//METAMORPHOSES [SubENG]

METAMORPHOSES [SubENG]

 

Titolo originale: MĂ©tamorphoses
Paese di produzione: Francia
Anno: 2014
Durata: 102 min.
Genere: Drammatico, Esoterico, Fantastico, Spirituale, Visionario
Regia:

 

Quando salta la per salire a bordo di un camion con un giovane di nome Jupiter, Europa poco sa del viaggio iniziatico che l’attende. Appena fuori dall’autostrada, si ritrova in una terra abitata da potenti divinitĂ , che possono trasformare gli esseri umani in piante o animali in un batter d’occhio. Europa osserva il loro operato, ascolta e impara, afferrando grazie al confronto tra gli dei, seduttori e vendicativi, e i mortali il vero e dell’amore.

In un’epoca in cui il solo nominare la Grecia evoca immediatamente il “debito greco”, ho ritenuto che fosse urgente ricordare a noi l’”eredità greca” .

La filmografia di HonorĂ© oppone l’ennesimo rifiuto alla normalizzazione e ancora una volta assume una rotta imprevedibile con questa spudorata trasposizione filmica de Le Metamorfosi, in un confronto azzardato tra mitologia e realtĂ  odierna, facendo dell’opera di Ovidio un viaggio sulla linea d’ombra, quella dell’adolescenza, l’etĂ  in cui la persona si trasforma, cerca di diventare qualcuno o qualcosa, momento di riconoscimento identitario. Il film usa il poema latino per proporsi come sublimata cartografia della gioventĂč attuale, generazione in costante cambiamento. Lo fa ambientando gli episodi nelle periferie e nelle campagne limitrofe alla metropoli, al confine tra urbanizzazione e , luoghi lontani dalla cronaca, non raccontati, fuori da canoni (HonorĂ©: «Sono territori finzionali che sono stati raramente filmati e visitati. Posti per cui posso dire al mio spettatore: non hai mai incontrato gli dei greci perchĂ© non sei mai venuto qui »), e confrontando la bellezza selvaggia e impudica della gioventĂč attuale con la bellezza accademica dei testi classici.

MĂ©tamorphoses conferma come a HonorĂ©, in tutta evidenza, non interessi compiacere il gusto corrente, come non si ponga alcun problema di vendibilitĂ  o gradevolezza, muovendosi ancora una volta su un piano che soddisfi la sua curiositĂ  e il suo estro: ai limiti del kitsch, in una dimensione in cui ci si disinteressa della questione della volgaritĂ  e del ridicolo, in cui ci si pone a servizio di un registro ruspante, grezzo e, senza calcoli, straordinariamente vitale. In questo senso va vista la scelta, ad esempio, di girare le metamorfosi con ricorso minimo agli effetti speciali, in modo naturalistico, naif, sulla base di quel “credere” a cui fa riferimento Giove («Non avete nulla da temere se non credete alle nostre storie») che sottintende, invece, la sospensione dell’incredulitĂ  e il conseguente atto di fede dello spettatore nella magia del cinema. Sappiamo quanto il regista ami deviare, nel corso dei suoi film, quanto indulga a sequenze spiazzanti che costituiscono, figurativamente e narrativamente, delle isole riflessive o contemplative all’interno dell’opera: qui Ăš come se tutti quegli intervalli e quelle deviazioni si fossero accorpati e fatti un film unico, impressione alimentata dalla naturale frantumazione narrativa che deriva dalla struttura ad episodi.

Vicino a Pasolini (ma il regista cita anche il Godard di Je vous salue Marie), lontano dalle celebritĂ  (quasi tutti gli attori sono sconosciuti al loro debutto) il film si muove su questo ossimoro continuo di presente e passato, di realtĂ  e mito, affermandosi quale lavoro ibrido che, evitando scientemente gli intrecci e le psicologie tradizionali dell’ultimo film Les Bien-AimĂ©s, il regista compone come insieme di semplici quadri, in cui le storie seguono una logica elementare (il che si trasforma) facendone materia filmica: in questo senso il mito, l’archetipo risponde perfettamente alla funzione di una rappresentazione immediata, priva di filtri, basica. Come semplificato Ăš il testo di partenza: gli innumerevoli racconti di Ovidio vengono ridotti attraverso la scelta di un punto di vista, quello della giovane studentessa Europa (personaggio secondario dell’opera ovidiana) che viene iniziata da tre diversi dei, Giove, Bacco e Orfeo. Osservandoli e seguendoli, la ragazza sarĂ  in grado di confrontare con essi la propria esperienza di vita ritornando, in conclusione, alla sua primaria innocenza.
Honoré porta in scena il tutto con grande naturalezza, non abbandona mai il tono di leggerezza ludica di un film che sembra, in qualche modo, rappresentare il suo stesso spirito, quello di un regista in perenne trasformazione, che non ama cristallizzarsi in certezze, che ha ancora voglia di sperimentare, rischiare, battere territori inesplorati, operare fuori dai sistemi e dalle estetiche dominanti.

spietati.it

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