//LA DOUBLE VIE DE VERONIQUE [SubITA]

LA DOUBLE VIE DE VERONIQUE [SubITA]

 

Titolo originale: La Double Vie de VĂ©ronique
NazionalitĂ : Francia, Norvegia, Polonia
Anno: 1991
Genere: Drammatico, Psicologico, Spirituale
Durata: 98 min.
Regia:

 

Dopo le fatiche de “Il Decalogo” (10 film di 1 ora l’uno!!) il regista Kieslowski (con il fidato Piesiewicz) nel 1990 si buttĂČ a capofitto su questo progetto insolito ma affascinante ogni oltre limite: l’idea che OGNUNO di noi abbia, da un’altra parte non precisata del mondo, un doppio sĂ©. Una persona uguale, in tutto identica a noi, che vive le nostre stesse vicissitudini ma che soltanto ne ignoriamo l’esistenza. Come se l’intero pianeta fosse praticamente popolato dalla metĂ  degi individui, poichĂ© l’altra metĂ  Ăš disseminata in altre parti del mondo. Teoria per molti bizzarra ma molto affascinante che permise al nostro regista, amaliato da sempre da una visione sacrale ed etica della vita, di realizzare questo film considerato da molti il suo capolavoro e testamento spirituale.

“La double vie de Veronique” (in originale) esce nel 1991 e costituisce un lungo dialogo interiore farcito di una sensibilità umana e percettiva che apre grossi interrogativi morali e spirituali sul valore del proprio essere, della propria esistenza e sul significato ultimo del mondo.

Due donne hanno lo stesso corpo, la stessa voce, le stesse caratteristiche comportamentali
solo le due lingue d’origine (il polacco e il francese) le differenziano. Un film lieve, pregno di atmosfera sognante e eterea dove le due donne, venute casualmente alla conoscenza una dell’altra, si rincorrono in una ricerca continua di una conferma di esistenza, nel riflesso dell’altra. Un film che racconta il grande mistero delle loro (le nostre) vite sospese in un tempo che scorre incerto, permettendo soltanto piccoli attimi di comunione di intenti, nel lento procedere di una vita distratta, rarefatta, ricca di vuoti da riempire in istanti da cogliere al volo, tra una comunicazione intermittente che non sempre ci viene incontro.

Una scoperta di noi stessi negli occhi, nei sogni, nelle mille sfaccettature dell’altro in una lettura multiforme, profonda, sensoriale, intuitiva e sicuramente introspettiva. VeroniquĂ© e Weronika (addirittura lo stesso nome!) cercano di capire sĂš stesse cercando le motivazioni della vita dell’altra, ammettendo la totale incapacitĂ  di decifrare la propria in un racconto concentrico armonico e ipnotico, fatto di continui rimandi all’una o all’altra come vivessero in una matrioska di significati da decifrare.
Quando una delle due verrĂ  a mancare per un grave incidente, l’altra “percepirà” il profondo cambiamento che avverrĂ  in sĂ© e che la indurrĂ  a ricercare l’energia inespressa dalla propria alter-ego e i segni di un destino rimasto incompiuto. AvverrĂ  cosĂŹ una specie di conversione laica che farĂ  in modo all’una di “portare a termine” il disegno divino dell’altra, in una sorta di “comunione spirituale d’intenti” che trascende ogni logica razionale.

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Una sorta di film circolare con un senso etico e quasi religioso (spettacolari e intense le musiche di Preisner cantate dal coro di Van Den Budenmayer nelle scene dove Veroniquù canta a teatro) che fa da sfondo alle vicende delle due protagoniste che si relazionano anche grazie a una serie di oggetti comuni (sempre di forma circolare) che fanno da ideale testimone di un’esistenza vissuta a metà: un anello, una biglia trasparente, un lucidalabbra, piccoli innesti di realtà comune ad entrambe.
Segno che forse, in questa vita, non siamo del tutto soli e che c’ù qualcuno, fosse anche uno solo, che mai come lui puĂČ capirci e comprenderci sempre e comunque: Il nostro me-stesso che vive altrove.

Un film di un’intensità emotiva unica che, nonostante le ripetute visioni, trova sempre una componente di attrazione che rimanda sempre a qualcosa di non colto appieno, ancora da scoprire e davvero incantevole ad ogni scena.

Cinque anni dopo questo film, il regista morirà d’infarto, come la sua protagonista. Segno forse di un futuro già segnato e di una capacità di preveggenza oltre l’immaginabile da parte di un regista che ha dato al Cinema la profondità di un credo etico, morale e civile per molti versi ancora insuperato.

Questo film Ăš un capolavoro di grazia e sensibilitĂ  oltre ogni misura.

Recensione: debaser.it

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