), ovviamente la situazione esplode e si arriva alle botte…

A sfidare a duello e poi ad affrontare il capitano Kiichi Tanihara (Hakuryû) e i suoi uomini è Taikan (interpretato dal titanico Tatsuya Naka, un mostro di bravura una spanna più in alto di qualsiasi altro mai apparso in video!), e il duello viene finito poi dall’allievo Giryu (l’ottimissimo Akihito Yagi). Sbaragliati a mani nude i soldati armati di katana, l’esercito giapponese decide di annettere i tre allievi come maestri di karate per le truppe. Taikan ne approfitta per attuare la sua personale ed aggressiva visione del karate, mentre Giryu viene ferito in un altro duello e viene creduto morto. Qui la storia si separa. Taikan si lascia fuorviare e passa al lato oscuro del karate, diventando involontariamente strumento perfetto nelle mani del perfido Goda (Shin’ya Ohwada), che tramite lui requisisce varie scuole di karate. Ufficialmente è per farne campi di addestramento militari, ma in realtà Goda ha in business lucrosi come la prostituazione. Giryu invece passa la sua convalescenza in una casa di contadini, a contatto con i problemi quotidiani del popolo e percorrendo quel interiore che il loro maestro, morendo, aveva augurato: un verso il colore senza macchia. Verso il nero della cintura.

È inevitabile che i due allievi, alla fine del loro agli antipodi, si incontrino e si scontrino.

Ho finalmente capito come va il mondo. Giryu, smettila di essere puro di cuore ad ogni costo. Il mondo non si muove solo grazie alle virtù, ma anche in base ai vizi: coloro che vogliono essere forti, devono prendere qualcosa da entrambi.

Taikan è ormai corrotto e ha perso la via, ma rimane imbattibile: l’unico modo che Giryu ha di batterlo è rispettare la filosofia del karate: attaccare indebolisce perché appaga l’arroganza, quindi bisogna solo difendersi. Spezzare l’attacco dell’avversario per destabilizzarlo. Il combattimento finale – inferiore onestamente ai precedenti – si svolge molto significativamente in una pozza di fango: il karategi lordato è il simbolo della corruzione di Taikan.

Il film si discosta molto dai film di arti marziali appartenenti o ispirati dal filone del cinema cinese. Il coreografo Nishi Fuyuhiko lascia da parte le acrobazie tipiche del wuxia e utilizza per le scene di combattimento uno stile di karate semplice e basilare, in cui la spettacolarizzazione è ricercata nel tempismo, nella distanza e nella velocità di esecuzione delle tecniche. La volontà di ricreare sullo schermo la vera tecnica ed il vero spirito del karate si ritrova anche nella scelta del cast: tra gli attori protagonisti Akihito Yagi (5°DAN) è istruttore nell’International Meibukan Goju Ryu Karate, Tatsuya Naka (6°DAN) è istruttore nella sede generale della Associazione di Karate del Giappone (JKA) e Yuji Suzuki, pur essendo un attore di professione, è 1°DAN.

Al di là della trama, la potenza di Kuro-obi è la straordinaria bravura dei due protagonisti: il “buono” Akihito Yagi ma soprattutto il meraviglioso Tatsuya Naka. La sua precisione è millimetrica, non si muove un solo capello che non sia funzionale alla tecnica, non balla un solo angolo del karategi: è puro controllo totale del proprio corpo che diventa un’unica singola tecnica di karate. Vedere Tatsuya combattere è un’emozione fortissima e un piacere infinito, e non è perché nella vita faccia l’istruttore di karate a pieno e sia 7° Dan: il talento non si calcola in Dan né è automatico in chi insegna. Tatsuya Naka è IL karate personificato, come mai il cinema ce lo ha mostrato. Quando partono i titoli di coda e lui stesso inizia ad eseguire un kata… scatta la lacrimuccia!

Rivedere questo film per il mio “Capodanno di menare” è stato stupendo e ho riprovato le stesse emozioni di quando lo vidi alla sua uscita, segno che il mio martial heart è ancora lì che batte!

Recensione: ilzinefilo.wordpress.com

 

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