//LES MAÎTRES DU TEMPS [SubITA]

LES MAÎTRES DU TEMPS [SubITA]

 

Titolo originale: Les Maîtres du Temps
Nazionalità: Francia
Anno: 1982
Genere: Animazione, Avventura, Fantascienza
Durata: 78 min.
Regia:

 

Dopo un incidente mortale effettuato con una navicella spaziale Claude lascia il figlioletto Piel sull’apparentemente desolato pianeta Perdide pregandolo di mettersi in contatto grazie a una ricetrasmittente con l’amico Jaffar, avventuriero della galassia, affinché possa essere tratto in salvo.

A più di sette anni di distanza dal successo ottenuto con Il pianeta selvaggio, si rimette al lavoro per realizzare un nuovo prodotto d’animazione sempre sulla scorta della letteratura fantascientifica di Stefan Wul. L’idea originaria è quella di mettere insieme una equipe di disegnatori e tecnici per affidarla alla direzione del genio grafico Moebius con l’obiettivo di procreare una serie animata per la televisione francese. Se in un primo momento la trovata sembra quella giusta, ci si rende ben presto conto (Michel Gillet e Jean-Pierre Dionnet, produttori televisivi, in primis) che un progetto del genere risulta invendibile per la televisione. Les Maîtres du temps diviene più ragionevolmente un lungometraggio destinato alle sale cinematografiche. Non replicherà purtroppo il successo dell’opera precedente, benché la fama di Moebius avesse raggiunto l’apogeo, ma rimarrà comunque un film d’imprescindibile importanza per l’animazione europea.

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Naturalmente in una pellicola d’animazione la differenza è data dal genio creativo del disegnatore e la relativa squadra postagli a disposizione, ma occorre ricordare che probabilmente nessuno come ha saputo dirigere i lavori con tanto talento e capacità propriamente registico-gestionale. La prima cosa da evitare poiché la più fuorviante è stabilire insensati parallelismi con Il pianeta selvaggio. Siamo lontanissimi da La plànete per una serie di evidenti motivi: innanzitutto l’elaborazione grafica di Moebius è totalmente estranea all’arte di Topor, quindi abbiamo a che fare con territori estetici che implicano modalità interpretativo-rappresentative del tutto differenti, in secondo luogo la struttura diegetica e il racconto in sé di Les Maîtres, nonostante Laloux si diverta a stravolgere il prototipo letterario di Wul, L’Orphelin de Perdide, condendolo di figure che veicolano approfondimenti concettuali e incastrando enigmatici paradossi temporali, sono molto meno appesantiti da declinazioni filosofiche e digressioni socio-antropologiche. Il momento riflessivo passa sempre attraverso la contemplazione del diorama disegnato. Esiste proprio una temporalità che potremmo definire contemplativa attraverso la quale il film intende trascorrere. Il movimento risulta subordinato al quadro compositivo, molte volte di sfacciata debordanza cromatica, l’azione alla situazione, con un senso di dinamicità davvero ridotto all’essenziale. D’altronde il tratto distintivo di Laloux è proprio questo rimanere nella fascinazione avvolgente della fissità quasi come se lo spettatore dovesse diventare un abitante del disegno. In questo senso, guardando Les Maîtres du temps, riaffiora anche un effetto nostalgico per le indimenticabili atmosfere fumettistiche di Métal Hurlant. Straordinariamente evocativi i dialoghi di Jean-Patrick Manchette.

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Recensione: spietati.it

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