//LA VIDA ÚTIL [SubITA] 🇺🇾

LA VIDA ÚTIL [SubITA] 🇺🇾

Titolo originale: La vida útil
Titolo internazionale: A Useful Life
Nazionalità: Spagna, Uruguay
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 67 min.
Regia:

 

In una realtà alternativa tristemente futuribile, la Cinemateca di Montevideo, Uruguay, chiude per problemi economici. Si conclude dunque la “vida util” di un ente storico gestito con consolidata passione. Ma attraverso l’amabile personaggio di Jorge, interpretato dal critico cinematografico Jorge Jellinek, apprendiamo che nulla va davvero perduto: la vita utile del cinema è inesauribile. Come ci ricorda Manuel Martínez Carril, direttore della Cinemateca nel ruolo di se stesso, l’ per questo linguaggio di luce, suono e menzogne, bellissime menzogne, ha poco a che fare col collezionismo, con l’erudizione, con l’enciclopedismo arido. E’ invece un contatto, uno sfregarsi tra sguardo e visione che provoca scintille, fuoco, e infine cenere, un sottile strato di cenere che riveste il tutto al di qua dello schermo. Si resta sempre così, nel buio della sala, impolverati e madidi di gioia.

Quando essere cinefili non significa avere in testa un database di titoli, attori, registi e date (perché quello è banale nozionismo), quando amare il cinema vuol dire tornare e ritornare ancora su una sequenza di Ejzenštejn o celebrare la settima fattasi uomo in occasione del centenario di Manoel de Oliveira, quando una forma di espressione artistica diventa il lavoro della vita, diventa la tua vita tout court, e quando questo lavoro ha esigenze urgenti come il controllo dei seggiolini nella platea o la visione di un blocco di film islandesi, allora si diventa come l’Jorge di questo film invisibile, felpato, attutito di qualunque emozione se non quella più grande che ingloba con un che di amorevolezza i pochi personaggi che si possono incontrare: la malinconia, Jorge come il socio Martinez sono fiochi fantasmi nel loro castello, la Cinemateca, e vivono in un limbo che non poggia su niente, a parte la vera passione verso il cinema, e quando il business sopravanza su di essa (sulla passione) senza possibilità di mediazione, il sipario non può che chiudersi (malinconicamente, sì) per sempre [1] e venti e passa anni finiscono in una borsetta da portarsi appresso per le vie di una città che sostanzialmente se ne frega di Jorge e del suo cinema lontano dall’imperante commercio, ma, ed è un gran bel grosso ma, se tu abbandoni il cinema lui non abbandona te ed esce dalle sale per impregnarsi nella realtà e falsificare (senza l’accezione negativa che la parola esprime) il mondo (di Jorge) che si dispiega dolcemente nei toni classici del cinema americano (il balletto sulle scale; le musiche di sottofondo; il campo-controcampo del dialogo finale) e conduce in un lieto fine irreale, eppure reale per merito di lui. Del cinema, ovviamente.
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[1] Non mi si fraintenda, al regista non preme l’idea di allestire il dramma delle piccole sale schiacciate dal potere delle multisale, La vida útil (2010) è molto più semplicemente un film cinefilo che racconta l’esistenza di un cinefilo e di come il cinema possa essere utile per migliorare la vita.

Recensione: pensieriframmentati.blogspot.it

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