//L’UOVO DELL’ANGELO [SubITA] 🇯🇵

L’UOVO DELL’ANGELO [SubITA] 🇯🇵

Titolo originale: Tenshi No Tamago
Nazionalità: Giappone
Anno: 1985
Genere: Animazione, Esoterico, Fantastico, Spirituale, Visionario
Durata: 71 min.
Regia:

 

Quest’opera è una fiaba onirica e filosofica sulla morte del mondo, dell’uomo e di Dio. Al centro del racconto c’è l’incontro, in un mondo oscuro e senza vita, tra una bambina che protegge un uovo ed un misterioso guerriero armato di un fucile cruciforme. La bambina inizialmente ha paura del soldato, ma poi accetta la sua compagnia sperando che egli possa finalmente liberarla dalla sua triste solitudine. L’uomo invece è interessato soprattutto al suo uovo, convinto che esso sia la chiave per svelare i misteri del mondo ed il senso della propria esistenza.
Un mondo perennemente ricoperto da nubi. Un soldato con un’arma cruciforme. Un’enigmatica bambina che vaga in un paesaggio desolato e senza vita, ha lunghi capelli bianchi e porta con sè un uovo a cui sembra tenere molto.

Il frutto della collaborazione tra e Yoshitaka Amano è un’opera oltremodo ermetica e interpretativa. Forse ciò che di più simile a film come “2001: Odissea nello Spazio” si possa trovare nel cinema d’animazione.

La prima immagine è una mano che si gira e rigira in primo piano, facendo il gesto di afferrare, stringere e rompere qualcosa. Poi vediamo un enorme uovo, turchese e semitrasparente al cui interno è ben visibile la sagoma di un uccello o di un angelo. Altro cambio di scena: quello che sembra essere un giovane soldato dai capelli bianchi imbraccia un’arma (un fucile?) a forma di croce latina sotto un cielo infuocato. Questi è uno dei soli due personaggi umani dell’opera.

L’opera fu un flop commerciale e infatti non fu neanche distribuita in italia. Dei suoi 72 minuti, i primi 25 sono di silenzio, i pochi, surreali dialoghi sono colmi di citazioni di natura metafisico-religiosa, il simbolismo di tutte le sequenze è oscuro e quasi indecifrabile.

In questo mondo pre o post-umano avviene l’incontro della bambina e del soldato. I due non si conoscono. La bambina non si fida del soldato ma presto abbandona le proprie preoccupazioni convinta di aver finalmente trovato una compagnia nel proprio vagabondaggio.

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Le domande che l’incedere lento e onirico della vicenda, non-vicenda (dopotutto una vera e propria storia dietro tutto questo non c’è) si sviluppano su due differenti livelli: il primo comprende tutte le domande che concernono ciò che si vede sullo schermo: cos’è l’uovo? Cosa custodisce al suo interno? Perché colei che lo conserva non può rivelarne il contenuti? Da dove vengono e cosa sono le ombre degli enormi celacanti che vediamo sulle pareti degli edifici in rovina? Perché dei pescatori-statue senz’ danno loro la caccia? Il secondo livello è invece quello che comprende le domande che scavano più a fondo e vanno ben oltre al senso della vista. Domande originate dalla visione di un quadro che non solo cambia a secondo di chi lo guarda ma muta anche a seconda di come, dove, quando e perché lo si guarda. Impossibile quindi fornire un’unica chiave di lettura, un’interpretazione giusta

La presenza di simboli, riferimenti e citazioni di natura biblica richiama ad una dimensione in cui i contenuti religiosi sono estrapolati dal proprio contesto. L’arma del soldato, i pesci e i pescatori, il diluvio e le citazioni della genesi insieme alla presenza dell’uovo come unica speranza di esegesi in uno scenario di distruzione e nichilismo vanno a creare un simbolismo a sè stante che contrasta quello di ciò da cui provengono questi elementi. La forza segreta della vita che non può essere limitata nè spiegata da una , qualunque essa sia.

L’animazione spesso cristallizzata in lunghe e statiche inquadrature abbandona il suo lato narrativo per glorificarne quello visivo e visionario, circondando tutto di un’atmosfera crepuscolare e rarefatta, dai colori fortemente contrastanti e dall’andatura ipnotica e meditativa.

In breve: l’apice di qualcosa

Recensione: debaser.it

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