//EL ESPIRITU DE LA COLMENA [SubITA]

EL ESPIRITU DE LA COLMENA [SubITA]

 

Titolo originale: El espiritu de la colmena
Nazionalità: Spagna
Anno: 1973
Genere: Drammatico
Durata: 97 min.
Regia:

 

Dopo la visione del film FRANKENSTEIN, una bimba di un villaggio della Castiglia del 1940 si fa convincere dalla sorella che il mostro vive in una casa abbandonata, e va a cercarlo.

Applaudito esordio di un autore avaro di opere e a rischio di oblio. È un’affascinante ed ermetica soggettiva del mondo incantato dell’infanzia (il treno, come il mostro, strega perché riassume in sé maestosità e pericolo) che prende le mosse dal Frankenstein di James Whale, ne ripropone lo spezzone dell’incontro del mostro con la bambina e s’interroga sull’enigma dell’opera (perché lei viene uccisa? E perché uccidono il mostro?): il prologo, senza soluzione di continuità, dal film nel film sposta lo sguardo nel sospeso di una campagna di provincia e canta il “C’era una volta” del cinema, quando, da piccoli, le pellicole incantavano di più (le espressioni degli spettatori al cinematografo!). Il laconico Erice preferisce evocare, sbiadire le chiavi di lettura, tradurre in modo (anche troppo) enigmatico la drammaturgia per ripopolare la visione di fantasmi e ostiche suggestioni, riprodurre il senso perduto di mistero, negare la presunta maturità che crea il “mostro” nel momento in cui spiega agli alunni l’anatomia sui banchi di scuola, uccidendo le fantasie dei sognatori (i bambini), il cinema (vedi la figura del disertore, scambiato per il mostro dalla bambina) al cinema (il suo corpo è tenuto nel municipio, di fronte allo schermo per le proiezioni). I tre piani allegorici dell’alveare (api intrappolate?), del mito di Frankenstein e dell’infanzia s’intersecano fino a procedere più per associazioni surreali(ste) che con senso compiuto, peccando, per assurdo, di pretenziosa complessità (adulta) e non di purezza di sguardo (infantile). Erice, però, ha il raro dono di saper cogliere la magia delle espressioni della piccola protagonista, entra nei suoi occhi colmi di stupore, timore e tristezza per (ri)scoprire le dimensioni oltre il possibile e il sogno al cinema più oscuro e meraviglioso.

Recensione: spietati.it

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