//LA INVENCI√ďN DE LA CARNE [SubITA]

LA INVENCI√ďN DE LA CARNE [SubITA]

Titolo originale: La invención de la carne
Nazionalità: Argentina
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 82 min.
Regia:  
Colui che ha subito un danno diventa pericoloso perch√© sa di poter sopravvivere‚Ķ √ą la sopravvivenza che lo rende tale perch√© non ha piet√†. Sa che gli altri possono sopravvivere, come lui‚Ķ¬†
Comincio a pensare a qualcosa del genere gi√† dopo le prime scene, anche se questo discorso non √® mai esplicitato, e lo penso senza rendermi conto che il cervello sta recuperando frammenti di concetti da un altro film, che √® appunto quello di Malle. Ma non mi interessa di Malle e del suo film: mi interessa di questo, e del suo potere di penetrazione al di l√† di ogni immedesimazione. Niente √® spiegato. Non che ci importi, perch√© nei due protagonisti si intuisce che la sofferenza e il problema di esistere nascono da un danno subito, e non importa se il carnefice sia identificabile in qualcuno in carne e ossa o sia bastato nascere, per subirlo. La consapevolezza della presenza di un danno cresce nell’arco del film, ma √® dai primi fotogrammi, quelli perfetti, duri e definitivi con cui la storia inizia a prendere forma, che mi innamoro di ogni singola immagine e capisco che non solo mi piacer√†, che gi√† mi sta attirando con questo suo sguardo magnetico, ma soprattutto che ho bisogno di capire cosa vuole raccontarmi, in che modo mi far√† male, o bene, o entrambe le cose. Lui √® uno studente di medicina. Si incrociano la prima volta in un ambulatorio in cui lei si offre come volontaria per visite ginecologiche a gruppi di studenti o specializzandi. La prima scena √® un pugno nello stomaco. Non per la sua nudit√† in generale o il suo sesso in particolare, che forse √® l’immagine pi√Ļ normale che ci verr√† mai offerta di lei nell’arco dell’intero film: ma per il suo corpo gelido e livido e il suo sguardo vitreo e terrorizzato, che terrorizza noi spettatori perch√©, da subito, sembra un cadavere spostato con malagrazia e non una ragazza volontaria da trattare con cura, e magari anche con riconoscenza e rispetto. Ma come si pu√≤ intuire dal titolo, la carne √® centrale in questa storia di corpi. Perch√© i corpi sono contenitori di cui non √® stato spiegato lo scopo alla nascita, e dunque se smette di funzionare correttamente, finisce per rendere necessario interrogarsi sul significato di tutto: se stessi, gli altri, il modo in cui tempo e spazio si fondono e trasformano l’esistenza delle persone fino a un punto di arrivo che sembra non coincidere mai con uno scopo. La carne. Bistrattata, snobbata e sottovalutata come fosse sempre cosa secondaria, di poco conto e tutto sommato volgare e superficiale, rispetto a cervello, anima, spirito. Ma la carne √® lo strumento. Il primo, quello che pi√Ļ facilmente l’essere umano usa, da subito, per interagire con gli altri e per affermare e definire se stesso. Cos√¨ apparentemente intuitivo, come sistema, che appunto non viene fornito di istruzioni per l’uso, come si diceva. Finch√© qualcosa non va storto. In quel momento, in quel caso, riappropriarsi dei meccanismi della carne attraverso l’uso del corpo √® fondamentale, vitale, improrogabile, e fallire pu√≤ essere fatale, perch√© in quel caso si crea uno scollamento tra il dentro e il fuori, tra carne e pensiero, tra se stessi e tutto il resto. Questo accade ai due protagonisti, uniti inconsapevolmente in un percorso, in un crudele tentativo di riappropriazione della propria identit√† attraverso l’esame e la sperimentazione dei meccanismi della carne. Nessuno dei due possiede (pi√Ļ) gli elementi necessari a iniziare (o riprendere) una vita normale. E per questo si isolano da ogni contatto con altri esseri umani, che sia banale, normale, sano o conflittuale. Niente. Azzeramento totale. Ma entrambi sentono il bisogno di gettarsi verso il mondo esterno in qualche modo, sentono di dover rischiare, fare tentativi, aprire dei piccoli graduali spiragli nel buio che li circonda. Lei cerca di riappropriarsi del piacere, del contatto, della propria sensibilit√†. Cerca delle scosse, cerca di riprendere a provare qualcosa, dentro o fuori, cerca di essere artefice e non vittima di ci√≤ che prova o che accade al proprio corpo. Offrirsi nuda agli studenti o al primo uomo che la abborda per strada non √® strafottenza o superficialit√†, non posiziona il sesso ad un gradino infimo di disprezzo, ma anzi √® lo strumento che le rimane per fare piazza pulita e aspettare di sentire di nuovo, da lontano, un’emozione vera, reale, genuina, non importa se di segno positivo o negativo. Lui √® alla ricerca di un’identit√† in modo ancora pi√Ļ complesso. A partire da quella sessuale, che non √® chiara da subito: sembra indubbiamente attratto da lei, ma in una lunga sequenza, spiazzante per la sua semplicit√† e per il rispetto di cui si veste lo sguardo, lo vediamo insieme a un ragazzo che sicuramente √® omosessuale. Non voglio svelare altro, ma per inciso √® una di quelle sequenze in cui lo sguardo del regista accontenta tutti, spiegando senza mostrare troppo, in modo da coccolare i suoi personaggi senza esporli. Accadr√† anche in altre parti del film, come ad esempio quella in cui √® mostrato il viaggio in auto che i due fanno insieme, dopo che lei ha accettato di accompagnarlo senza nemmeno sapere dove e perch√©. Ma l’identit√† di lui √® qualcosa di ancora pi√Ļ problematico: soffre di attacchi di panico notturni e di giorno √® completamente solitario (come del resto anche lei). La sua pace √® l’acqua, e le lunghe nuotate in piscina. Immerso in questa rassicurante vasca amniotica recupera la tranquillit√† che gli manca nel quotidiano, fosse anche solo con la madre, che dovrebbe essere comunque un punto di riferimento, figuriamoci quando si trova in contatto forzato con la gente, con chiunque lo ponga di fronte al dramma della definizione di s√© (“Che cosa penseranno di noi? ¬†Che cosa immaginer√† la gente¬†che ci sta fissando?” – “T’importa?” – “Cosa?” – ¬†“Quello che pensano” – “Non lo so”). Se deve semplicemente esistere in mezzo agli altri, lui √® spaesato, a disagio, irrequieto. In piscina sembra essere se stesso. Come in una sequenza completamente acquatica, che non ho paura di definire sublime, in cui lentamente si avvicina a un gruppo di mamme che immergono i loro neonati per farli cominciare a nuotare. L’intera sequenza √® totalmente ripresa da un punto di vista interno all’acqua, e ne deriva un flusso ovattato di silenzio ipnotico, che ovviamente non √® silenzio ma suono: il suono dell’acqua e di respiri e di movimenti. Sul suono c’√® tanto da dire. ¬†Il lavoro sul rumore operato nell’intero film √® legato per me all’idea di richiamare lo spettatore verso una dimensione fisica, completamente fisica, di oltrepassare la realt√† filmica per vivere il problema della carne sulla propria pelle, per provare a percepire la difficolt√† di definizione e di interazione che hanno i due protagonisti. Non riesco a ricordare se ci fosse musica, anzi, in realt√† sono sicura che ce ne fosse, ma il suono, l’accurata scelta di sollevare dal terreno tutto, tutti i rumori, e alzare tutti i volumi, mi sembra un modo per associare alla materia una presenza, per operare una specie di trasmissione 3D verso chi guarda la pellicola, facendogli dimenticare che si tratta di una pellicola. Non sentiamo, banalmente, solo il rumore dei passi, delle porte, della natura, degli oggetti. Sentiamo il rumore dei tessuti. Dell’acqua che si muove, dell’acqua calma che si muove. Sentiamo perfino il rumore della schiuma e delle bolle di sapone. √ą un invito ad estendere la percezione: √® un invito a distinguere l’essenza degli oggetti inanimati da quella della carne, che appunto un’anima ce l’ha, e forse non fa rumore come il resto del mondo, ma fa rumore dentro, quando smette di funzionare a dovere, quando si ribella e cerca una dimensione sana o una direzione per far esplodere la sofferenza e poi riprendere a vivere. Forse √® per questo che dopo pochi minuti il film comincia a farmi male. Di carne che fa male perch√© funziona in modo storto ne so qualcosa. Di dolore che cerca una via fisica verso l’uscita, anche. Di corpo che cerca nuove definizioni di s√© per sopravvivere o riprendere a vivere, pure. L’invenzione della carne √® dunque questa: √® l’unico mezzo che abbiamo per essere, per fare, per stare al mondo e per interagire. Non √® scontato, non √® automatico. Cercare di scoprire i modi per farla funzionare e appropriarsene, o riappropriarsene, pu√≤ essere crudele, violento e complicato. Scoprire pazientemente quale sia il proprio personale cammino verso la comprensione √® l’unica possibilit√† che abbiamo per non soccombere. Lui e lei si avventurano su un percorso che a un certo punto si incrocia e si sovrappone. Un percorso che ha a che vedere con degli elementi comuni: acqua, , sesso. Il sembra sempre e solo dovere, e infatti lui mangia quel che gli prepara la madre, ma senza piacere, lei sembra rifiutarlo in blocco (la vediamo soltanto bere). Nel sesso sembrano opposti, ma in realt√† sono due modi di isolarsi solo apparentemente in contrasto. Il sesso rimane una cosa individuale anche quando √® condiviso. Ma l’acqua. Il film √® completamente intriso di acqua. Lei in piscina come lui, lei in vasca da bagno, loro in un piccolo bacino d’acqua naturale (un laghetto?). Se rimango sul vago √® perch√© cerco di non raccontare troppo, per non rovinare la potenza della storia. Ma l’acqua ha un potere immunizzante e contemporaneamente purificante tale da sembrare assolverli entrambi, o almeno sospenderli. Nell’acqua della piscina lui sembra rinascere e prendere contatto con la propria parte pi√Ļ intima, remota, originaria. Non importa se questo lo porter√† a superare il suo male di vivere, importa che sia la scintilla per prenderne coscienza evitando di continuare a subirlo passivamente. L’acqua lava, o almeno smuove. In acqua accade tutto, dall’acqua sopravvivono tutti, perfino la madre quando un giorno sviene mentre sta lavando i piatti e si ritrova, al risveglio, in una pozza formata dal rubinetto rimasto aperto. Di pi√Ļ non posso raccontare. Posso sottolineare la presenza di uno sguardo paterno, che a volte guarda e a volte nasconde, e non per pudore ma per protezione. Potrei parlare della forza simbolica di certe suggestioni, madri, figli, bambini e adulti, madri bambine, chiese e pianti in ginocchio, dell’unico formidabile nudo di entrambi, con tutta la sua muta potenza. Ma il messaggio pi√Ļ forte e necessario va scoperto guardandolo, va aspettato nel finale, onesto e sincero, doloroso e positivo. La invencion de la carne √® un film che dovrebbero vedere tutti e forse dovrebbe essere spiegato a molti: perch√© insegna a vivere, a decidere attivamente della propria vita, e soprattutto a non giudicare, o almeno a sospendere il giudizio. L’essenziale, insomma.

Recensione: filmtv.it

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