//LIQUID SKY [SubITA] 🇺🇸

LIQUID SKY [SubITA] 🇺🇸

Titolo originale: Liquid Sky
Nazionalità: USA
Anno: 1983
Genere: Fantascienza, Visionario
Durata: 113 min.
Regia:

 

Un gruppo di alieni in spedizione sulla Terra prende il controllo di una ragazza, per impossessarsi di una molecola dalle qualità psicotrope che si sprigiona nel cervello degli uomini che hanno rapporti sessuali con lei.

Un film visionario che nasconde, sotto un insieme di brillanti scenografie ed esplosivi giochi di colore ad effetto ipnotico, la difficile condizioni di una donna che aspira all’emancipazione. Sogno che, nemmeno sotto l’ombra della celebre Statua della Libertà americana, riesce a trovare attuazione.

New York. Una navicella aliena, di piccole dimensioni, si posa sul tetto di un grattacielo nelle vicinanze dell’appartamento in cui vive Margaret (Anne Carlisle), stravagante modella punk dall’androgino look, emancipata, bisessuale e non legata sentimentalmente. In arrivo da Berlino, uno scienziato tiene sotto stretta osservazione il disco volante, prima spiando dall’Empire State Building, quindi spostandosi in un appartamento che gli permette di tenere monitorata anche la vita privata di Margaret. Poco dopo l’arrivo dell’UFO, Margaret ha un rapporto sessuale con il suo istruttore di danza, Owen (Bob Brady). Quando l’uomo raggiunge l’orgasmo muore misteriosamente, a causa di una freccia di vetro -comparsa dal nulla- conficcata nel cranio. È solo la prima vittima di una serie: chiunque intrattenga relazioni intime con Margaret, al momento dell’orgasmo, muore in maniera inspiegabile.

“Potrà sembrare strano che gli alieni siano interessati all’eroina, ma ci possono essere molte ragioni per questo. Sappiamo per esempio -dalle ricerche di alcuni scienziati americani negli Anni ’70- di ricettori speciali, ricettori dell’oppio nel cervello umano. Eroina, codeina, morfina, appartengono allo stesso gruppo chimico dei derivati del papavero, sono tutti oppiacei. Questi americani hanno scoperto che ci sono particolari ricettori nel cervello umano, che assorbono le molecole degli oppiacei. Certi dottori dicono che ci sia una molecola esistente, per natura, nel corpo umano, con una struttura molecolare molto simile a quella degli oppiacei. Gli oppio-dipendenti dicono che la droga crea una sensazione analoga a quella che le persone provano durante l’orgasmo. Potrebbe darsi che questa molecola si liberi nel cervello umano durante l’orgasmo. Se nel cervello degli umani ha luogo un qualche speciale processo chimico basato su una forma dinamica oppiacea, può darsi che altrove, nell’Universo, esistano altre forme di vita cosciente altrettanto dipendenti da questa dinamica, o anche più. Ecco cosa porta l’alieno all’eroina.” (Lo scienziato tedesco)

Liquid sky è probabilmente frutto, dolceamaro, maturato nel rispetto della legge sugli opposti che si attraggono. Non può essere altrimenti se un regista russo (poi stabilitosi negli USA) scrive e dirige un film che va contro ad ogni regola del regime sovietico. A cominciare dall’estetica e dalla concezione (impensabile per un comunista dell’epoca) della diversità tra persone come valore aggiunto. Pettinature sfacciate, trucchi -sul viso- marcati, abiti sgargianti. Nulla a che vedere con il grigiore tipico della conformità umana che affollava la Russia degli Anni ’70. Per non parlare di come il film guarda di buon occhio alla rivoluzione a stelle e strisce, scaturita da un’emancipazione che si è poi dimostrata essere illusoria, falsamente liberatoria: quella di gay, lesbiche, bisessuali tutti, ovviamente e pergiunta, cocainomani all’ultimo stadio. Ogni valore “tradizionale” viene nel film scardinato alla base, almeno apparentemente. Perché -sotto metafora, in allegoria- la navicella spaziale rappresenta il senso di colpa, il rigido (pre)giudizio, che agisce come deux ex machina, che tutto vede e che pone indispensabile fine alla degenerazione. Chi si intrattiene con una ragazza libera e indipendente non può avere che un solo destino: la morte. Malattie veneree? Una velata allusione agli effetti del libero amore? O, forse, una impressionante premonizione sull’imminente entrata in scena (solo l’anno successivo, il 1983) dell’Aids? Come che sia, torna dunque dalla finestra quella insinuante morale che era appena uscita dalla porta. Anne Carlisle, bravissima, nel ruolo della tormentata e triste protagonista, ci ricorda qui che i sogni non potranno mai consolidarsi. I desideri non sono fatti per essere attuati sulla Terra. Almeno non su questa. In cielo, forse. Lì, tra la gamma cromatica di un arcobaleno irraggiungibile. Sotto l’infinito, rappresentato da un orizzonte stellato e pietosamente accogliente. Le aspirazioni, i bisogni, le fantasie, i migliori pensieri di una donna che vuole essere libera possono arrivare -come la navicella aliena all’inizio del film- improvvisi, forse dovuti ad una inaspettata illuminazione. Per poi svanire, diventando un punto lontano, allo stesso modo in cui sono giunti e con la stessa velocità. Un disco volante, in avvicinamento, apre il film per cedere posto alla promettente stella dello spettacolo, Margaret. Quello stesso disco volante, dopo la parabola discendente di una carriera irrealizzata, porta via con sé -in un cielo sprezzante e cinico- sogni, desideri e deluse aspirazioni.

Regista visionario, realizza un film “lisergico”, fatto di luci e colori abbaglianti, di esseri umani i cui corpi sfumano, mutano forma più volte, fino ad assumere i contorni di indecifrabili sagome multicromatiche. Il montaggio alternato (mai una scena inizia e finisce ma sempre si va a confondere con altre) contribuisce a rendere più ritmato lo scorrere delle immagini, mentre una musica elettronica, dalle tonalità stranianti, accompagna certe sequenze volutamente allucinate. Liquid sky, film pluripremiato, rimane così l’ambiguo capolavoro di un regista purtroppo pigro che, in arrivo da un mondo monocromatico, ha voluto sfogare la sua fantasia (restando però nei confini della metafora), tentando di dire la sua, in maniera anche criptica. Un film che, dopo quasi quarant’anni, a causa del suo insolito aspetto anacronistico (un look da post ’68, con tematiche LGBT pure oggi di difficile accettazione) conduce, con lo stesso vigore dell’epoca, lo spettatore in un mondo fantastico… e tragico al stesso.

Il principe azzurro, che non c’è mai stato

“Volevate sapere dove sono nata? Vengo dal Connecticut. Stirpe delle Mayflower. Mi hanno insegnato ad attendere il mio principe. Magari un avvocato, ed io gli avrei dato dei figli. Ed ogni week end, i grandi barbecue. E tutti gli altri principi e principesse sarebbero venuti, ed avrebbero detto: ‘squisito, squisito.’ Dio mio, che noia! Mi hanno insegnato che, venendo a New York, sarei stata una donna indipendente. E qui avrei trovato un principe e sarebbe stato un agente. Mi avrebbe procurato una parte. E poi sarei finita a guadagnarmi da vivere servendo ai tavoli. E avrei aspettato fino ai trenta, quaranta, cinquant’anni. Mi hanno insegnato che per fare l’attrice bisogna essere alla moda. E che per essere alla moda bisogna essere androgino. Ed io sono androgina non meno di David Bowie in persona. Dicono che sono bella, ed ora uccido con la fica. Non è alla moda?” (Margaret)

“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.” (Arthur Schopenhauer)

filmtv.it

 

Related posts