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Shadow

MONDO WEIRDO 🇦🇹

Titolo originale: Jungfrau am Abgrund
Paese di produzione: Austria
Anno: 1990
Durata: 55 min.
Genere: Drammatico, Horror, Erotico, Sperimentale
Regia:

Una specie di ‘Alice nel paese delle trasgressioni carnali ed erotiche’, completamente in bianco e nero, dove vengono seguite le vicende estreme di una giovane ragazza viennese. Alternando continuamente sogno e realtà, vediamo visualizzati i suoi desideri, passioni e paure. Questo suo viaggio prende vita dopo un iniziatico, ovvero l’assaggio, per la prima volta, del proprio sangue mestruale.

Iniziamo con la solita premessa: per anni ho ritenuto Mondo Weirdo essere il più brutto film di tutti i tempi. No, “brutto” non è nemmeno il termine più adatto: “disgustoso” forse è meglio. Meglio ancora “vomitevole”. La mia opinione non è cambiata, se è questo che vi state chiedendo. Semmai si è leggermente ammorbidita quella vecchia regola del blog secondo la quale mai e poi mai avrei segnalato o recensito porcherie.
D’altra parte le logica di proporre una rubrica periodica come “Obsploitation”, specialmente nella sua declinazione “Obspolitation Vomit”, che debutta quest’oggi, mi ha costretto a riconsiderare certi parametri.
D’altra parte, mi viene da pensare, quale miglior titolo avrebbe mai potuto finire per inaugurare questa (discutibile) serie se non Mondo Weirdo, rintracciato casualmente in rete una ventina di fa quando ancora ero un ragazzino imberbe alle prese con il suo giocattolo nuovo. Non ricordo nemmeno quale sito fosse che lo aveva reso downloadabile, ma ricordo che da lì a poco quel sito, osceno tanto quanto le sue proposte cinematografiche, sparì nel nulla senza lasciarmi nemmeno il tempo di esplorarlo come avrei voluto. Sebben nella certezza che non fosse stata una gran perdita per l’umanità, mi rimane il rimpianto di ciò che oggi, da blogger navigato e navigante, avrei potuto trovare in quell’archivio digitale. Ma veniamo a noi.

“Mondo Weirdo: Trip to Paranoia Paradise” è un allucinante esperimento di underground cinematografico che, al di là di qualsiasi giudizio di merito, lascia il segno. E anche un segno bello profondo. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui io sia qui a parlarne oggi, nonostante le dovute premesse. Nella sua pur breve durata (e grazie al cielo che in meno di un’ora se ne esce, da quel “trip to paranoia”) ci viene mostrato tutto ciò che non nessun uomo sano di mente vorrebbe mai veder mostrato in un film. E a meno che non siate alla ricerca di qualcosa di davvero estremo, non c’è alcuna ragione nemmeno per continuare a leggere questo mio sterile articolo.

Se al contrario la vostra curiosità vi spinge ad andare oltre, posso cercare approfondire l’argomento accennandovi ai copiosi fiumi di sangue (venoso, arterioso, mestruale… ce n’è per tutti i gusti) volete), ai numerosi liquidi organici di altro tipo, che mio risparmi dal meglio identificare, al pessimo sesso hardcore, alle particolareggiate scene di fellatio, inopportunamente dilatate (sia omo che etero, per non scontentare nessuno) e anche a quella brutta scena di castrazione verso la fine. Il tutto accompagnato da una colonna sonora spaccacervello che, ho scoperto di recente, essere stata partorita da una Industrial Band austriaca dall’incomprensibile nome di Modell D’oo (ve lo dico così potete cercarvi i loro pezzi in rete con il minimo sforzo).

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Ok, gente, adesso che sono riuscito ad allontanare i lettori più sensibili posso finalmente raccontarvi le cose come stanno per davvero (Ahahah). Carl Anderson è un dannato genio! Perlomeno lo era, visto che ha lasciato questa valle di lacrime nel 2012 a soli 54 anni, purtroppo per lui (o più probabilmente come ha voluto lui) senza aver girato un solo film che sia riuscito ad uscire dal circuito underground. D’altra parte sarebbe stato un po’ difficile finire sugli schermi dei multisala con certi argomenti. Ma non è della carriera del regista austriaco che mi voglio soffermare oggi: su quella probabilmente ci tornerò un’altra volta, magari ospitando nuovamente qui sul blog un altro dei suoi bizzarri esperimenti.
Stavo dicendo che Carl Anderson, in generale ma con Mondo Weirdo in particolare, ha qualcosa che rasenta il genio. Un genio visionario, per la precisione. Un genio, perlomeno, a livello di idee, visto che poi il risultato ottenuto è una merda calpestata.
Il sipario si apre con una dedica ai due miti del cinema: Jesús Franco Manera, anche noto come Jess Franco, e Jean-Luc Godard. Tenteremo alla fine di capirne il motivo, sempre se un motivo vero ci sia.

A proposito di Jess Franco però, scorrendo i nomi delle ragazze che hanno “recitato” in Mondo Weirdo, ci si imbatte subito in due nomi che vagamente ricordano il regista spagnolo: Soledad Marceignac e Jessica Franco Manera. Ho cercato lungamente in rete per capire se si trattasse di una coincidenza (difficile), di un casting mirato (probabile) o di una banale scelta, da parte delle due donne, di nomi d’ in grado di rievocare certe atmosfere (ragionevole). Sfortunatamente pare che le tue tizie abbiano prestato il loro volto (ok, non solo il volto) praticamente solo in quest’occasione, impedendomi di fatto di proseguire. Certo, direte voi, Soledad è un nome di battesimo abbastanza comune nei paesi ispanici (e vi do ragione), ma insisto col dire che la combinazione “Jessica”, “Franco” e “Manera” è abbastanza curiosa. In una sola occasione ho visto azzardare l’ipotesi che si potesse trattare del figlia del regista di “Vampyros Lesbos”, ma da quanto mi risulta Caroline Riviere, che di Franco è la figliastra, ha un aspetto piuttosto diverso. Temo che il mistero sia destinato a rimanere insoluto, a meno che qualcuno un giorno passi su questo blog e inserisca un commento rivelatore.

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Ad ogni modo, Jessica Franco interpreta Odile, la protagonista, che un bel giorno sotto la doccia si vede scorrere sull’interno coscia il suo primo sangue mestruale. Scatta la molla allucinatoria che porterà la ragazza a vivere situazioni al limite del grottesco. Per comprendere ciò che accade nei successivi cinquanta minuti non serve, almeno per quanto mi riguarda, il narratore che in apertura dichiara che tutto nasce da una storia vera, una di quelle sporche faccende tratte dai più estremi manuali di psichiatria sessuale. Posso solo cercare di indovinare che si sia cercato di mettere in scena un caso limite, uno di quei casi dove una donna, nel suo periodo, a causa dell’alterazione dei livelli ormonali, sia stata soggetta a gravi disturbi psicologici. Non sono un esperto per cui non potrei mettere in dubbio che, oltre ai ben noti sbalzi di umore, non si possa arrivare anche a fenomeni allucinatori. La chiave interpretativa, per quanto singolare, potrebbe essere questa ma, lo ripeto per l’ennesima volta, tutto ciò che segue è una incomprensibile orgia di sangue e sesso che si potrebbe spiegare in mille modi (o che non varrebbe nemmeno la pena di tentare di farlo), un vortice di immagini surrealistiche che bombardano lo spettatore senza sosta, seguendo le divagazioni sensoriali di Odile che, nel corso dei suoi incontri, reali o immaginari, sperimenta il piacere in tutte le sue forme, spesso strettamente legate all’ultra-violenza.
Il tutto condito da una recitazione amatoriale, da un bianco e nero quasi sempre sgranato, da una fotografia prevalentemente mossa e da un montaggio fatto a ca##o, con tagli e salti privi di logica.

Viene inutilmente tirata in ballo anche Erzsébet Báthory, che si vuole essere l’artefice del gigantesco salasso finale. Ammetto che questo particolare un po’ all’inizio mi aveva intrigato, prima di realizzare che fosse una boiata, messa forse lì a giustificare la protagonista, disgustosamente ansiosa di bersi il sangue del proprio periodo.
Tirando le somme “Mondo Weirdo” (in originale: “Jungfrau am Abgrund”) è una merda, ma una merda d’artista. In fondo se Franco e Godard oggi, indiscutibilmente, li definiamo rispettivamente artisti dell’erotismo e del surrealismo, perché non definire artista anche questo sconosciuto regisseur austriaco che ha tentato (anche senza grande successo) di mettere i due generi?

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