//LOVE & POP [SubITA]

LOVE & POP [SubITA]

 

Titolo originale: Rabu & Poppu
Nazionalità: Giappone
Anno: 1998
Genere: Drammatico
Durata: 110 min.
Regia:

 

Questa è la storia di 4 ragazze di liceo che se ne vanno in giro per Shibuya, il noto quartiere in di Tokyo, pieno di centri commerciali, negozi alla moda e locali. E di uomini d’affari senza nome, con una vita vuota e tante manie, che cercano la loro compagnia. In particolare, è la storia di Hiromi e dei suoi desideri, dei suoi pensieri. Di cosa è disposta a fare per comprare un bell’anello (“I desideri vanno inseguiti, sennò scompaiono”). È una storia che dura un giorno, ma che segna radicalmente un’esistenza.

Visivamente scatenato, forse persino irritante, tra grandangoli, soggettive “impossibili”, montaggio velocissimo e inquadrature-inserto ai limiti del subliminale, il film ricrea con un’incredibile precisione la vita frenetica di Shibuya, sottolinenandola, per contrasto, con brani di musica classica. Sembra un documentario girato da un tizio che si è fatto un acido.
Il mondo interiore di – indimenticabile creatore di Neon Genesis Evangelion – si sente tutto, e a volte sembra riecheggiare i pensieri di Shinji: l’estrema volubilità dei pensieri e delle ambizioni, la difficoltà di trovare il proprio posto nella società.

È un film pieno di cose giapponesi, che vanno di moda fra gli adolescenti: le divise da marinarette, gli enjo kosai, abbreviato in enko (“appuntamenti ricompensati”, che io ho tradotto più brutalmente con “a pagamento”), i dengon dial (messaggi vocali di posta elettronica), i terekura (chat line su club di incontri telefonici), le macchine purikura (cabine per fototessera con scelta di sfondi, parrucche, etc.).
Infine… folgorante l’apparizione di Tadanobu Asano.

Per quanto mi riguarda, questo film è la conferma del grande talento introspettivo e dell’originalità dello stile narrativo di Anno. È un film che mi si è aggrappato allo stomaco e che tira, tira e non mi lascia più. Non è esattamente una sensazione piacevole, ma che diavolo: anche ascoltare “The End” dei Doors alle 7 di mattina può non essere un’esperienza esaltante… o sì?

Recensione: asianworld.it

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