//LANDSCAPE IN THE MIST [SubITA]

LANDSCAPE IN THE MIST [SubITA]

 

Titolo originale: Topio stin omihli
Paese di produzione: Grecia, Francia
Anno: 1998
Durata: 127 min.
Genere: Drammatico
Regia:

 

L’undicenne Voula e il fratellino Alexandros di soli cinque anni si allontanano dalla propria abitazione, situata in un quartiere popolare della cittĂ  di Atene. Il loro scopo Ăš quello di raggiungere il padre emigrato in Germania. Saliti di nascosto su un treno e fatti scendere quasi subito dal personale, i due fratelli si ritrovano a piedi a continuare il loro viaggio sotto la pioggia, la neve e il vento. Nel loro peregrinare incontrano il giovane Oreste, membro di una compagnia di teatranti che gira la Grecia su di un autobus fatiscente.

Il periodo storico, l’ambientazione, il tema del viaggio che intraprendono sono dominati dalle vicende che vivranno l’undicenne Voula e il fratellino Alexandros, di cinque anni, mentre vanno alla ricerca del padre mai conosciuto.La tendenza a dettagliare,l’eccesso di allegorie,a tratti sembrano offuscare l’autenticitĂ  della poesia della storia.

Con PAESAGGIO NELLA NEBBIA (1988) Theo Anghelopoulos conclude la trilogia del viaggio (dopo Viaggio a CitĂšra,1984 e Il Volo, 1986.  Il periodo storico, l’ambientazione, il tema del viaggio che intraprendono sono dominati dalle vicende che vivranno i due protagonisti l’undicenne Voula e il fratello Alexandros, di cinque anni, facendone quasi un racconto di , ideato dal regista e da lui sceneggiato con Tonino Guerra. I due bambini, teneramente legati dai racconti di  Voula la sera per farlo dormire    e dalla descrizione dei sogni di Alexandros alla sorella, concernenti la figura del padre che non hanno mai visto e che la madre asserisce essere emigrato in Germania, decidono di fuggire di e prendono un treno che va in Germania.Dopo i primi controlli, trovati sprovvisti del biglietto, vengono fatti scendere e  messi in contatto con uno zio che nega l’esistenza del padre e chiede di rimanere fuori dalla faccenda. I bambini, decisi ad andare avanti, per autostop e altri espedienti che ogni tanto si propongono, proseguono il viaggio, imbattendosi in vari tipi di persone, tra cui alcune buone e sognatrici, come il giovane Orestis, aggregato a   una compagnia di attori, che nutre per loro una particolare tenerezza e affinitĂ  tanto  da provvedere al loro sostegno materiale e morale per un periodo e donerĂ  loro un pezzo di pellicola, trovata per caso, in cui si vede solo una fitta nebbia ma dietro vi si puĂČ scorgere dietro l’immagine di un albero ( l’albero della vita?). Se la sofferenza delle lunghe corse e camminate, dei momenti di stanchezza fisica e morale, delle conseguenza di brutti incontri allineano il racconto su un piano realistico, c’ù sempre la magia che si infiltra nei fatti e nelle e mantiene viva la fiducia di conoscere il padre, al quale, nella mente, scrivono lettere affettuose e ansiose di vederlo, anche se poi non ne volesse sapere piĂč di loro. La purezza d’animo del fratellino resta intatta per tutto il tempo, i suoi sogni e la sua accondiscendenza a tutte le decisioni della sorella ne fanno una figura di grande conforto per lei, ma non sarĂ  cosi per Voula che subirĂ  ben altro
..Dopo l’addio ad Orestis, che parte per compiere il servizio militare, riusciranno, con un treno, questa volta pagato, a raggiungere la frontiera nella nebbia fitta dove sembra vedersi il famoso albero, uno dei tanti simboli sparsi nel corso del film dove il limite tra sogno, realtĂ  ed eventi magici si mescolano senza intaccare ma piuttosto facendo crescere e rafforzare le due creature …….

Theo Anghelopoulos regala immagini, vere o simboliche, come quella della grande mano di pietra (reperto archeologico tirato su da un elicottero verso il cielo?) che sembra dominare i destini, la prova della recita sulla riva del mare, perchĂ© non c’ù teatro che accolga la compagnia ( che Ăš la stessa del film” La recita”) in un lungo piano sequenza, la nevicata improvvisa che ferma il tempo e la vita di tutti gli astanti incantati dall’evento inaspettato. A momenti la tendenza a dettagliare, la perfezione tecnica, l’eccesso di allegorie sembrano offuscare il senso di autenticitĂ  della poesia della storia. Comunque, nei tempi morti, che forse dilungano il racconto, riemerge nello spettatore la commozione e la partecipazione alle vicissitudini morali e materiali di Voula e Alexandros  ( i magnifici Tania Palaiologou e Mikalis Zeke), dimenticando la nebbia del momento storico e la meta del viaggio. Il film ottenne Il  Leone d’Argento a Venezia.

filmtv.it

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