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MONITOR

 

Titolo originale: Monitor
Nazionalità: Italia
Anno: 2015
Genere: Fantascienza
Durata: 78 min.
Regia:  

Opera prima a basso budget, pensata per la fruizione sul web, Monitor è un’interessante visione distopica di un futuro prossimo, che propone un approccio inedito e non banale al genere. Presente al Trieste Science+Fiction 2015.
La città dei Grandi Fratelli 
In un futuro non troppo distante, le grandi aziende sono piccole città, che provvedono ad ogni esigenza dei loro dipendenti. In questo contesto, si muove Paolo, il miglior “Monitor” umano della sua azienda: una figura professionale che si occupa di ascoltare, protetto da un video, gli sfoghi e le ansie degli altri dipendenti. Quando, tuttavia, Paolo viene a sapere che uno dei lavoratori che aveva ascoltato ha tentato il suicidio, qualcosa nella sua sicurezza si incrina…
Quello della sci-fi distopica è un filone storicamente poco battuto dal nostro cinema, rimasto in secondo piano anche nel periodo in cui, nel suo complesso, l’industria cinematografica italiana sapeva guardare con più continuità ai generi. Se si esclude la breve fase del cinema post-apocalittico di inizio anni ’80, infatti (fatta perlopiù di pellicole non certo memorabili), o qualche isolato esempio successivo (pensiamo a Nirvana di Gabriele Salvatores) il nostro cinema ha sempre lasciato in un angolo gli sguardi cupi, e più o meno angosciosi, su futuri ipotetici. Nel 2014, il significativo esempio di Index Zero di Lorenzo Sportiello ha rappresentato, tuttavia, un gradito corpo estraneo: via possibile, seppur produttivamente accidentata, a un approccio nostrano al genere che sappia guardare al pubblico internazionale. In direzione solo apparentemente contraria, a livello di messa in scena e atmosfere, si muove questo Monitor, opera prima del giovane ; un film pensato per la distribuzione sul web (la piattaforma di Rai Cinema ne offre la visione gratuita), già incluso nella selezione di Alice Nella Città della recente Festa del Cinema di Roma, e ora presentato nello Spazio Italia del Trieste Science+Fiction.
Un film, quello di Lauria, dal percorso produttivo peculiare, nato da una sceneggiatura vincitrice del premio Solinas Experimenta, e da una borsa di sviluppo messa a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; realizzato e portato a termine col concorso di un nutrito gruppo di studenti dell’Istituto Europeo di Design. Un’opera, quindi, dalla natura indipendente e partecipata (malgrado il “cappello” della produzione Rai Cinema); in cui il regista doveva misurarsi con la sfida di realizzare, con un budget limitato e ristretti tempi di lavorazione, un film ambientato in un futuro possibile, non troppo distante dalla nostra . Di Monitor va sottolineata, innanzitutto, l’intelligente intuizione iniziale, funzionale sia all’idea di sci-fi che il regista aveva in (più “umanista” e concentrata sullo sviluppo dei personaggi, e delle loro interazioni) sia ai limitati mezzi a disposizione. L’aver ambientato, infatti, l’intero film in un’ipotetica cittadella, autosufficiente e totalizzante che assorbe in sé tutte le dinamiche della vita individuale, si è rivelata un’idea vincente: la fantascienza, qui, è nella delle relazioni che la vita lavorativa favorisce, nelle distorsioni che impone, negli ambienti in cui l’individuo è costretto. L’attenta cura scenografica, con interni che trasfigurano (solo un po’) i moderni e alienanti complessi residenziali urbani, è senz’altro tra i punti di forza del film.
Con una regia intelligente ed essenziale, in cui gli interventi della macchina da presa sono (giustamente) limitati al minimo, il film dipana la sua love story a distanza, frutto di un’automatica, quasi inconsapevole (quanto necessaria) ribellione del protagonista alle regole aziendali. Il senso della storia è limpido, trasparente: nell’era postmoderna (quella che già viviamo, e di cui la visione del film appare solo una possibile derivazione) i tempi e le dinamiche della vita lavorativa fagocitano la sfera privata, le relazioni sociali, persino i sentimenti. Arduo, per il “monitor” umano interpretato da Michele Alhaique, sottostare a una regola che impone il non coinvolgimento emotivo, in una mansione che comporta l’assorbimento, come una spugna, di piccoli e grandi drammi personali. Non sarà difficile, per chiunque conosca le dinamiche di una lavorativa partecipata, riconoscere quel singolare impasto di personale e sociale, di maschere e fragilità, di sincerità e calcolo, che informa di sé ogni momento del trascorso in azienda. La logica da Grande Fratello che il film mette in scena (volutamente scelta da chi la subisce, pervasiva, presentata come inevitabile) non appare, in fondo, troppo lontana dalla nostra contemporaneità.
Lauria calca la mano sulla resa filmica degli ambienti, sulla claustrofobia di un’esperienza di vita che soffoca l’individuo, sullo sguardo estetizzante, a un passo dall’astratto, su interni asettici, in cui metalliche luci al neon sottolineano la solitudine di chi li abita. Il suo approccio riesce a dribblare, quasi sempre, le insidie del formalismo, grazie a un’attenzione sempre presente al racconto, alla sottolineatura della recitazione (decisamente buone le prove dei due protagonisti), allo sviluppo coerente della love story al centro della trama. La conclusione della vicenda, nel suo voluto didascalismo, riesce a portare a termine la “tesi” del regista; risultando, in sé, assolutamente in linea con le premesse del film. Un’operazione, quella di Monitor, che si rivela quindi decisamente interessante, capace di massimizzare (e sfruttare a proprio vantaggio) le peculiarità di un progetto che si muoveva in maglie teoricamente piuttosto ristrette. Sarà interessante, se ne avremo l’occasione, seguire il successivo percorso artistico di questo giovane regista.
Recensione: quinlan.it
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