//THE MAN WHO WOULD BE KING [SubITA]

THE MAN WHO WOULD BE KING [SubITA]

 

Titolo originale: The Man Who Would Be King
Nazionalità: USA
Anno: 1975
Genere: Avventura, Drammatico
Durata: 129 min.
Regia:

 

Due commilitoni dell’esercito britannico di stanza in India decidono di cercare fortuna nella misteriosa regione interna del Kafiristan.

Il progetto di trarre un film dal racconto omonimo di R. Kipling è vecchio di più di vent’anni quando, finalmente, Huston inizia le riprese. Stando alle notizie contenute nelle poche pagina dedicate al film nell’autobiografia del regista, erano già state preparate tre sceneggiature e la coppia protagonista doveva essere Bogart – Gable, nel 1973, dopo L’agente speciale Mackintosh, si pensò a Redford – Newman ma fu proprio quest’ultimo a spingere per interpreti britannici e quindi per la strepitosa accoppiata Connery – Caine. Huston, non potendo girare in Afghanistan né in Turchia fece ricostruire il set in Marocco e Alexander Trauner, avendo a disposizione un budget di tutto rispetto, si sbizzarrì nell’ideazione e realizzazione di un’ambientazione che partecipa d’un lato della storia ma che deve, d’altra parte, gran parte del suo fascino alle nebbie del mito che la avvolgono. La rete di rimandi alla massoneria ed Alessandro il Macedone si innesta perfettamente in questa direzione facendo dei due rudi buffoni Peachy Carnehan e Danny Dravot folli eroi dalle ambizioni smisurate. E dalla caduta folgorante: da furbacchioni reietti a semidei a nullità che solo la voce del narratore-autore Kipling può risollevare per un istante. La presenza del narratore è un’ulteriore indicatore della prospettiva intrapresa dalla sceneggiatura di Huston e Gladys Hills in cui s’intrecciano una molteplicità di prospettive dall’imperialismo, all’avidità umana, al Caso ed obiettivi come la costruzione di un romanzone d’avventura non però scevro da intenti profondi a anche raffinati nel rimettere, ad esempio, Kipling in una posizione differente da quella consueta a subire gli attacchi in quanto imperialista. Se a questo si aggiunge lo scoppiettio della coppia protagonista con Michael Caine in forma strepitosa (la moglie Shakira interpreta la donna che morde Danny e ne mostra la misera umanità) non si può non dare ragione a Huston stesso: “anche se avessi impiegato il triplo del per realizzarlo L’uomo che volle farsi re non sarebbe venuto meglio. Non si sforza d’essere perfetto. Ma del resto Dravot e Carnehan non sono neanche loro minimamente perfezionisti. «Non siamo piccoli uomini», dicono. Possono avere delle imperfezioni, ma la stoffa è quella degli eroi. Suppongo che il film abbia i suoi difetti ma che importa? Va avanti spedito e senza paura. Nuota verso la cateratta.”

Recensione: spietati.it

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