//MIRRORED MIND [SubITA]

MIRRORED MIND [SubITA]

 

Titolo originale: Kyôshin
Paese di produzione: Giappone
Anno: 2004
Durata: 61 min.
Genere: Drammatico
Regia:

 

La storia, autobiografica, narra a grandi linee della depressione di un’ attrice che perde improvvisamente la voglia di vivere e del suo tentativo di suicidio che si conclude con un’esperienza “paranormale”. – asianfeast.org

“Questo momento, questo tempo,
questa è la felicità suprema.”

Mirrored Mind vede la luce nel 2004 all’interno del Jeonju Digital Project, il progetto che ogni anno vede la collaborazione di tre registi nella realizzazione di altrettanti corto/mediometraggi in digitale. Nel 2004 oltre a è la volta di Yu Lik-wai e Bong Joon-ho.
Nel 2005 Ishii porta il suo mediometraggio da 40 a 60 minuti. Anche se pubblichiamo qui i sottotitoli per entrambe le versioni, è la seconda ad offrire maggiore interesse in quanto libera da vincoli di durata imposti.

Mirrored Mind si presenta da subito come un lavoro terminale nella filmografia di , lontano dal gusto nervoso e anarchico delle prime opere ma allo stesso tempo differente da quelle più raffinate della maturità, anche se è certamente a queste ultime che va avvicinato.
Protagonista del film è una giovane attrice (Miwako Ichikawa) sprofondata in una grave crisi esistenziale; niente più le appare vivo o reale, è lei stessa a dirlo in una lunga sequenza in cui la si confonde abilmente con la finzione, una sequenza che prelude ad uno sviluppo successivo in cui verità e immaginazione, sogno e diventano protagonisti.
Il film si costruisce sul tema del doppio, del capovolgimento, del riflesso; la protagonista è oppressa dalla metropoli e il sollievo può arrivarle solo dal ricongiungimento con la natura, ma è qui che Ishii aggiunge qualcosa ad un discorso già noto e abusato: l’esperienza della natura è da ricercare direttamente in noi stessi e non nella fuga dall’abitato.
Viaggio nell’inconscio e affresco sensoriale, l’opera è certamente di difficile visione, così sfuggente ed enigmatica che corre il rischio di dissolversi, di rompere il contatto con lo spettatore.
Considerato alla sua uscita come un nuovo inizio nel percorso del regista, si è rivelato un episodio isolato, ultimo film di Sogo Ishii prima di cambiare nome e di dare avvio (questa volta davvero) ad un nuovo modo di fare cinema.
Quel che resta è un esperimento di forte interesse, una rievocazione personale e delicata in cui sarà bello perdersi almeno una volta.

Un grazie a calimerina66 per il lavoro svolto.

asianworld.it

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